Index- SommarioHome page

Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

2/2

Qual è stato dunque il momento nel quale ha deciso di uscire dalla comunità?

Anche con qualche dubbio avevo ormai compreso di non trovarmi in una situazione equilibrata ma in un vero inferno dove sentivo minata la mia stessa individualità. Non avevo più nessuna certezza di realizzazione pratica né spirituale, ero alla sua mercé. Cercavo segni di saggezza e di serenità nelle persone che avevano seguito per anni il maestro e trovavo in loro atteggiamenti dispotici, nevrotici e arroganti, che ormai non tolleravo più. Vendette, piccole ripicche, gelosie, è stato non duro, ma terribile, gli stessi componenti della comunità, istruiti dal maestro, quando cominciai a contestare i loro metodi, mi allontanarono e boicottarono l'attività che avrebbe potuto rappresentare il mio sostentamento. Mi sono trovato senza lavoro, senza soldi, senza nessun punto di riferimento e in uno stato emotivo confusionale. Una volta uscito andai alla ricerca di altri fuoriusciti.

E questi incontri cosa hanno determinato in lei?

Quello che trovai mi confermò nella mia direzione, il panorama era desolante. Alcune persone per ritrovarsi erano finite in psicoanalisi…altre mi avevano fornito racconti e versioni della loro storia che finirono definitivamente per chiarirmi le idee.

Reinserirsi nella società è stato difficile?

L'inizio è stato tremendo, ho dovuto ricominciare daccapo, piano piano sono riuscito a ricostruirmi una vita autonoma e dignitosa attraverso il recupero del mio potere decisionale e della mia intelligenza. Oggi vorrei tanto fare qualcosa per smascherare certe false illusioni. E' per questo che vi sto offrendo la mia esperienza riaprendo vecchie ferite.

Come riusciva il maestro a gestire il potere in modo così totalizzante?

Certo non in modo democratico! In buona o cattiva fede, in questo tipo di rapporti non c'è nessun rispetto dell'individuo. Nelle circostanze che ho vissuto il maestro era un despota, un dittatore travestito da saggio. La sua saggezza, comunque, si rifaceva ad una teorica applicazione di ciò che aveva appreso da testi che - oggi posso affermare - erano travisati a suo uso e consumo. C'era in lui la capacità di propinare la sua conoscenza in modo molto suggestivo e teatrale.

In che senso?

Di fronte a lui non esistevi, eri una nullità, addirittura una volta gli ho sentito dire che poteva disporre della vita e della morte dei suoi allievi per il bene della comunità! Ciò che mi turba profondamente ancora oggi è che tante persone che crescono nella sua ombra finiscono con l'identificarsi nelle sue azioni e sono pronte a sostituirsi a lui nel controllo mentale di altri seguaci!

La ringraziamo per la sua toccante testimonianza. Ad ascoltarla nasce spontaneo il paragone con quei personaggi che nella storia si sono meritati l'appellativo di maestro, come Socrate: ma lui che lo era veramente insegnava ai suoi allievi l'arte del pensiero. Dopo di lui venne Platone, che fece uscire dalla caverna buia dell'ignoranza i suoi seguaci per condurli alla luce della verità senza lavare il cervello di nessuno! Le auguro di incontrare sul suo cammino qualcuno che davvero abbia negli occhi la bontà dell'autentica saggezza.

Luisa Miccoli