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Qual
è stato dunque il momento nel quale ha deciso di uscire dalla comunità?
Anche con qualche dubbio
avevo ormai compreso di non trovarmi in una situazione equilibrata ma
in un vero inferno dove sentivo minata la mia stessa individualità.
Non avevo più nessuna certezza di realizzazione pratica né spirituale,
ero alla sua mercé. Cercavo segni di saggezza e di serenità nelle persone
che avevano seguito per anni il maestro e trovavo in loro atteggiamenti
dispotici, nevrotici e arroganti, che ormai non tolleravo più. Vendette,
piccole ripicche, gelosie, è stato non duro, ma terribile, gli stessi
componenti della comunità, istruiti dal maestro, quando cominciai a
contestare i loro metodi, mi allontanarono e boicottarono l'attività
che avrebbe potuto rappresentare il mio sostentamento. Mi sono trovato
senza lavoro, senza soldi, senza nessun punto di riferimento e in uno
stato emotivo confusionale. Una volta uscito andai alla ricerca di altri
fuoriusciti.
E
questi incontri cosa hanno determinato in lei?
Quello che trovai mi
confermò nella mia direzione, il panorama era desolante. Alcune persone
per ritrovarsi erano finite in psicoanalisi…altre mi avevano fornito
racconti e versioni della loro storia che finirono definitivamente per
chiarirmi le idee.
Reinserirsi
nella società è stato difficile?
L'inizio è stato tremendo,
ho dovuto ricominciare daccapo, piano piano sono riuscito a ricostruirmi
una vita autonoma e dignitosa attraverso il recupero del mio potere
decisionale e della mia intelligenza. Oggi vorrei tanto fare qualcosa
per smascherare certe false illusioni. E' per questo che vi sto offrendo
la mia esperienza riaprendo vecchie ferite.
Come
riusciva il maestro a gestire il potere in modo così totalizzante?
Certo non in modo democratico!
In buona o cattiva fede, in questo tipo di rapporti non c'è nessun rispetto
dell'individuo. Nelle circostanze che ho vissuto il maestro era un despota,
un dittatore travestito da saggio. La sua saggezza, comunque, si rifaceva
ad una teorica applicazione di ciò che aveva appreso da testi che -
oggi posso affermare - erano travisati a suo uso e consumo. C'era in lui la capacità
di propinare la sua conoscenza in modo molto suggestivo e teatrale.
In
che senso?
Di fronte a lui non
esistevi, eri una nullità, addirittura una volta gli ho sentito dire
che poteva disporre della vita e della morte dei suoi allievi per il
bene della comunità! Ciò che mi turba profondamente ancora oggi è che
tante persone che crescono nella sua ombra finiscono con l'identificarsi
nelle sue azioni e sono pronte a sostituirsi a lui nel controllo mentale
di altri seguaci!
La
ringraziamo per la sua toccante testimonianza. Ad ascoltarla nasce spontaneo
il paragone con quei personaggi che nella storia si sono meritati l'appellativo
di maestro, come Socrate: ma lui che lo era veramente insegnava ai suoi
allievi l'arte del pensiero. Dopo di lui venne Platone, che fece uscire
dalla caverna buia dell'ignoranza i suoi seguaci per condurli alla luce
della verità senza lavare il cervello di nessuno! Le auguro di incontrare
sul suo cammino qualcuno che davvero abbia negli occhi la bontà dell'autentica
saggezza.
Luisa Miccoli
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