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AnnoXVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

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In questi ultimi anni la politica economica italiana, e più in generale quella dei paesi membri dell'Unione Europea, si è confrontata con il "dilemma pensioni", ovvero con la necessità di ridurre la spesa pubblica, e quindi anche quella previdenziale, senza danneggiare i lavoratori, delle presenti e delle future generazioni.

Si è di conseguenza rivelato utile il ricorso alla previdenza integrativa, peraltro già diffusa e con successo, in molti paesi europei, oltre che negli Stati Uniti.

Più difficile è stato però il cammino di queste forme di investimento nel nostro paese, dove il lavoratore dipendente associa quasi automaticamente il concetto di pensione con istituzioni, come l'INPS, di carattere pubblico. Con il passare del tempo e grazie anche alle maggiori informazioni disponibili, quelle che una volta erano scelte adottate da pochi, è proprio il caso di dire, "previdenti", stanno diventando opzioni presenti più frequentemente nei bilanci familiari.

Stiamo parlando ovviamente dei FONDI PENSIONE, uno strumento di risparmio previdenziale attraverso il quale i lavoratori possono integrare il proprio trattamento pensionistico di base. I fondi pensione vengono costituiti, tra l'altro, dalle società assicurative autorizzate che ne gestiscono direttamente o indirettamente, tramite società controllate, il patrimonio. Anche in questo ambito SAI è in prima linea, con il suo Fondo Pensione Aperto. Come funzionano i fondi pensione aperti Parlando di fondi pensione una premessa è fondamentale, vi possono aderire: - i lavoratori dipendenti (sia privati che pubblici) per i quali non sussistano o non operino fonti istitutive di fondi pensione aziendali o di categoria, settore, raggruppamento, cioè i cosiddetti "fondi negoziali" o "ad ambito negoziale definito"; - i lavoratori autonomi; - i liberi professionisti; - i soci lavoratori di cooperative. L'adesione ai fondi pensione aperti può essere prevista anche su base contrattuale collettiva. Gli iscritti in pratica versano, con frequenza e importo a loro scelta, contributi che mensilmente vengono trasformati in quote rappresentative del patrimonio del fondo.

Al momento dell'assegnazione delle prestazioni, il controvalore delle quote possedute viene corrisposto in forma di rendita. Il Fondo prevede per chi ne usufruisce le seguenti prestazioni: - pensione complementare di vecchiaia, al compimento dell'età pensionabile prevista dal regime obbligatorio d'appartenenza con un minimo di cinque anni di partecipazione al Fondo; - pensione complementare di anzianità, alla cessazione dell'attività lavorativa con almeno quindici anni di iscrizione al Fondo e un'età di non più di dieci anni inferiore a quella prevista per il pensionamento di vecchiaia del proprio regime obbligatorio. L'iscritto può eventualmente richiedere la liquidazione della prestazione sotto forma di capitale, secondo il valore attuale, per un importo non superiore al 50% della posizione individuale. Il Fondo Pensione Aperto Sai opera in regime di contribuzione definita, ovvero l'entità delle prestazioni pensionistiche è determinata secondo criteri di corrispettività e in base al principio della capitalizzazione. Una volta maturato il diritto alla prestazione pensionistica, la posizione individuale dell'iscritto, al netto della parte erogata sotto forma di capitale, è impiegata come premio unico per l'erogazione di una rendita immediata con tre possibilità:

1) una rendita vitalizia;

2) una rendita vitalizia reversibile, che viene corrisposta all'iscritto finché è in vita e successivamente alla persona da lui designata tra i soggetti previsti dal sistema previdenziale obbligatorio

3) una rendita certa per 5 o 10 anni e successivamente vitalizia, che, per il periodo prescelto, viene corrisposta all'iscritto (o, in caso di decesso, alla persona da lui designata) e, successivamente, all'iscritto stesso finché in vita. I contributi versati da lavoratori autonomi, liberi professionisti e soci di cooperativa sono deducibili nel limite del 6% del reddito con un massimo di cinque milioni; per i lavoratori dipendenti, che, come detto, possono aderire solo su base collettiva, il limite personale è pari al 2% del reddito con un massimo di 2,5 milioni, a condizione che una parte di TFR di ammontare equivalente sia destinata al Fondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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