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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

 

Stenio Solinas

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Con la bassa marea l'acqua ti arriva alla vita. Settant'anni fa, la Casa del Mar era sulla spiaggia, l'oceano di fronte, il deserto alla spalle. L'ingrandimento del porto, il gioco delle correnti ne hanno accentuato la caratteristica di piccola isola, ammasso di rovine, rifugio di gabbiani.

Nata come carcere, gli spagnoli la trasformarono in fortezza, ma l'interno diroccato rimanda a un perimetro che con le sue feritoie e le sue bocche di lupo ti ridisegna una scansione di celle, non di stanze. Se ti inerpichi e sali sui bastioni, la baia si estende completa davanti a te: alla tua sinistra, in fondo, c'è il piccolo campo di aviazione, una striscia di sabbia delimitata da vecchi copertoni che s'impenna e si spegne davanti al mare. A fianco, stinti dal sole e mangiati dal vento i resti della palazzina Comando, sede dello scalo aeroportuale di Cap Juby.

Latécoere si chiamava la compagnia francese di trasporto, e la scritta in vernice nera resiste ancora.

Qui gli aerei, i fragili biplani Breguet da 130 chilometri orari, atterravano e decollavano; qui la stazione radio riceveva e trasmetteva: "Cap Juby preparerà fuochi abituali stop. Ordine di rimanere in contatto con Agadir". "Da Juby per Dakar: nessuna notizia dopo passaggio Alicante ore undici e dieci". Quattro erano i meccanici, con il personale di servizio si raggiungeva la dozzina di persone: riparazioni, mantenimento degli apparecchi, recupero dei piloti caduti, le scadenze cui far fronte. Finito il turno, la Casa del Mar li accoglieva, prigione di fatto, anche se non più di nome.

Nell'arco di poche centinaia di metri, il sentimento della storia e la vertigine della dimenticanza sembrano essersi divertiti ad accumulare relitti per contendersi memorie. Vecchie mura, iscrizioni di pietra, carcasse di navi imprigionate sulla riva, tutto tende ad annullarsi e contribuisce a confondere.

Fra le terre d'Africa e il mare delle Americhe, Cap Juby era l'ultimo avamposto europeo, duecento abitanti che divenivano duemila allorché le tribù dei mauri vi facevano tappa inseguendo l'acqua. Oggi che si chiama Tarfaya, e intorno alle fortificazioni militari di allora si è sviluppato un villaggio di poche migliaia di abitanti, quella sensazione di essere ai confini del mondo si ingigantisce nella sua gratuità.

Di ciò che ieri aveva un significato, si sono persi i contorni, e tracciarli di nuovo è difficile, i più disincantati direbbero inutile. Eppure quel nome, Cap Juby, racchiude una vocazione e la sua consacrazione: Antoine de Saint-Exupery vi arrivò da pilota per ripartirne scrittore. Da Corriere del Sud al Piccolo principe, a Cittadella, l'intera sua opera è segnata da quel soggiorno che gli cambiò la vita rivelandolo a se stesso. Lungo la cornice che fronteggia la Casa del Mar, un piccolo velivolo in ferro lo ricorda. A un secolo dalla nascita, quella modesta scultura che si infuoca sotto il sole testimonia la fragile grandezza di chi con la scrittura cercò di imbrigliare il tempo.

"Ma davvero vuole fermarsi a Tarfaya?". Il capo della Gendarmerie royale è un po' perplesso e un po' preoccupato.

L'essere ospite del figlio di Morabih Rabou, l'ultimo grande avversario della guerriglia antispagnola e antifrancese, primogenito di quel Cheikh Ma El Ainin, il "sultano blu" fondatore di Smara, la capitale proibita del deserto, se da un lato accentua l'importanza del visitatore, dall'altro la colora sospettosamente. Qui fino a vent'anni fa era Sahara spagnolo, le tribù prima che marocchine si sentivano sahariane, ostili al colonialismo ma troppo indipendenti per accettare senza colpo ferire il governo e la monarchia di Rabat. Qui è nato il Polisario (Fronte popolare per la liberazione di Seguia-El-Hamra e Rio de Oro), ci sono ancora conati di ribellione, più eterodiretti dall'Algeria, per la verità, che non dovuti a una reale resistenza della popolazione locale, e le truppe delle Nazioni Unite stazionano per assicurare l'ordine in attesa di un referendum per l'autodeterminazione che da dieci anni viene rimandato e nessuno può dire se e quando ci sarà. In breve, le famiglie dell'aristocrazia guerriera e politica dei tempi passati sono viste con l'occhio vigile di chi teme che le antiche prerogative possano fare da freno o da contrasto con l'opera di nazionalizzazione e di assimilazione portata avanti negli ultimi anni.

Valutate e risolte le preoccupazioni di cui sopra (il soggiorno è breve, Cheikh Chaibata e i suoi figli non hanno mai creato problemi, sono sudditi leali e la loro è un'autorità di tipo morale e intellettuale, l'ospite è giornalista di un Paese amico, talmente amico che il re del Marocco lo sta visitando ufficialmente proprio in quei giorni…), rimangono le perplessità.

A Tarfaya non c'è nulla, i due alberghetti che ospitano i viaggiatori di passaggio sono due topaie, una branda, una brocca e una coperta, il pomeriggio accentua il calore soffocante, la sera il silenzio si riappropria della polvere dei veicoli. "Davvero vuole fermarsi a Tarfaya?", ripete stupito.

Quando, per l'ennesima volta, gli dico di Saint-Exupery, scuote la testa: "Mais Tarfaya c'est un petit village oublié dans le desert. N'est pas important…".

Alla fine si alza, si sistema la bandoliera e mi accompagna dal pascià locale, l'autorità politica addetta all'ultima ratifica.

Durante la notte gli unici rumori sono l'abbaiare dei cani, il raglio degli asini, il richiamo dei cammelli.

L'alba ti consegna un villaggio addormentato davanti a una spiaggia che si allunga per chilometri per poi alzarsi a sprofondo sul mare e divenire scogliera, il deserto che non la lascia un solo istante. Sabbia, silenzio, solitudine. Saint-Exupery ne fu atterrito, prima di esserne conquistato. "Il buco più sperduto di tutta l'Africa", scrive alla madre appena arrivato. Non è il solo a pensarla così. Jean Mermoz, il pilota più famoso e più amato di Francia, ricorderà di Cap Juby "il senso di soffocamento, l'impressione di essere assediati" A Jospeh Kessel, reporter giramondo, sembra di stare in mezzo ai fantasmi: "Alla mensa del forte", annota,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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