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AnnoXVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

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Mary per sempre Il sogno della vita.

Dichiarato però solo a giochi fatti. Mary Pierce è la vincitrice del Roland Garros femminile 2000. Una vittoria netta, meritata se non altro per aver messo in fila quasi tutto il gotha del tennis in gonnella. Ci si attendeva i soliti nomi noti come Hingis, Davenport o Venus Williams; alla fine hanno trionfato la sua trecciona da Pippi Calzelunghe e la sua espressione finalmente sorridente. Felice, emozionata, stupita da un successo che rincorreva sin da quando a 10 anni si trasferì da Montreal a Parigi, la Pierce, visti i rapporti non idilliaci con il pubblico francese, aveva saggiamente evitato di render nota questa ambizione.

Turbolenze, strappi e anche altro di poco piacevole, la vita adolescenziale di Mary non è stata certo un viaggio in carrozza verso le soddisfazioni attuali.

Merito, si fa per dire, di un padre fanatico che la voleva campionessa a tutti i costi e che non lesinava l'uso delle mani, se la figlia non rispondeva sul campo ai suoi dettami. Jim Pierce ne ha combinate veramente tante, sino all'essere bandito dal circuito femminile e al minacciare con le armi le guardie del corpo che Mary aveva assunto su consiglio della madre. Una spaccatura familiare che si è consumata anche con gli appassionati di tennis francesi, quando la giocatrice ha scelto di non rappresentare il paese che l'aveva adottata per concentrarsi maggiormente sulla propria stagione.

Prima però "Mariolona" (questo il soprannome, vista la mole possente) era riuscita a restituire a tennis femminile francese un torneo dello Slam. Correva il 1995 e l'anno prima Mary si era fatta ingabbiare facilmente dalle trame-ragnatela di Aranchia Sanchez, proprio nella finale del Roland Garros, rimediando anche qualche fischio impietoso.

La vittoria in Australia proprio sulla spagnola riportava una francese a un successo prestigioso, atteso dal 1967, dal quando Francoise Durr vinse a Parigi. Merito dichiarato di quell'ascesa un coach del quale Mary sembrava anche essersi invaghita.

Non a caso l'altalenante relazione amorosa ha trovato riscontri poco favorevoli anche sul rettangolo di gioco; da giocatrice pronta a insediare lo strapotere di Graf e Seles, la Pierce era finita per cucirsi addosso la scomoda quanto riduttiva etichetta di mina vagante. Crisi, anni di magre e la ricerca ossessiva della forma perduta, anche a livello fisico, l'hanno accompagnata sino ad un'altra piccola risalita, con la finale in Australia del '97. Una finale che avrebbe potuto sancire il suo ritorno ed invece ha consacrato l'esplosione di Martina Hinigis, che vinse proprio lì il suo primo torneo dello Slam. Persa ancora una chanche importante, per Mary è cominciato un altro periodo buio, coincidente con la decisione prima citata di non rispondere alle chiamate della Francia per la Federation Cup, la Davis femminile.

E così qualche quotidiano transalpino ha cominciato a trattarla più da canadese che da francese; meglio celebrare le "nostrane" Tauziat, Mauresmo, Testud o Holard piuttosto che la ribelle acquisita residente in Florida. E così è stato sino al recente successo parigino, quando, riscoprendo che tutto il mondo è paese, l'"Equipe" ne ha accompagnato con toni enfatici la trionfale cavalcata del Roland Garros 2000. Non nascondiamo un po' di invidia; anche a noi sarebbe piaciuto essere in imbarazzo su come collocare, a livello di titoli, un successo simile di una nostra rappresentante. Ma non possiamo non notare come sia divertente e tipico dei nostri vicini la nuova frettolosa "adozione" della Pierce. In Francia d'altronde si sa che nazionalizzare a tutti i costi, dalle parole alle persone, è ormai costume abituale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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