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Mary per sempre Il sogno
della vita.
Dichiarato però solo
a giochi fatti. Mary Pierce è la vincitrice del Roland Garros femminile
2000. Una vittoria netta,
meritata se non altro per aver messo in fila quasi tutto il gotha del
tennis in gonnella. Ci si attendeva i soliti nomi noti come Hingis,
Davenport o Venus Williams; alla fine hanno trionfato la sua trecciona
da Pippi Calzelunghe e la sua espressione finalmente sorridente. Felice,
emozionata, stupita da un successo che rincorreva sin da quando a 10
anni si trasferì da Montreal a Parigi, la Pierce, visti i rapporti non
idilliaci con il pubblico francese, aveva saggiamente evitato di render
nota questa ambizione.
Turbolenze, strappi
e anche altro di poco piacevole, la vita adolescenziale di Mary non
è stata certo un viaggio in carrozza verso le soddisfazioni attuali.
Merito, si fa per dire,
di un padre fanatico che la voleva campionessa a tutti i costi e che
non lesinava l'uso delle mani, se la figlia non rispondeva sul campo
ai suoi dettami. Jim Pierce ne ha combinate veramente tante, sino all'essere
bandito dal circuito femminile e al minacciare con le armi le guardie
del corpo che Mary aveva assunto su consiglio della madre. Una spaccatura
familiare che si è consumata anche con gli appassionati di tennis francesi,
quando la giocatrice ha scelto di non rappresentare il paese che l'aveva
adottata per concentrarsi maggiormente sulla propria stagione.
Prima però "Mariolona"
(questo il soprannome, vista la mole possente) era riuscita a restituire
a tennis femminile francese un torneo dello Slam. Correva il 1995 e
l'anno prima Mary si era fatta ingabbiare facilmente dalle trame-ragnatela
di Aranchia Sanchez, proprio nella finale del Roland Garros, rimediando
anche qualche fischio impietoso.
La vittoria in Australia
proprio sulla spagnola riportava una francese a un successo prestigioso,
atteso dal 1967, dal quando Francoise Durr vinse a Parigi. Merito dichiarato
di quell'ascesa un coach del quale Mary sembrava anche essersi invaghita.
Non a caso l'altalenante
relazione amorosa ha trovato riscontri poco favorevoli anche sul rettangolo
di gioco; da giocatrice pronta a insediare lo strapotere di Graf e Seles,
la Pierce era finita per cucirsi addosso la scomoda quanto riduttiva
etichetta di mina vagante. Crisi, anni di magre e la ricerca ossessiva
della forma perduta, anche a livello fisico, l'hanno accompagnata sino
ad un'altra piccola risalita, con la finale in Australia del '97. Una
finale che avrebbe potuto sancire il suo ritorno ed invece ha consacrato
l'esplosione di Martina Hinigis, che vinse proprio lì il suo primo torneo
dello Slam. Persa ancora una chanche importante, per Mary è cominciato
un altro periodo buio, coincidente con la decisione prima citata di
non rispondere alle chiamate della Francia per la Federation Cup, la
Davis femminile.
E così qualche quotidiano
transalpino ha cominciato a trattarla più da canadese che da francese;
meglio celebrare le "nostrane" Tauziat, Mauresmo, Testud o Holard piuttosto
che la ribelle acquisita residente in Florida. E così è stato sino al
recente successo parigino, quando, riscoprendo che tutto il mondo è
paese, l'"Equipe" ne ha accompagnato con toni enfatici la trionfale
cavalcata del Roland Garros 2000. Non nascondiamo un po' di invidia;
anche a noi sarebbe piaciuto essere in imbarazzo su come collocare,
a livello di titoli, un successo simile di una nostra rappresentante.
Ma non possiamo non notare come sia divertente e tipico dei nostri vicini
la nuova frettolosa "adozione" della Pierce. In Francia d'altronde si
sa che nazionalizzare a tutti i costi, dalle parole alle persone, è
ormai costume abituale.
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