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La violenza psicologica
si consuma anche nell'ambiente lavorativo. Il mobbing (dall'inglese
To mob = assalire tumultuosamente) difatti è una chiara forma di violenza
psicologica, definita anche terrore psicologico, esercitata sul posto
di lavoro attraverso attacchi ripetuti di colleghi o superiori.
Il mobbizzato (vittima
del mobbing), spesso, inconsapevolmente entra in un circolo relazionale
vizioso che lo vede vittima di una sottile e diabolica aggressione da
parte di un carnefice. Gli attacchi però non sempre sono eclatanti,
e la vittima non è subito in grado di identificare chiaramente quello
che gli sta succedendo: cattiverie, pettegolezzi…sono ritenuti regole
del gioco e sdrammatizzate da parenti e amici a cui vengono raccontati.
Così l'individuo inizia a provare senso di inadeguatezza, di colpa per
non riuscire ad essere migliore e quindi inattaccabile. Non riesce subito
a mettere in relazione il fastidioso mal di testa, la difficoltà di
digestione, gli attacchi d'ansia…con lo stillicidio quotidiano di diffidenze,
maldicenze e rimproveri gratuiti che riceve. Finisce spesso per attribuire
a se stesso la responsabilità delle sue difficoltà di adattamento all'ambiente
lavorativo. I disturbi psicosomatici e i danni alla stima della persona
sono inevitabili.
Si passa dunque da
un tipo di relazione simmetrica ad una relazione complementare fissa,
in cui la vittima assume il ruolo di sottomesso (one-down).
Una delle forme più
invasive dell'abuso psicologico è il controllo mentale o persuasione
distruttiva, che il carnefice mette in atto nei confronti della vittima
designata. La persuasione, o controllo mentale rappresenta lo sforzo
di condurre una persona verso una direzione voluta, con mezzi diversi
dalla forza (nel caso della violenza psicologica nel mondo del lavoro,
il carnefice desidera portare al licenziamento la vittima; nell'ambito
domestico o relazionale, l'obiettivo è di annientare psicologicamente
il più debole). La persuasione distruttiva viene preparata secondo un
programma preciso e nascosto, mediante il controllo strategico dei bisogni
dell'altro.
Un ambito in cui si
sviluppa ampiamente tale forma di relazione pervasiva, ma in modo molto
più subdolo, è quello di appartenenza ad un gruppo ad ideologia radicale
o settaria. La convinzione che un "profilo psicologico" caratterizzi
i membri dei gruppi radicali è errata. Diversi fattori operano simultaneamente
all'istante del reclutamento. Affinchè un individuo venga reclutato
con successo, diventano importanti i seguenti fattori: convinzioni ed
atteggiamenti precedenti, natura della strategia del gruppo persuasivo,
variabili sociali ed ambientali, particolari bisogni dell'individuo
in quel preciso momento.
Esistono dei gruppi
altamente specializzati nelle tecniche di reclutamento che mescolano
psicoanalisi, religione, scienza e pratiche iniziatiche per creare acquiescenza
nell'individuo. Spesso aggirano le difese mascherandosi da scuole di
formazione o corsi specialistici per operatori e manager. Tali gruppi,
oggi molto "di tendenza" sono legati al variegato mondo della New Age.
Il lungo rapporto che
il Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'Interno ha
inviato alla Commissione Affari Costituzionali della Camera punta il
dito in particolar modo su questi tipi di gruppo, definiti "psico-sette"
o "autoreligioni", che agiscono anche nella nostra nazione con metodi
reclutativi altamente aggressivi e lesivi.
Il rapporto sostiene
difatti che "nella fase di proselitismo e in quella di indottrinamento
tali gruppi usano sistemi scientifici studiati per aggirare le difese
psichiche delle persone irretite, inducendole ad atteggiamenti acritici
e obbedienza cieca".
Per quanto questi gruppi
sostengano di agire per garantire il benessere personale e psicologico
degli individui, la sola cosa che ottengono con indiscutibile successo
è di raccogliere enormi somme di denaro per i loro capi.
Nel rapporto del Ministero
degli Interni difatti si legge tra l'altro: "Coloro che decidono di
proseguire la terapia, sono indotti a frequentare corsi sempre più onerosi,
durante i quali sono sottoposti a stress fisici (lavori logoranti, diete
ipervitaminiche e ipoproteiche) e psicologici (letture forzate, pressioni
e intidimidazioni)". Contro organizzazioni di questo tipo, sottolinea
il rapporto, l'azione penale rischia di non avere strumenti sufficienti:
non esiste ancora il reato di "aggressione alla liberta" psichica e
non è più previsto quello di plagio.
Il mantenimento all'interno
del gruppo viene garantito da una serie di tecniche. Molti di questi
gruppi utilizzano anche l'ipnosi di massa, che favorisce una attenzione
di tipo estatico e, infine, obbedienza. Strumenti di ipnosi sono la
preghiera o la ripetizione di frasi ritualistiche o mantra. Le parole
utilizzate in queste cantilene non devono però essere significative
per essere efficaci. La psicologia ha difatti dimostrato sperimentalmente
che le parole senza senso sono più facilmente ricordate che non quelle
dotate di senso. Questo perché le parole senza significato hanno un
contenuto meno associativo e inibitorio di quelle significative.
Altra tecnica funzionale
al controllo mentale ed efficace al mantenimento dell'individuo nel
ruolo di vittima è la manipolazione della colpa: qualsiasi lacuna nella
vita del culto viene attribuita ad una qualche falla tra i devoti. Quando
un membro comincia a mettere in dubbio che i suoi bisogni trovino veramente
una soluzione, le sue proteste verso i leaders generano soltanto accuse
secondo cui egli stesso è responsabile delle proprie difficoltà (così
come avviene per il mobbizzato nel mondo del lavoro). Addirittura un
membro impegnato arriva a credere davvero che la sua insoddisfazione
sia dovuta al proprio modo di agire. Come un bambino non può immaginare
che i suoi genitori possano usargli violenza, un membro del culto può
condannare solo se stesso per le esperienze negative.
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