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Il processo di colpevolizzazione
è un circolo vizioso: il considerevole numero di suicidi tra i membri
del culto suggerisce che l'unica soluzione a questo dilemma sia l'autodistruzione.
Effetti
dell'abuso psicologico
Nell'anno 1999 alle
sedi del nostro Centro (Ce.S.A.P.) si sono rivolti 763 utenti, che hanno
denunciato situazioni di abuso psicologico: il 16,4% (pari a 125) nell'ambito
domestico, il 18,4% (140) nell'ambito lavorativo, mentre il 57% circa
(436) ha portato alla nostra attenzione un problema di controllo mentale
a causa di un'adesione ad un culto personale o di un proprio parente.
I contatti solitamente avvengono per via telematica (605 e-mail di richiesta
in un anno) oppure per telefono (65 telefonate) o per contatto diretto
con i nostri operatori (93 visite).
L'età media dei richiedenti
è di 43 anni circa, si tratta il più delle volte di donne (55,5%), coniugate
(76% circa). Solitamente denunciano esperienze lunghe di abusi, vessazioni,
lesioni ai propri diritti, dirette o indirette.
Si tratta di numeri
dolorosi, minacciosi, indicativi della gravità del fenomeno, del quale
lasciano però intuire dimensioni ben più ampie.
230
delle richieste pervenute sono state prese in carico dai nostri professionisti
per:
- Psicoterapia (25%)
- Terapia medico/farmacologica
(5%)
- Cause di separazione
legale (56,5%)
- Interventi educativi
su minori (10,5%)
Gli utenti presi in
carico si distinguono in vittime dirette di un abuso perpetuato in uno
degli ambiti sopracitati e in parenti delle vittime. I primi spesso
non giungono a chiedere aiuto spontaneamente, ma sono spronati a farlo
da amici o parenti. Sono diffidenti e molto aggressivi, all'inizio,
in quanto non hanno più alcuna fiducia nella relazione. Il senso di
violazione personale è indescrivibile.
Se hanno avuto un'esperienza
in un culto distruttivo, appaiono arrabbiati, delusi e il più delle
volte non desiderano sentir parlare di argomentazioni spirituali. In
casi più rari, invece, la rabbia di essere stati ingannati è tale che
le vittime più che rivolgere una richiesta d'aiuto desiderano acquisire
quante più informazioni possibili sul culto di cui facevano parte, al
fine di vendicarsene (in special modo se all'interno hanno dovuto lasciare
una persona cara), oppure desiderano sporgere immediatamente delle denunce.
La maggior parte di
loro presenta dei problemi di carattere emotivo e in alcuni casi disturbi
mentali veri e propri. L'adesione ai culti distruttivi, per esempio,
o il perpetuarsi di una distorsione nella relazione agevolano lo strutturarsi
di una serie di problemi fisici e mentali (si comincia col manifestare
disturbi di tipo psicosomatico, disordini alimentari, fino a giungere
a disturbi di tipo psicotico, depressione cronica, alcoolismo…). Spesso
gli ex aderenti ad un culto distruttivo risentono, a distanza di tempo,
dei ricatti e delle vessazioni ricevuti dal resto del gruppo di appartenenza,
nel momento in cui si sono allontanati o sono stati costretti ad allontanarsene.
I culti distruttivi funzionano secondo la politica del Chi è fuori è
un nemico!
Molti sono i tentativi
di suicidio, specialmente perché la vittima spesso non si sente supportata
nel suo dolore da nessuno, non trova via d'uscita e crede che la colpa
della sua esperienza negativa sia esclusivamente sua.
Diverse sono le cause
di separazione, specie quando l'altro coniuge è ancora all'interno del
culto. Le cause non sono semplici, specie quando di mezzo ci sono i
bambini. Spesso il coniuge-adepto, in questi casi, mette in moto una
serie di meccanismi e strategie di denigrazione dell'altro (l'apostata)
con accuse gravi, fino a trasformare le cause da civili a penali. L'adepto
ha la tendenza a volere l'affidamento del proprio figlio al fine di
tenerlo ancora nel gruppo e soprattutto lontano dall'altro che rappresenta
nella sua mente satana. Nel quotidiano le vittime sostengono di non
riuscire a rendere più nel loro lavoro o impegno, provano vergogna e
ancora sensi di colpa, anche a distanza di tempo. Uno di loro una volta
ha asserito di sentirsi in colpa per aver buttato 20 anni della sua
vita in un culto, anni in cui aveva vissuto non vivendo.
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