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Anno XVI -No. 06 - 2000

 

 

 

 

 

 

CURRICULUM ABSTRACT BIBLIOGRAFIA

Giovanna Trecate

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INTRODUZIONE

Il Carcinoma Lobulare Infiltrante della mammella è noto per sollevare spesso problemi diagnostici e questo inconveniente si propone sia da un punto di vista clinico che radiologico (1-3).

Alla base di queste difficoltà risiedono una peculiare istologia e una specifica modalità di accrescimento. Uno sviluppo secondo modalità infiltrative associato a una scarsa reazione connettiva tessutale possono infatti rendere iconograficamente misconosciuta la neoplasia fino ai suoi stadi più avanzati. Con gli elevati poteri di risoluzione spaziale e di contrasto di cui dispone e sfruttando opportunamente i tempi di captazione del Gadolinio (mezzo di contrasto paramagnetico), la metodica RM è in grado di distinguere più facilmente il parenchima sano dal tessuto neoplastico, anche quando quest'ultimo sia presente sotto forma di piccoli focolai (4-6). Queste prerogative risultano particolarmente utili nel contesto di strutture ghiandolari mammograficamente "dense", e confermano quindi sensibilità e accuratezza diagnostica della metodica anche nella stadiazione di questo istotipo neoplastico (7-8), così difficilmente inquadrabile talvolta con l'imaging tradizionale.

MATERIALI E METODI

Abbiamo rivisto retrospettivamente 27 esami RM della mammella eseguiti in pazienti affette da CaLobulare già istologicamente accertato. L'età delle pazienti era compresa tra 32 e 81 anni.

Abbiamo deliberatamente considerato sia l'istotipo infiltrante che quello in situ, nonostante quest'ultimo non sia considerabile quale effettiva entità maligna, proprio perché se da un lato lo scopo del lavoro era rivolto all'analisi dell'attendibilità della stadiazione effettuabile con RM, dall'altro si è voluta indagare la corrispondenza tra istologia e valutazione dinamica della metodica.

Abbiamo pertanto rivisto 19 (79%) casi di CaLobulare puro e 8 (30%) casi in cui il CaLobulare era associato a una componente in situ o infiltrante di CaDuttale.

Dei casi di CaLobulare, 18 (67%) erano infiltranti e 7 (26%) erano in situ, mentre in 2 (7%) casi i sottotipi erano combinati. Tutte le pazienti avevano preventivamente eseguito la Mammografia.

Dieci (37%) di queste pazienti erano pervenute al nostro Dipartimento quale parte di un gruppo di studio che esegue valutazione RM combinata alla Mammografia per valutare la risposta di tumori localmente avanzati alla chemioterapia neoadiuvante prechirurgica. Sette (26%) erano state sottoposte a RM in quanto sospette per recidiva neoplastica dopo chirurgia conservativa e trattamento radiante. Le restanti dieci (37%) pazienti avevano eseguito RM in base a riscontro clinico o mammografico sospetto in corso di screening.

L'esame RM è stato eseguito con apparecchiatura Siemens, Vision, 1,5T.

Previo posizionamento di un'agocannula in fossa cubitale per la successiva iniezione di mdc (gadolinio) ed appoggio delle mammelle in una bobina dedicata bilaterale, le pazienti sono state sottoposte ad esame in posizione prona.

Abbiamo utilizzato una sequenza ad elevato potere di risoluzione spaziale (spessore della singola slice=2,5mm), che consentisse altresì uno studio del parenchima in tempi brevi (67sec.), in modo da cogliere le captazioni più precoci, considerabili sospette, rispetto al normale parenchima. La sequenza utilizzata è stata la seguente:

T1WFastGE;TR=8.1msec, TE=4msec, FlipAngle=20°, mean Field of View =330x330mm, Matrice=192x256, Dimensione di Pixel=1,67x1,25mm e Rapporto Segnale/Rumore=0,75. Con questa sequenza viene coperto l'intero parenchima mammario (40 fette dello spessore di 2,5 mm, senza intervallo tra una fetta e la successiva). Gli artefatti da pulsazione cardiaca sono stati rimossi orientando i gradienti di fase e di frequenza.

La stessa sequenza è stata acquisita prima e cinque volte dopo l'iniezione di gadolinio alla dose standard di 0,1 mmol/Kg di peso corporeo, senza intervallo tra un'acquisizione e la successiva. A paziente congedata si è proceduto allo studio morfologico e funzionale del parenchima.

Alla consolle dell'apparecchio, si è eseguita dapprima la sottrazione di immagini.

Dal primo e dall'ultimo pacchetto di immagini acquisiti dopo gadolinio, si è sottratto lo stesso pacchetto ottenuto prima dell'iniezione. Le nuove immagini "cancellano" tutto ciò che non capta contrasto e forniscono quindi una rappresentazione morfologica delle aree di enhancement.

La prima sottrazione ottenuta mostra le captazioni avvenute più precocemente, mentre la seconda sottrazione comprende anche captazioni più tardive.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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