Una valanga di fango ha investito alcuni paesi della Campania, seppellendo un numero imprecisato di persone provocando decine e decine di morti 
(i dispersi sono circa 200). I danni alle abitazioni ed alle infrastrutture sono ingenti. I danni arrecati agli affetti ed all'equilibrio psicofisico delle persone sono incalcolabili. Subito è iniziata come sempre - e come sempre si protrarrà nel tempo all'infinito - la “caccia” ai responsabili ed alle responsabilità. 
Intanto le popolazioni vivono con l'incubo che nuove piogge producano altre frane in una incertezza sul proprio futuro che ha dell'allucinante. I provvedimenti adottati consistono nell'informare che è stato preparato un sistema di monitoraggio in grado di far scattare tempestivamente l'evacuazione dei paesi e la collocazione dei “profughi” in sistemazioni di emergenza. 
Le televisioni, che ampiamente si erano soffermate su occhi piangenti, su volti sconvolti dal dolore e dallo sgomento, sul “fiume di fango” e sulle case diroccate, con il passare dei giorni hanno finito con l'ignorare il dramma dei superstiti. Il “Corriere della Sera”, prodigo di corrispondenze nei giorni del disastro, ha recentemente dedicato poche righe per informare che la sottoscrizione “Dà un aiuto concreto” ha raggiunto la cifra di un miliardo. L'iniziativa è stata promossa dal “Corriere della Sera”, TG1, “Corriere del Mezzogiorno”, in collaborazione con la Banca di Roma, il Banco di Napoli, CONFCOMMERCIO, Poste Italiane e Cartasì. L'aiuto concreto, che in tanti e così qualificati si sono proposti di fornire (ed ancora non hanno fornito), va realizzandosi in una cifra ridicola commisurata alla gravità e alle conseguenze dell'evento. 
Tutto ciò conferma quanto sia sempre valido in questo paese il detto popolare “Passata la festa, gabbato lu santu”. Ormai i morti sommersi, i sopravvissuti, le macerie non fanno più notizia. Come non fanno più notizia i terremotati dell'Umbria e delle Marche, la Basilica di Assisi e via dicendo. 
Che quella povera gente stia in case pericolanti, e che dovrà starci ancora per non si sa quanto, è “aria fritta”. E' tornato il sole e quindi non si può più invocare neppure il disagio delle nevicate, per dare spazio all'informazione. 
Le costruzioni antisismiche crollate, i ritardi negli interventi, sono e resteranno per anni oggetto di inchieste. I piani per il futuro... verranno. Basta saper attendere. 
Saper attendere è forse la più grande virtù di noi italiani. C'è in ciò qualcosa di levantino, quasi un senso di rassegnazione o, forse, soltanto una manifestazione di fede. La certezza che prima o poi le cose in qualche modo si “aggiusteranno”, che avverrà un altro “miracolo”. Passano i giorni, passano gli anni, ma questa aspettativa di un domani “raddrizzato” non viene mai meno. Forse, però, per rendersi conto che certi comportamenti, certe lacune, certe illogicità non sono una caratteristica soltanto italiana, ma hanno una componente di universalità, può essere utile ricordare l'intervista rilasciata dal noto giornalista giapponese Satoshi Kamata al “Tokyo Journal”. Riferendosi ai disastri che hanno colpito il Giappone nel tempo Satoshi Kamata disse: ”Non è accettabile ricorrere a concetti come 'cause di forza maggiore', 'inevitabilità'... qualcuno poteva, doveva prevedere”. 
E' noto che in Giappone la corruzione ha provocato gravi crisi di governo, che la criminalità ha centri di potere estremamente organizzati e così via. Leggendo l'intervista spesso abbiamo controllato le firme per assicurarci che gli autori, l'intervistatore e l'intervistato fossero veramente giapponesi e non italiani. Anche per quanto riguarda le domande sull'informazione e le risposte i metodi sono simili. Intendiamoci, sapere che il malcostume, il pressappochismo, la corruzione sono comuni ad altri paesi non ci tranquillizza affatto, tanto meno ci rasserena. Ci induce a ricordare, a sottolineare che in anni non lontani, sia in Giappone sia in Italia, i valori morali e sociali erano prioritari nella vita dell'uomo. 
Sarebbe lungo, e non è questa la sede per farlo, analizzare la dinamica che ha condotto ad una così rapida degenerazione. 
Molti dicono che siamo all'avvento di una “nuova era”. Con queste premesse più che una “new age” sarà una “old age”. Il ritorno a quel trapassato remoto in cui la “civiltà dei valori” doveva ancora affermarsi. 
A flood of mud run over some villages in Campania, burying an indefinite number of people and causing the death of tens of them (the number of missing is about 200). The damage to houses and infrastructures is heavy. The damage to people's feelings and psychophysical health cannot be estimated.  
As usual, the “hunt” for the culprits and responsibilities immediately started and, as usual, it will continue endlessly. The measures taken consist in informing people that there is now a monitoring system able to timely make them evacuate their villages and send the “refugees” in makeshift places.  
As days went by, televisions, that widely lingered on crying eyes, on faces disrupted with pain and bewilderment, on the “mud river” and the ruined houses, ended up ignoring the survivors' tragedy. The daily “Il Corriere della Sera”, that generously covered the days of the disaster, recently devoted just a few lines to inform readers that the subscription “Give a concrete help” reached one billion lira. The initiative was promoted by daily “Corriere della Sera”, tv news TG1, daily “Corriere del Mezzogiorno”, in collaboration with Banca di Roma, Banco di Napoli, CONFCOMMERCIO, Poste Italiane and Cartasì. The concrete help that many qualified people proposed to give (and still haven't) is becoming a preposterous figure if compared to the seriousness and consequences of the tragedy.  
Now the submerged dead, the survivors, the rubble no longer hit the headlines. Just like Umbria and Marche's earthquake victims, Assisi's Basilica and so on. Aseismic buildings that fell down, delays in intervention, are and will be the object of investigation for years. The plans for the future... they will come. Just learn to wait.  
Learning how to wait is probably the Italians' major virtue. Days go by, years go by, but this expectation for a “straightened out” tomorrow is never given up. Maybe, however, to understand that a certain behaviour, certain faults are not just a characteristic of Italy, but have a universal feature, it could be useful to report the excerpt of an interview given by the well-known Japanese journalist Satoshi Kamata to “Tokyo Journal”. He spoke of the disasters that hit Japan over time and said: “It is not acceptable to use such concepts as 'circumstances beyond one's control', 'inevitability'... someone could, had to expect all this”.  
Knowing that corruption, immorality and imprecision are common in other countries too does neither certainly make us feel better nor cheers us up. It induces us to remember and underscore that rather recently moral and social values were priorities in man's life both in Japan and in Italy.  
A deep analysis of the dynamics that led us to so fast a degeneration would be too long and this is not the right place to do it.  
Many people say that we are witnessing the coming of a “new era”. With such premises, this is going to be an “old” rather than “new age”. The return to a past where the “civilisation of values” still had to become established.  
 

  
 

 
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