ALITALIA: IL PREZZO DELLE AZIONI?
"A QUALCUNO PIACE CALDO"
 
 
 Gianni Tecchi
 
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Merita davvero particolari elogi la gestione di Domenico Cempella? A leggere i comunicati - spesso entusiastici - pubblicati sul Bilancio ‘97, sembrerebbe proprio di sì. A diverse conclusioni conduce, però, un’analisi in “controluce”. 
E’ da premettere che “il risultato operativo” - quello cioè che evidenzia l’efficienza o meno del servizio in termini economici - è, nel Bilancio consolidato, in attivo almeno da 5 anni. Non è dunque vero che la gestione del ‘97 abbia segnato una svolta “epocale” con il passaggio da una serie ininterrotta di gestioni con segno negativo ad una (finalmente!) di segno positivo. 
Il miglioramento del “risultato operativo lordo” è un dato accettabile, ma non eccelso. Nel ‘97, infatti (come riferisce la Relazione degli Amministratori): “l’industria del trasporto aereo ha espresso significativi tassi di sviluppo del traffico”,dal 7.5% segnalato dall’IATA, al 9.7 della AEA, mentre i ricavi passeggeri Alitalia hanno segnato un +4,2% ed il fatturato ha beneficiato dell’effetto positivo dell’andamento dei cambi, dell’incremento delle tasse d’imbarco, dell’incremento dei ricavi merci realizzato a fronte di un trasporto complessivo inferiore, ecc. 
Evidentemente i tanto acclamati miglioramenti apportati da Cempella non sono ancora apparsi nella gestione.  Il “risultato prima delle imposte”, infatti, è stato determinato sia da minori oneri finanziari sia dall’incremento delle partite straordinarie.  
Nella realistica constatazione che i benefici derivanti dai minori oneri finanziari non sono un merito ascrivibile al management e che le plusvalenze realizzate da cessioni di partecipazioni azionarie (“partite straordinarie”) sono fatti eccezionali e non ripetibili, si deve concludere che lo scarto fra i 1.202 miliardi di perdita del ‘96 e l’utile di  
563 miliardi del ‘97 deriva quasi totalmente da fattori esterni all’attività operativa. 
Una corretta analisi dei risultati 1997 dell’Alitalia non evidenzia, pertanto, quel salto di qualità al quale tanti hanno fatto riferimento. E’ molto probabile che sia stato proprio per evitare approfondimenti sul Bilancio ‘97 che lo staff dell’Alitalia, quando ha incontrato gli analisti finanziari per illustrare l’aumento di capitale, ha preferito spostare il tiro parlando del futuro, delineando - come scrive il  
Corriere della Sera del 7 u.s. - come obbiettivo il raggiungimento del 15% del ROE a partire dal 2001. 
Il ROE del ‘97? Nessuno degli esegeti lo ha citato, forse perché è stato tutt’altro che lusinghiero. 
Forse, rendendosi conto che l’”elogio” sul ‘97 non regge e che il 2000 è troppo lontano, ecco allora che si esaltano i risultati del primo quadrimestre del ‘98. 
A base del “panegirico” cartaceo è stata assunta la dichiarazione dell’Amministratore Delegato Dott. Cempella nell’Assemblea degli azionisti: “i conti del primo quadrimestre sono in attivo e ciò avviene per la prima volta dopo molti anni”. 
Il Dott. Cempella, però, non ha saputo rispondere a chi ha chiesto di quanto siano migliori di quelli del ’96, quale sia l’entità di questo attivo e come sia stato calcolato. Non ha risposto perché, come sa chiunque “mastichi” di contabilità e di bilanci, l’attivo e/o il passivo di un singolo periodo non sono quantificabili, in quanto al “margine operativo lordo” devono seguire tutte le altre voci di costi e di ricavi. 
La dichiarazione di Domenico Cempella andava quindi presa come un’indicazione di massima e non come un’affermazione documentata. 
E’ un dato di fatto, invece, che questo (imprecisato ed indefinito) “attivo”, è stato ripreso ed esaltato nella maggior parte dei resoconti sui lavori assembleari con titoli a dir poco sconcertanti. C’è chi ha titolato: “Alitalia, la Borsa premia l’avvio del ‘98”. 
In assemblea, per contro, sono emerse informazioni di tutto rilievo che, però, non hanno avuto eco. 
La più emblematica è stata la dichiarazione del Presidente Fausto Cereti sulla redditività del titolo.  
Il Consiglio di Amministrazione – è stato detto a chiare lettere - si pone come traguardo (a data indefinita) di poter retribuire le azioni con un dividendo pari al 2% del contenuto patrimoniale a valore di libro. 
Ciò vuol dire che, stimando il valore dell’azione in circa 7.500 lire, l’obiettivo è di poter un giorno (non si sa quando) assegnare un dividendo di circa 150 (centocinquanta!) lire. 
Un risparmiatore, dunque, investe oggi oltre 30.000/35.000 lire nell’aspettativa che fra due, tre e/o quattro anni (forse) riceverà un dividendo annuo di 150 lire al lordo delle tasse. 
E’ logico? Forse no, ma ciò malgrado il prezzo in Borsa continua a “volare”. Forse perché “a qualcuno piace caldo”. 
Certo la Divisione Relazioni Esterne dell’Alitalia (responsabile Marco Zanichelli) è molto efficiente.  
Crea e mantiene attorno alla Compagnia un clima di iper apprezzamento su ciò che è stato fatto nel ‘97, su ciò che dovrebbe essere il primo quadrimestre ‘98, sui traguardi del 2001  che mancano, però, di qualsiasi supporto documentale. 
Può essere sufficiente l’attivismo di Marco Zanichelli per determinare l’unanime adesione dei media, e portare la quotazione a valori che non hanno più alcun riferimento con la realtà (né in chiave di contenuto patrimoniale, né in termini di redditività futura)? Sono fatti su cui soffermare l’attenzione. 
La Direzione Relazioni Esterne dell’Alitalia assume iniziative così importanti “motu” proprio oppure opera nel quadro di precise direttive? 
Nulla succede per caso: tanto meno in economia.  
E’ un dato di fatto che il tam-tam è intenso. L’Alitalia è dunque al centro di attenzioni ed interessi che esulano dalla norma. Le azioni raggiungono prezzi “folli”. Sono tutti elementi di un puzzle.  
E’ possibile (ed è probabile) che c’è chi ne conosce la soluzione e a tempo debito ritirerà il premio. 
Per finire, nella riunione con gli analisti finanziari (ed i giornalisti) svoltasi a Milano il 5 u.s., il Direttore Generale dell’  
IRI, Pietro Ciucci, ha sottolineato che l’IRI recupererà circa 900 miliardi in conto aumento del capitale. Ma al termine del processo di privatizzazione della Compagnia “tenendo conto del suo valore di mercato” (sic!) ha spiegato ancora Ciucci, l’IRI conta di ottenere un rendimento ben superiore al 50% dell’investimento. 
Prosit! 
 
 
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Domenico Cempella
 
 
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