La
malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) rappresenta, nei paesi occidentali,
una delle più comuni patologie del tratto digestivo superiore.
I dati epidemiologici sono
inaccurati a causa della mancanza di un segno caratteristico della
malattia.
Inoltre, è possibile
accomunare con le patologie "reflusso simili" il concetto di dispepsia
da reflusso in quanto la MRGE può essere considerata una malattia
dispeptica (1).
La valutazione dei sintomi
è alla base della maggior parte degli studi epidemiologici. La prevalenza
della MRGE sulla popolazione varia dal 4% al 9% fino al 10% negli USA,
dove episodi di epigastralgia sono rispettivamente presenti nel 7%
giornalmente, nel 14% settimanalmente e nel 44% mensilmente, con uguale
incidenza tra maschi e femmine (2).
L' uso sistematico di una
pH metria 24h è inapplicabile sia per ragioni pratiche che economiche
(3-4). L'endoscopia può talvolta sottostimare la realtà del
problema in pazienti con epigastralgia, specie nei casi in cui non
siano evidenti segni endoscopici di malattia (più del 50%). La prevalenza
dell'esofagite come conseguenza della MRGE è del 2%, con un'incidenza
annuale di 120 nuovi casi ogni 100.000 abitanti (5).
L'incidenza aumenta dopo
i 50 anni e i casi di esofagite severa sono più frequenti nei malati
di sesso maschile.
Gli obbiettivi della terapia
della MRGE sono quelli di ottenere la risoluzione della sintomatologia,
la guarigione dell'esofagite quando esiste e la prevenzione delle complicanze
e delle eventuali recidive (6).
Negli ultimi 10 anni gli
inibitori della pompa protonica (IPP), ossia farmaci che bloccano la produzione
di acido cloridrico (HCl) a livello cellulare, hanno notevolmente incrementato
l' efficacia del trattamento medico della MRGE; infatti, l'80-100% dei
pazienti rispondono efficacemente ad una terapia d'attacco con IPP
contro solo il 50-60% in caso di procinetici, cioè farmaci che stimolano
l'attività dinamica esofago-gastro-intestinale, e/o H2 antagonisti
che, come noto, riducono la produzione di HCl con azione inibitoria sui
recettori H2 istaminici. Perciò, unanimemente si è
concordi nell'impiegare terapie iniziali a dosi per lo più
elevate di IPP, per poi passare a metà dosaggio per un ulteriore
periodo di tempo ("step down" therapy).
Altri Autori, invece,
raccomandano, ancora per ragioni economiche, l'associazione
di H2 antagonisti e procinetici ("step up" therapy).
Comunque, dato che la MRGE
è una malattia cronica e che spesso dura tutta la vita, la recidiva
della sintomatologia dopo sospensione della terapia medica è assai
frequente anche in ragione del fatto che non sono stati raggiunti ancora
definitivi consensi su una terapia a lungo termine. In questi casi, la
terapia chirurgica può offrire una valida alternativa per una risoluzione
definitiva della malattia.
FISIOPATOLOGIA DELLA MALATTIA
DA REFLUSSO
GASTROESOFAGEO
Parlando di trattamento
della MRGE, si deve ricordare che si tratta di una malattia complessa e
multifattoriale. Il reflusso gastroesofageo può essere considerato
un evento fisiologico finché si mantiene entro certi limiti
in termini di durata e caratteristiche.
Il tono muscolare intrinseco
dello sfintere esofageo inferiore (SEI), crea una zona di alta pressione
a livello della giunzione gastroesofagea (GGE), che contrasta in questo
modo il reflusso del contenuto gastrico in esofago ("Custode Antireflusso").
La lunghezza dello SEI, inoltre, svolge un altro compito importante; è
stato dimostrato, infatti, che uno SEI più corto di 2 cm non può
contrastare un aumento della pressione endogastrica, anche se il tono basale
sfinteriale è nella norma. E' da tenere presente inoltre, che la
dilatazione dello stomaco causa una riduzione della lunghezza totale dello
SEI (7).
Se la GGE è posizionata
normalmente nella cavità addominale, la stessa pressione addominale
contribuisce a mantenere un'adeguata barriera antireflusso, specialmente
in alcune situazioni critiche come ripetuti episodi di tosse, negli sforzi
addominali, etc.; inoltre, anche i pilastri diaframmatici che delimitano
lo iato esofageo incrementano ulteriormente il tono dello SEI durante l'inspirazione.
Il ritardato svuotamento
gastrico invece, causato da malattie organiche o funzionali, aumenta
l'incidenza di reflusso; studi scintigrafici dimostrano un alterato svuotamento
gastrico in circa il 40% dei pazienti affetti da MRGE.
L'ipersecrezione gastrica
ed il reflusso duodenogastrico contribuiscono anch'essi ad incrementare
la gravità del reflusso (acido, pepsina, acidi biliari coniugati
e non, enzimi pancreatici etc.).
La motilità esofagea
e la deglutizione della saliva contribuiscono rispettivamente alla "clearance"
(pulizia dell'esofago) e alla neutralizzazione del reflusso.
Grazie a questi meccanismi
i tempi di esposizione dell'esofago all'acidità gastrica sono notevolmente
ridotti. D'altra parte, una eccessiva quantità di saliva può
causare aerofagia, anch'essa causa di episodi di reflusso.
Perciò, un'adeguata
barriera antireflusso dipende dal contemporaneo contributo di tutti questi
meccanismi. L'alterazione di uno o più di tali fattori può
o non può produrre reflussi patologici in conformità
all'efficacia compensatoria degli altri (8).
Terapia Medica
Il ruolo della terapia medica
nel trattamento della MRGE è basato ormai da tempo sull'impiego
di sostanze tampone (antiacidi, alginati), su farmaci atti a ridurre il
pH gastrico (H2 antagonisti, IPP) oppure attraverso sostanze che rinforzano
la barriera mucosa (sucralfato). Uno schema terapeutico completamente
diverso prevede lo stimolo della peristalsi esofagogastrica e lo svuotamento
dello stomaco mediato da farmaci procinetici. Un ruolo importante è
svolto anche dalla dieta adatta e da regole comportamentali
e posturali. E' stato dimostrato che l'uso degli IPP è da solo capace
di risolvere i sintomi della MRGE in quasi tutti i pazienti; nessun farmaco
fino ad oggi si è dimostrato così efficace. Una drastica
neutralizzazione del succo gastrico è alla base del loro meccanismo
d'azione, ma gli effetti a lungo termine sono ancora da valutare.
OBIETTIVI DELLA TERAPIA
CHIRURGIA
Tenendo presente la multifattorialità
della malattia, la condizione ideale sarebbe quella che il chirurgo fosse
in grado di eseguire interventi "confezionati a misura" di ogni singolo
paziente.
Come è noto,
molte tecniche chirurgiche sono state proposte ed eseguite per trattare
la MRGE, ma normalmente la maggior parte dei chirurghi esegue interventi
che secondo la loro esperienza rispondono meglio nel trattamento della
MRGE. Lo scopo principale dell'intervento chirurgico è quello di
ricostituire una normale anatomia a livello della GGE riposizionando ed
ancorando l'esofago distale nella cavità addominale e, se
necessario, suturando anche i pilastri diaframmatici.
L'esperienza ha dimostrato
che il fatto di ricreare una zona di alta pressione a livello dello SEI,
senza indebolire la capacità di "clearance" esofagea e di
svuotamento gastrico, rappresenta il presupposto essenziale per un
intervento efficace.
Il metodo più semplice
e probabilmente più efficace per ottenere questi risultati è
quello di plicare il fondo gastrico attorno alla GGE. Questa plicatura
gastrica è completa ( 360°) come previsto dalle tec. di Nissen
e Belsey eseguite rispettivamente attraverso un accesso addominale o toracico;
nei casi in cui sia invece richiesto un minor incremento della pressione
dello SEI, è possibile eseguire una plicatura parziale posteriore
(270°) secondo Toupet o anteriore (180°) secondo Dor (9).
Talora, in casi selezionati,
è possibile impiegare una protesi antireflusso di Angelchik
(PAA) che posizionata attorno alla GGE ricrea un incremento standard del
tono dello SEI di circa 20 mm Hg.
INDICAZIONI ALL'INTERVENTO
CHIRURGICO ANTIREFLUSSO
Non vi è dubbio
che la chirurgia sia indicata in caso di ampia ernia iatale sintomatica.
Questa condizione patologica è associata ad un reflusso di grado
severo, specie per la contemporanea associazione di uno SEI ipotonico.
Molti chirurghi sono dell'avviso
di eseguire un intervento antireflusso quando i pazienti non rispondono
alla terapia medica; sappiamo invece che l'efficacia degli IPP ha
ridotto il numero di pazienti "non responders"; se necessario infatti,
dosaggi doppi o tripli consentono una remissione della sintomatologia in
un'altissima percentuale di casi. Pertanto, riteniamo che la definizione
di "non responders" sia oggi più adatta a definire quei pazienti
che non riescono ad adattarsi ad un pieno rispetto della terapia
medica. E' stato comunque dimostrato che, una volta sospesa la somministrazione
di IPP, l'epigastralgia si ripresenta nel 50-80% dei pazienti, di
cui il 29% può sviluppare complicanze legate alla MRGE.
Una terapia medica di mantenimento
può invece controllare efficacemente la sintomatologia nella maggior
parte dei casi. Una valutazione metanalitica di alcuni studi randomizzati
in pazienti asintomatici sottoposti a terapia medica da lungo tempo,
ha tuttavia dimostrato la persistenza di una esofagite di grado moderato.
E' stato poi documentato che un'esposizione continua a reflussi acidi contribuisce
a sviluppare una metaplasia e un esofago di Barrett (EB), condizione
quest'ultima associata ad un rischio di cancro esofageo 30-125 volte maggiore
rispetto alla norma.
Nei paesi occidentali, in
questi ultimi anni l'incidenza di adenocarcinomi dell'esofago è
notevolmente aumentata, rappresentando attualmente il 50% di tutti i tumori
esofagei. Perciò, in tutti i pazienti affetti da esofagite di grado
severo/moderato, che non possono agevolmente cambiare il loro stile di
vita e che necessitano una somministrazione continua di IPP, il trattamento
chirurgico rappresenta una valida alternativa a quello medico.
Infatti, spesso questi pazienti
non sopportano l'assunzione continua di farmaci e di essere sottoposti
a controlli dietetici e comportamentali. C'è oggi maggiore convinzione
che la correzione chirurgica della MRGE debba essere proposta a giovani
pazienti in buone condizioni fisiche, con esofagite severa/moderata e con
frequenti recidive. Altre indicazioni all'intervento chirurgico sono le
complicanze della MRGE, quali l'esofago di Barrett (EB) e le stenosi
esofagee. Alcuni Autori hanno riportato anche la possibilità di
trattare con il raggio LASER o con la coagulazione fotodinamica l'EB,
mentre il trattamento delle stenosi peptiche dovrebbe essere eseguito
mediante dilatazioni endoscopiche. Anche la tosse ripetuta, secondaria
ad ingestione "ab ingestis", pur non essendo una complicanza frequente,
rappresenta un'altra indicazione all'intervento.
Bisogna poi tenere presente
che, in molti Paesi, il trattamento medico della MRGE assume particolare
importanza dal punto di vista economico sia per le limitate risorse finanziarie
disponibili che per l'elevata incidenza di questa patologia; da ciò
deriva che il trattamento chirurgico della MRGE rappresenta una scelta
obbligata per ragioni di costo/beneficio.
Fino ad oggi non esiste
una comparazione diretta tra risultati ottenuti con la chirurgia e con
gli IPP, e molti Autori sono concordi sul fatto che è giunto
il momento di proporre un trial multicentrico randomizzato. Recenti studi
indicano un vantaggio in termini di costi per gli IPP e per l'intervento
di Nissen eseguito per via videoassistita, ma riteniamo che siano
necessari dati più accurati per confermare questi risultati (10).
E' stato comunque chiaramente
dimostrato che in pazienti affetti da MRGE di grado severo, l'operazione
di Nissen è più efficace nella risoluzione dei sintomi e
dell'esofagite rispetto ad una terapia intermittente o di mantenimento
con farmaci convenzionali. Inoltre, secondo noi, come in caso di altre
patologie benigne, l'opinione del paziente espressa nel consenso
informato e la qualità di vita giocano un ruolo importante nella
scelta della terapia.
VALUTAZIONE
PREOPERATORIA
La MRGE è una patologia
cronica e multifattoriale; perciò, è indispensabile un'accurata
valutazione preoperatoria dei pazienti per confermare le indicazioni all'intervento
e per selezionare i diversi possibili interventi da eseguire.
Radiologia: Lo studio radiologico
dei pazienti con MRGE generalmente è di scarso aiuto, in quanto
nel 25% dei casi esistono episodi di reflusso patologico anche in soggetti
asintomatici. Può invece essere utile nello studio di eventuali
anomalie anatomiche, quali le stenosi o l'ernia iatale; inoltre, la mancata
riduzione di quest'ultima in posizione eretta, può suggerire la
presenza di un brachiesofago, tipica controindicazione all'esecuzione
di un intervento per via addominale.
Endoscopia con biopsia:
La valutazione endoscopica è utile per misurare la posizione
dei pilastri diaframmatici, la posizione della giunzione squamo-colonnare,
e cioè del punto di passaggio tra le due mucose esofagea e gastrica,
e la presenza di lesioni a questo livello (Figura 1). Una stenosi esofagea
è dimostrata dall'impossibilità di far progredire uno strumento
di 36 French.
Prelievi bioptici multipli
della GGE sono importanti per identificare EB occulti (maggiore del 12.4%)
o per evidenziare zone di mucosa con segni di infiammazione cronica (esofagite
squamosa, iperplasia basale) (Figura 2a). Altrettanto utile è la
cromoendoscopia con liquido di Lugol per l'identificazione di eventuali
aree di displasia (Figura 2b).
Manometria esofagea: questa
metodica rappresenta il cardine per definire le indicazioni all'intervento.
Infatti, pazienti con una pressione normale dello SEI (pressione
basale nei limiti di 20 mmHg) non dovrebbero essere candidati all'intervento.
Particolare attenzione dovrebbe essere posta ai casi di alterata motilità
esofagea. Infatti, visto che la chirurgia antireflusso causa un incremento
delle resistenze all'efflusso esogageo, è preferibile, secondo alcuni
Autori, eseguire in questi casi ed anche in quelli in cui può essere
dimostrata una riduzione intermedia dei valori pressori (tra 5 e
10 mm Hg), un emifundoplicatio (Figura 3). Valori sotto 5 mmHg invece,
sono da trattare con una fundoplicatio totale.
pH-metria: l'applicazione
di questa metodica in tutti i soggetti con sospetta MRGE, non sembra necessaria.
La gravità dei sintomi infatti, non è correlata al numero
di reflussi misurati e anche in pazienti asintomatici possono essere dimostrati
reflussi patologici, come valori normali possono essere invece riscontrati
in pazienti con epigastralgia.
La pH metria invece, può
essere utile nel valutare i pazienti con sintomi atipici da reflusso
(dolore toracico, sintomi polmonari) o in quei malati che non ricevono
beneficio da una terapia medica antireflusso. Inoltre, è possibile
diagnosticare un reflusso alcalino, condizione patologica la cui rilevanza
clinica, però, è ancora dibattuta; è stato dimostrato
infatti, che reflussi acidi ed alcalini possono manifestarsi
simultaneamente nella maggior parte dei casi.
LA CHIRURGIA TRADIZIONALE
VS. QUELLA VIDEOASSISTITA
In questi ultimi anni, mentre
nuovi farmaci hanno migliorato i risultati della terapia medica, l'interesse
per il trattamento chirurgico della MRGE si è riproposto
grazie all'evoluzione delle tecniche laparoscopiche mininvasive. L'esperienza
raccolta con la chirurgia tradizionale, ha ispirato le tecniche laparoscopiche
correntemente eseguite.
I buoni risultati estetici,
il modesto dolore post operatorio e la breve ospedalizzazione, tipici di
questa chirurgia, hanno contribuito ad aumentare il numero di pazienti
affetti dalla MRGE trattati con tecniche mininvasive.
L'accesso laparoscopico
nell'esecuzione di un intervento antireflusso secondo Nissen non presenta
particolari difficoltà tecniche rispetto a quelli eseguiti ad addome
aperto. Infatti, la magnificazione dell'immagine che si ottiene grazie
al sistema videolaparoscopico, facilita l'identificazione delle strutture
anatomiche a livello dell'area sottodiaframmatica.
Interessante rilevare come,
a differenza di quanto successo per la chirurgia biliare eseguita per via
laparoscopica, dove l'incidenza di complicanze è stata rilevante,
comunque maggiore rispetto alla chirurgia tradizionale, nella
chirurgia della MRGE la percentuale è simile a quella riportata
seguendo l'accesso laparotomico. Molti chirurghi infatti, hanno cominciato
a praticare questo tipo di chirurgia solo dopo una lunga esperienza
in chirurgia biliare.
Da questo punto di vista,
la cosiddetta "learning curve" è stata piuttosto breve.
TECNICA
Intervento antireflusso
di Nissen
Lo pneumoperitoneo è
creato come da abitudine; alternativamente può essere preso in considerazione
l'impiego di dispositivi per la sospensione della parete addominale (Laparoscopia
Gasless).
Vengono introdotti sequenzialmente
5 trocars (Figura 4) dei quali 2 sono usati per la retrazione, 1 per la
telcamera e 2 per le manovre operative, entrambi posizionati a 90°
rispetto all'asse tra il laparoscopio e l'esofago. Le difficoltà
che possono essere incontrate sono dovute all'ipertrofia del lobo sinistro
del fegato, all'obesita, alle aderenze e a causa di una periesofagite.
Una volta che i pilastri
diaframmatici sono stati identificati, la dissezione è indirizzata
a creare una finestra posteriore a livello della GGE (Figura 5a-5b). L'approccio
più frequentemente usato comincia con la preparazione della parete
posterolaterale destra dell'esofago; la membrana frenoesofagea è
aperta in questo lato e un dissettore è spinto posteriormente all'
esofago fino a raggiungere il grasso periesofageo del lato sinistro (Figura
6a-6b). I rami epatici del nervo vago vengono in questo modo risparmiati.
Lo stomaco viene attratto verso il basso mediante una fettuccia passata
attorno all'esofago, in modo da creare una finestra retroesofagea al fine
di consentire un più facile passaggio del lembo gastrico (Figura
7a-7b). Se necessario, può essere eseguita una sutura posteriore
dello iato esofageo approssimando i due pilastri diaframmatici con alcuni
punti in materiale non riassorbibile (prolene).
La sezione dei vasi gastrici
brevi è il più delle volte non necessaria se la mobilizzazione
della parete gastrica anteriore è adeguata. Infine, una sonda di
52 French è posizionata all'interno dell'esofago per calibrare la
fundoplicatio, suturando il lembo del fondo gastrico posteriore a quello
anteriore con 3 punti di sutura in prolene così da ottenere una
"floppy" Nissen (Figura 8a-8b). Non vengono impiegati nè drenaggi
aspirativi nè sondini nasogastrici.
I pazienti iniziano una
dieta liquida in prima giornata postoperatoria e, dopo aver eseguito un
controllo radiologico con gastrografin, vengono dimessi con consiglio di
seguire accortezze dietetiche ed un programma di follow-up.
Tecnica antireflusso secondo
Toupet e Dor
La preparazione della finestra
esofagea posteriore è simile alla tecnica di Nissen. Il fondo
gastrico viene fatto passare dietro l'esofago tirato da sinistra verso
destra, e quindi questa valva posteriore (270°) viene fissata
sul margine destro e sinistro dell'esofago, lasciando la parete anteriore
dello stomaco scoperta.
La tecnica di Dor si basa
sulla sutura dell'emivalva anteriore del fondo gastrico sulla parete esofagea.
Protesi antireflusso
di Angelchik (PAA)
Questa tecnica è
basata sull'impiego di una protesi anulare in silicone che viene posizionata
e chiusa attorno alla GGE (Figura 9). La finestra esofagea posteriore è
praticata con la stessa tecnica già descritta, ma la dissezione
può essere anche più modesta rispetto a quella eseguita nelle
precedenti tecniche.
Una volta che la protesi
di Angelchik è stata posizionata attorno all'esofago, i suoi lacci
vengono legati anteriormente (Figura 10). Questa tecnica è più
veloce rispetto alle altre e presenta vantaggi in termini di riproducibilità
dei risultati. L'indicazione a questo tipo di intervento è oggi
preso in considerazione in pazienti anziani e/o ad alto rischio operatorio.
RISULTATI
La scelta della tecnica chirurgica
dovrebbe essere fatta dopo un'attenta valutazione dei risultati ottenuti.
Infatti, il successo tecnico dell'intervento consentirà di ottenere
un controllo definitivo della sintomatologia, mentre il fallimento
sarà rappresentato dalla persistenza o dalla recidiva della sintomatologia;
inoltre, nel fallimento dobbiamo include anche i casi di complicanze precoci
o tardive che possono occorrere durante vari interventi.
Tutti gli studi condotti
fino ad ora, presentano differenze sostanziali nel modo con cui i risultati
della chirurgia vengono valutati. La percentuale di successo valutata nell'immediato
postoperatorio varia nella maggior parte degli interventi dall'85-98%.
I risultati a distanza invece, sono meno valutabili a causa della possibilità
di una recidiva tardiva della MRGE. Anche una valutazione soggettiva
può essere talvolta poco accurata; ed infatti, è molto difficile
classificare obiettivamente i pazienti che hanno avuto miglioramenti
con l'intervento. Una valutazione più adeguata del grado di
risoluzione soggettiva dei sintomi dovrebbe essere ottenuta
con l'ausilio di un questionario compilato da parte del paziente, come
l'indice PGWB (Psychlogical General Well-Being), il GSRS (Gastrointestinal
Symptom Rating Scale) oppure l' RVAS (Reflux Visual Analogue Scale); questi
questionari dovrebbero essere presentati al paziente prima e ad intervalli
regolari dopo l'intervento per monitorizzare gli eventuali miglioramenti
o peggioramenti dei sintomi.
Anche la manometria e la
pH metria postoperatorie, da questo punto di vista, non sembrano essere
indagini molto specifiche per la valutazione dei miglioramenti effettivi
dei pazienti; la stessa endoscopia, pur fornendo in circa il
75% dei casi dati abbastanza significativi sulla regressione della malattia
in pazienti con esofagite di grado severo e persino con EB, in alcuni
casi, specie in malati con esofagite di grado medio, può rilevare
miglioramenti macroscopici meno evidenti anche in assenza di segni
clinici (epigastralgia). Persino la biopsia, nel 54.7% dei pazienti a 18
mesi dall'intervento, può non dimostrare una regressione significativa
della malattia; in questi casi è opportuno un accurato controllo
a lungo termine.
Nel postoperatorio sono
possibili complicanze (10%) precoci e tardive, di solito di scarso rilievo;
l'incidenza della disfagia postoperatoria varia a seconda degli Autori
dal 4% all'89% ed è più alta se paragonata alla chirurgia
tradizionale.
In ogni caso, molti pazienti
migliorano con il passare del tempo o dopo dilatazione endoscopica, e l'incidenza
di reintervento per disfagia è minore del 5%.
CONCLUSIONI
Con la diffusione alla fine
degli anni '70 di farmaci capaci di ridurre il pH gastrico come gli H2
antagonisti, ma ancor più con la commercializzazione alla fine degli
anni '80 degli IPP, il trattamento chirurgico della MRGE si è
progressivamente ridotto a pochi e selezionati casi.
La rapida familiarizzazione
con le tecniche di chirurgia mininvasiva, metodica introdotta e sviluppata
nella pratica clinica agli inizi degli anni '90, e la progressiva esperienza
raggiunta hanno dimostrato che ogni tecnica antireflusso eseguita
per via laparotomica può essere eseguita per via laparoscopica o
toracoscopica.
Ancora oggi, comunque, la
terapia medica a base di IPP rappresenta il trattamento di scelta
nella maggioranza dei pazienti con MRGE, garantendo percentuali di risposta
alla terapia medica prossime al 100%; in alcuni casi, però,
per la presenza di particolari situazioni anatomiche come ad esempio un'ampia
ernia iatale con uno SEI ipotonico o semplicemente in caso di intolleranza
da parte dei pazienti a seguire una terapia farmacologica protratta
per tutta la vita, è possibile trattare chirurgicamente la
MRGE.
Gli interventi laparoscopici
di Nissen o Nissen-Rossetti sono eseguiti oramai in tutto il mondo.
L'emifundolplicatio sec.
Dor è invece indicata secondo alcuni dopo un intervento di cardiomiotomia
extramucosa secondo Heller per il trattamento dell'acalasia, mentre
l'intervento di Toupet deve essere eseguito solamente in casi selezionati
e se le indagini preoperatorie lo consigliano. Il grande successo e la
rapida diffusione di questo modo di operare può essere facilmente
spiegato sulla base della grande compliance dei pazienti e per un rapporto
costi/benefici molto favorevole.
Alberto Montori
Titolare dell'Insegnamento
di Chirurgia Generale
Direttore della I Scuola
di specializzazione
in Chirurgia dell'Apparato
Digerente
ed Endoscopia Digestiva
Chirurgica
Università degli
Studi "La Sapienza" Roma
Presidente del 6° Congresso
Mondiale di Chirurgia Endoscopica e Mininvasiva
(Roma 31 Maggio - 6 Giugno
1998)
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