CHE COSA CAMBIA 
CON  LA  MONETA
U N I C A
L'introduzione dell'Euro avra` 
profonde ripercussioni anche sulla vita 
di tutti i giorni
 
Livio Caputo
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Abbiamo visto il mese scorso come l'Euro cambierà la vita dei governi, riducendone drasticamente gli spazi di manovra e vietando il ricorso alle vecchie e care svalutazioni competitive per sanare i propri squilibri interni. Ma la nuova moneta europea inciderà in maniera radicale anche sulla vita dei cittadini, modificando le loro abitudini, introducendo nuovi comportamenti, creando nuove opportunità, ma anche nuovi pericoli. Quella che ci si para davanti è un'era totalmente diversa, a cominciare dal ritorno dei prezzi con le cifre decimali cui non eravamo più abituati da due generazioni. Qualcuno ha proposto, il mese scorso, di semplificare le cose per l'uomo della strada fissando il cambio lira-euro a 2000 lire, anziché alla quota inferiore di circa due punti percentuali applicata al momento del varo dell'Unione. Certo, sarebbe stato più semplice, nel senso che, agli effetti contabili, avrebbe trasformato l'intera operazione di conversione nell'equivalente dell'adozione di una “lira pesante”. Certo, sarebbe stato anche più conveniente per le nostre industrie, che con questa minisvalutazione dell'ultima ora si sarebbero garantite un ulteriore “cuscinetto” per rendere più competitivi i prezzi all'esportazione. Ma, a parte il fatto che la stabilità del cambio per due anni era uno dei requisiti indispensabili per entrare nell'UEM e che comunque gli altri dieci membri non ci avrebbero mai concesso una simile “furbata”, stavolta la cosa non sarebbe neppure stata nel nostro interesse: avrebbe significato, infatti, che i patrimoni degli italiani si sarebbero svalutati di colpo, una volta calcolati in Euro, di qualcosa come 300 mila miliardi!  
Pazienza dunque, e rassegnamoci al fatto che, al posto delle mille lire che oggi sono l'unità di misura più comune, non dovremo tirare fuori mezzo Euro, ma “soltanto” 0,48875 (al momento in cui scriviamo). Proprio qui, come tutti possono facilmente capire, si nasconde la prima insidia della conversione. Dal momento che non ci sarà in circolazione moneta più piccola del centesimo di Euro, un arrotondamento dei prezzi, quasi sempre in su, diventerà inevitabile. In teoria, esso dovrebbe essere abbastanza trascurabile, se non proprio infinitesimale, e comunque non tale da incidere sul delicato indice del costo della vita. Ma in pratica non mancherà chi, nella convulsa e certo anche confusa fase di passaggio da una moneta all'altra, cercherà di lucrare qualcosa di più, magari senza che le sue “vittime” se ne rendano subito conto. Il pericolo, evidentemente, sarà tanto più acuto quanto più le cifre da convertire saranno piccole.  
Per molte persone, soprattutto anziane e abituate da una vita a fare i loro conti in lire, la fase di transizione sarà comunque problematica.  
Qualcuno parla addirittura di “confusione epocale”, ma forse non è il caso di drammatizzare più di tanto, soprattutto tenendo conto del fatto che la conversione sarà diluita nel tempo e che anche al mercato di Canicattì avranno modo di assimilare il nuovo modo di contare.  
Assai più traumatica, e cara, sarà l'operazione per lo Stato, per gli enti pubblici, per le aziende e soprattutto per le banche, specie tenendo conto che molti sistemi informatici sono oggi integrati e che la mancata sincronizzazione della loro conversione potrebbe avere conseguenze drammatiche. Il solo costo materiale per l'Italia è stato valutato (prudenzialmente, per non creare allarmi) in 30 mila miliardi, che sono pur sempre un centesimo abbondante del PIL e l'equivalente di una manovra di medio calibro. Anche se la stima fosse esatta - ma ci sono esperti che parlano addirittura di 50 mila miliardi, compreso tutto l'indotto - sarà un bel salasso, concentrato in un arco di tempo abbastanza breve e con effetti maggiori per certi settori che per altri. E' possibile che chi dovrà sopportarlo non cerchi in qualche modo di scaricarlo, in ultima analisi sul consumatore? E se questo accadrà, riusciremo a contenere l'inflazione entro il tetto, ormai obbligatorio, del 2%? E' una incognita di più sulla strada, già ingombra di tanti ostacoli, di quel Patto di stabilità che dobbiamo ormai accettare come una specie di camicia di forza.  
A parte i costi finanziari, la conversione presenta anche una serie di difficoltà tecniche che preoccupano moltissimo i responsabili. Difficoltà riguardanti il software, la sincronizzazione, l'adattamento del personale e una miriade di altri aspetti che neppure gli esperti riescono bene a quantificare. Dopo tutto, si tratta di una operazione senza precedenti, coinvolgente oltre trecento milioni di persone (essa non può infatti funzionare in Italia se non funziona, con eguali modi e tempi, anche negli altri Paesi), attuata in un momento storico di grande complessità. Tutto, ma proprio tutto, deve infatti essere cambiato, dalle banconote alle marche da bollo, dalle macchinette che erogano gli scontrini per i parcheggi alle slot machines dei casinò, dalle quotazioni di borsa ai prezzi dei supermercati: e chi più ne ha, più ne metta.   
Ormai la nuova moneta è alle porte, ma quanti di noi hanno cominciato a fare mente locale sull'ammontare del proprio stipendio una volta trasformato in Euro o su quale sarà il nuovo prezzo del latte?  
Ma, a fronte di questi inconvenienti, grandi saranno i vantaggi, soprattutto per la parte più intraprendente e dinamica del Paese, già abituata a interagire con l'Europa.   
E' già stato fatto più volte l'esempio del cittadino italiano che, partendo oggi per un giro dell'Europa e dovendo “cambiare” i suoi soldi ogni qualvolta attraversa una frontiera, si ritrova al ritorno a casa con il gruzzolo più che dimezzato pur non avendo materialmente speso neppure una lira. E' evidente che, una volta adottata la moneta unica, con cui si potrà fare la spesa indifferentemente a Monaco, a Parigi, o a Lisbona (ma purtroppo non a Londra, visto che il governo britannico ha deciso per ora di restare fuori dall'UEM) il viaggiatore non avrà più commissioni da pagare e realizzerà un considerevole risparmio; né si ritroverà più in tasca, al ritorno, quegli spiccioli non cambiabili che finiscono in genere dimenticati in fondo a un cassetto.  
Quello che, per il semplice viaggiatore, è in fondo un beneficio marginale diventa un guadagno enorme per chi commercia con l'estero, vuole investire in titoli di un altro Paese dell'Unione o comunque deve effettuare transazioni in valuta. Addio rischio di cambio, addio commissioni bancarie spesso non sindacabili sulla conversione da o in lire, addio tutte quelle incognite che ancor oggi, in qualche modo, investono le operazioni sull'estero. Ai fini contrattuali, vendere a una ditta di Dûsseldorf sarà come fare un contratto con un'azienda di Pizzighettone. Gli enormi benefici che ha già portato alle nostre imprese (non solo industriali) il mercato unico saranno raddoppiati dal fatto di potere concludere gli affari nella propria moneta, con la certezza che alle scadenze la somma che dovremo sborsare, o che incasseremo, non potrà in alcun modo cambiare.  
Un altro sottoprodotto dell'Euro saranno i bassi tassi d'interesse, nel senso che fondendo la nostra volatile lira con le monete di altri Paesi da lungo tempo virtuosi saremo sicuri che un ritorno al passato non sarà possibile (salvo imprevedibili sconquassi, contro i quali sarà bene, visto il loro impatto devastante, fare in permanenza gli scongiuri). Questo significa che se io, imprenditore, contraggo oggi un prestito a un tasso X, ho la legittima aspettativa che questo non subirà variazioni apprezzabili per un periodo di tempo abbastanza lungo: questo, è ovvio, mi permetterà di programmare molto meglio le mie attività, e magari anche di rischiare di più. Ci sarà una scusa in meno per la disoccupazione.  
Entrerà anche in gioco, in maniera molto più massiccia di quanto sia avvenuto finora, il fattore concorrenza. Il caso dei mutui casa, che ha calamitato per alcuni giorni l'attenzione dei media alla fine di aprile, è sotto questo rispetto emblematico. A causa del differenziale dei tassi d'interesse tuttora esistente con gli altri Paesi dell'Unione anche in questa fase finale di avvicinamento alla moneta unica,  dovuto sia alla tradizionale debolezza della lira, sia alla minore efficienza delle nostre banche, i mutui erano ancora sensibilmente più cari che nel resto dell'Europa. Quelli vecchi in modo patologico, nel senso che i tassi d'interesse erano stati concordati quando la nostra inflazione viaggiava ancora al 4-5% e i Bot rendevano il 12, quelli nuovi in modo fisiologico per la buona ragione che in Italia lo “spread” tra interessi attivi e interessi passivi è sempre stato più alto che altrove.   
Ebbene, è bastato che il problema venisse alla ribalta, e che i mutui molto più convenienti praticati da alcuni istituti specializzati britannici fossero largamente pubblicizzati, perché anche certe nostre banche, pur di non perdere il mercato, facessero buon viso a cattivo gioco e cominciassero (a rischio, lì per lì, di perderci), a offrire a loro volta il tasso del 5 per cento.  
La moneta unica, unita alla totale apertura delle frontiere, avrà certo anche l'effetto di ridurre, se non eliminare, le differenze di prezzo esistenti oggi tra un paese e l'altro per i medesimi prodotti. Per ovvi motivi di costi d'esercizio, una coca-cola sui Champs Elisées costerà sempre più di una coca-cola a Baggio, ma per altri prodotti (per esempio, le automobili), certi giochi che oggi fanno le grandi multinazionali non saranno più possibili. La cosa toglierà forse un certo piacere allo shopping oltre frontiera, ma sarà nondimeno conveniente, perché i prezzi dovrebbero livellarsi verso il basso.   
Per una totale uniformazione, bisognerà attendere anche l'introduzione di un unico regime fiscale per tutti i membri dell'UEM, ma per questo dovremo attendere un nuovo passo verso l'unità europea che, nonostante gli sforzi di molti uomini di buona volontà, non è ancora alle viste.  
Nell'insieme, al cittadino italiano l'Euro dovrebbe portare un mix di praticità e di stabilità che, passato lo sconcerto iniziale, non mancherà di essere accolto con favore.   
Al di là del rimpianto, per così dire, sentimentale, per una moneta che, nel bene e nel male, ci ha accompagnato dall'unità d'Italia ad oggi, dovremmo provare la sensazione di un viaggiatore che, dopo una navigazione procellosa, arriva finalmente in un porto sicuro.   
La storia della lira è stata costellata da troppe svalutazioni, troppi momenti di crisi e anche da troppi errori di gestione perché gli italiani possano deprecare la “perdita di sovranità” che l'introduzione dell'Euro comporta.   
Anche senza riandare ai tempi in cui l'esportazione di capitali era un reato penale, e la gente che voleva mettere i propri risparmi al sicuro all'estero nei momenti di maggiore instabilità della moneta nazionale doveva ricorrere a ogni genere di trucchi, il fatto di avere in tasca quella che sarà senza dubbio la seconda, ma forse anche la prima moneta al mondo per solidità e potere di acquisto, sarà sicuramente di conforto. Inoltre, la consapevolezza di dovere ogni giorno guadagnarci queste certezze ci incoraggerà, presumibilmente, a tenere come nazione quei comportamenti virtuosi che abbiamo sempre un po' negletto, ma di cui oggi apprezziamo infine i vantaggi.  
Dovrebbero cambiare anche tante  cattive abitudini.   
Per un Paese fondatore dell'Europa, l'Italia è ancora maledettamente provinciale, con un interesse per quanto avviene al di là delle Alpi limitato a una cerchia ristretta di persone. Una volta adottato l'Euro, non si potrà andare avanti così, perché i comportamenti di un ministro dell'Economia spagnolo o belga, che oggi ci possono essere indifferenti, cominceranno ad avere rilevanza anche per la nostra vita quotidiana. Non solo gli operatori finanziari, ma moltissime altre persone avranno un interesse diretto a informarsi su quello che succede nel resto dell'Unione.   
Con questo interesse, aumenteranno anche la conoscenza delle lingue, la voglia dei soggiorni di studio all'estero, insomma la spinta all'integrazione.   
Con un indubbio vantaggio per la nostra capacità di sviluppare un “sistema Paese” adeguato alle nuove esigenze.  
Certo, hanno ragione coloro che lamentano la nascita di un Euro incompleto, che non circolerà in quattro dei quindici Paesi dell'Unione, tra cui la importantissima Gran Bretagna. E' una divisione carica di interrogativi inquietanti, che non faciliterà la fase di avvio di un esperimento che, per essere totalmente nuovo nella storia della finanza mondiale, è anche suscettibile di inciampare. Ma tant'è, c'è stato chi, come Regno Unito, Svezia e Danimarca, pur avendo i parametri in ordine, ha preferito stare alla finestra e chi, come la Grecia, proprio non ce l'ha fatta a mettersi in regola per tempo. Tutti si augurano che questa divisione possa essere ricomposta nel giro di due-tre anni, ma perché ciò avvenga bisogna che l'Euro sia davvero un successo. E a questo anche noi cittadini dobbiamo contribuire, imparando a “pensare europeo”.  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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