| Pubblichiamo
la terza e ultima parte dell'audizione del prof. Di Bella alla Commissione
Affari Sociali della Camera, dalla quale sono emersi vari e contrastanti
spunti di un dibattito che va ben oltre il singolo, per quanto eclatante,
“caso”.
Presidente - Vi prego, colleghi,
di fare silenzio per non rendere difficile lo svolgimento dell'audizione,
soprattutto per chi è fuori da quest'aula.
Prof. Luigi Di Bella - Per
capire il meccanismo di azione, si possono spendere tante parole, ma abbiamo
fatti, abbiamo dimostrazioni perentorie. Non si tratta più del modo
di pensare o meno, ma della modalità esclusiva di pensare in una
determinata maniera. Non è il modo di pensare di un individuo, chiamiamola
libertà di pensiero in questo caso, perché siamo obbligati
su un determinato punto. Certo, le combinazioni sono tante: se ne prendo
soltanto quattro e soltanto la parte materiale, devo perlomeno prendere
in considerazione il fattoriale di quattro, ma quante altre sostanze vi
sono , che esistevano prima e che, in un bel momento, si trovano ad interagire
con quelle che ho somministrato io? Allora, il fattoriale quanto diventa?
Non lo so. Non desti meraviglia il fatto che si dica: la crescita (ignoramus,
ignorabimus), non la conosciamo, non la conosceremo. Dobbiamo allora ripiegare
nella nullità? No, cerchiamo di agire. Questa è la ragione
per cui ho detto che l'effetto che può dare la quadrilogia non è
nell'assoluta percentuale dei casi. Il fatto che vi sia una certa
percentuale rappresenta sempre una delle modalità di tutte quante
le combinazioni che si possono verificare nell'ambito soltanto spaziale-materiale,
evitando completamente la questione tempo.
La sperimentazione è
utile? Direi che è qualcosa di più: è necessario farla,
ma come farla? Voi non immaginate quante difficoltà ho avuto per
poter preparare la miscela di acido alfaretinoico, betacarotene, vitamina
E e vitamina A palmitato. Per la vitamina A, ho dovuto prendere del palmitato
di vitamina A; non è lo stesso prendere il palmitato, l'oleato e
lo stearato, perché vi sono recettori nucleari anche per l'acido
palmitico; l'azione, a parità di axeroftolo che io do a seconda
che sia esterificato con l'acido palmitico o con un altro, produce effetti
diversi. Per tutto quanto vi è un motivo ed ora non posso annoiarvi
con questi particolari, che vi interessano fino ad un certo punto, ma vi
è un motivo di tutto. Quindi, la sperimentazione è necessario
farla, ma come? Bisogna che prepari queste cose.
Sono stato accusato di avere
rapporti di affari con un farmacista di mia fiducia, un mio allievo, al
quale inviavo i pazienti per la preparazione di tali composti. Come si
fa a fidarsi di tutti quanti i farmacisti che non sanno, perché
non è stato loro insegnato, come comportarsi in presenza di tali
sostanze? Abbiamo cercato in una maniera o nell'altra di superare
anche queste difficoltà. Non più tardi di ieri ho ricevuto
quattro o cinque lettere di farmacisti, provenienti da diverse parti
d'Italia, che mi informano di preparare tutte queste miscele secondo le
norme che avevo impartito. Badate che la questione è fondamentale:
non più di circa due mesi fa è venuta - posso dire anche
la città di provenienza - da Casoria, tanto per non fare nomi, una
bellissima signora di ventisei anni, che se non è morta dovrà
senz'altro morire per un tumore, con il marito; già da qualche anno
si sottoponeva alla mia cura e le ho chiesto, non per curiosità,
ma per intima ragione, dove si fosse procurata le miscele. Mi ha risposto
di averle avute dal farmacista e gli ho chiesto di indicarmi la farmacia.
Le ho raccomandato di buttarle
via e di prenderle dove devono essere prese. Ma quante volte la preparazione
dei farmaci non corrisponde a quella che io desidero.
Per esempio, non è
facile per l'acido alfaretinoico, che si può trovare, ma deve essere
all trans, tutto trans, perché già una stercolsomeria se
si trans ad un determinato livello, attenua se non elimina completamente
le possibilità. In altre parole, siamo nell'ambito della chimica
molecolare, quindi le condizioni sono veramente delicate. In
queste condizioni, cosa bisogna fare? Abbiamo cercato di cominciare a lavorare
in questo senso, affinché vi sia una categoria di farmacisti
in tutta la penisola in grado di preparare miscele che mi diano affidamento
e che non mi mettano nella condizione di sentirmi dire che
prescrivo e consiglio quella farmacia, perché è quello
che mi dà le percentuali. Quando saremo arrivati a questo punto,
avrò la prima certezza che uno dei componenti della mia quadrilogia
è rispettato.
Per quanto riguarda la bromocriptina,
non mi interessa, perché è una specialità già
controllata dal Ministero della sanità e, per questo motivo, mi
sento sicuro. Per quanto concerne la melatonina, la questione cambia aspetto
e vi invito a fare la seguente prova. La melatonina la trovate dappertutto,
persino nei drugstore, cioè nelle drogherie americane, dove ve ne
danno quanta ne volete. Prendete la quantità di melatonina che vi
danno, versatela in acqua distillata e controllate quanti fiocchi, chiamati
melatonina, si siano sciolti. Andate a guardare il giorno dopo: tutti quanti
quegli aghetti che avevate messo rimangono tali e quali. Aggiungete, se
volete, un po' di adenosina. Badate che per arrivare all'adenosina ho lavorato
parecchio. Comunque, mettete un po' di ade- nosina: la melatonina precipita.
Cosa vuol dire? Si è solubilizzata, è capitato qualche cosa,
l'affinità con l'acqua è cambiata.
Voi date la melatonina.
Quanta ne date? Una certa quantità. Dove la comprate? In America.
Risultato: nullo. Perché? Per questo motivo, perché quella
non si è solubilizzata, ovvero non è passata attraverso la
barriera intestinale. Io posso andare a dire a tutti quanti i pazienti
tutto il meccanismo d'azione di tutte le sostanze che si fanno? Questo
significa avere o non avere validità di metodo? E di tutte quante
le specialità che noi medici somministriamo ai nostri pazienti,
forse che noi spieghiamo il meccanismo d'azione di tutti i farmaci? No.
Si tratta di difficoltà
che mi sono posto. Sono difficoltà che conosco, che si debbono superare,
che non sono insuperabili.
Credo che sia, con l'aiuto
di altri, sulla via della soluzione. Il fatto che tale soluzione implichi
degli studi non vuol dire che non si possa risolvere il problema;
bisogna però procedere con cautela prima di trarre delle deduzioni
e non attribuire ad un fattore quello che quel fattore non ha senso attribuire
ad esso, invece, quello che ha. Si tratta cioè, in questo caso,
di avere quel pochino, quel minimo di buon senso e di dirittura,
che è anche di natura rigorosamente scientifica, per poter essere
aderenti alla verità scientifica.
Per quanto riguarda quindi
la sperimentazione, la desidero anch'io, però chiederei solo una
cosa: come si fa questa sperimentazione? (Commenti)
Antonino Mangiacavallo -
Ci sono regole fisse.
Prof. Luigi Di Bella - Ho
imparato per ora ad essere nella vita più diffidente che fiducioso,
perché quando comincia ad esserci la salute, o peggio ancora la
vita di una persona, bisogna stare attenti a quel che si fa.
Allora su questi problemi,
che sono inerenti a quella che si chiama la sperimentazione domani, sarebbe
meglio la certificazione che i farmaci prescritti corrispondano a quelli
che si desiderano.
Questa è una certificazione
necessaria per l'attuazione.
Ma non c'è bisogno
di nessuna indagine sussidiaria, collaterale, che implichi particolari
effetti sull'individuo.
Quello che interessa in
questo caso, e che è stato chiesto da diversi colleghi, io lo propongo
per determinate forme di patologia, la patologia neoplastica in modo
particolare; è necessario farlo. Infatti, avrei non soltanto il
piacere, ma l'orgoglio di vedere modificare le condizioni patologiche di
un individuo verso la normalità.
In fondo noi lavoriamo,
scriviamo, visitiamo una persona per quale motivo, alla fine? Per cercare
di farla guarire.
Quello rientra nell'obiettivo
finale, unico di un medico: a questo tenderei io stesso.
Ma dove si fa? A chi si
dà l'incombenza della cura? E quando noi abbiamo affidato la cura
ad un individuo, questo individuo è per caso scevro da una qualunque
altra influenza che venga da determinate direzioni buone o anche - bisogna
dire - malvagie?
Sono tutti problemi che
mi sono posto e che meritano ancora la soluzione. Però quello che
merita la soluzione non è la sperimentazione dei prodotti; è
soltanto l'efficacia che si viene ad avere in determinate forme neoplastiche.
Io già mi sento sicuro,
posso già dire quali sono le forme neoplastiche; però, poiché
posso essere un illuso, posso avere sbagliato (e l'errore accompagna l'uomo),
avrei non solo il piacere ma anche l'ambizione che un altro tocchi
con mano e constati le illazioni che io ho fatto per ore e che possono
sembrare ipotetiche.
Il problema quindi si sposta
su questo punto: in primo luogo, la preparazione, direi ufficiale, di prodotti
che diano sicurezza.
Questo problema è
relativo innanzitutto alla miscela di vitamine. Non c'è per quanto
riguarda la bromocriptina, per le ragioni che vi ho detto, ed esiste per
quanto riguarda la melatonina.
Per quanto concerne invece
la somatostatina, esiste il problema economico-finanziario.
Questo problema naturalmente
bisogna saperlo affrontare, però non perché si vada ad indagare
sull'efficacia della somatostatina nei tumori, perché la crescita
normale si differenzia dalla crescita patologica per determinati
processi.
Ho appena accennato al fattoriale
qualora ci siano soltanto quattro fattori; ma di fattori ce ne sono molti
di più.
Quindi la somatostatina
agisce sulla crescita diversamente in un caso o nell'altro a seconda della
combinazione dei fattori di crescita che concomitantemente sono attivi
nel momento stesso nella medesima cellula.
Ma questo non si conosce
e non si conoscerà, ignoriamolo e lo ignoreremo, perché se
conoscessimo una cosa di questo genere saremmo nelle condizioni quasi di
creare la vita, cioè di arrivare a degli assurdi che non sarebbero
mai raggiungibili da noi, almeno per quello che possiamo dire per ora.
Per quanto riguarda il resto,
c'è soltanto da dare la prova ufficiale di tutto quanto.
Ci sono le cartelle, infatti
si è parlato di esse.
Queste cartelle ci sono,
io ne ho tante, ho un autentico archivio di cartelle.
Però le cartelle
portano nome e cognome della persona e la malattia che ha; quella persona
le ha date a me perché io le custodisca come segreto professionale.
Non posso mettere sulla
piazza i nomi e le malattie di questi individui. Se la persona mi
dà l'autorizzazione, lo posso fare.
Non c'è dubbio
che il numero delle cartelle di cui dispongo è secondo me,
in base a calcoli approssimativi, più che sufficiente per
dare conferma di quello che sto dicendo, cioè dell'efficacia di
questa determinata cura. In un secondo tempo si potrà fare
anche una specie di elaborazione statistica, per quello che può
valere la statistica in questi casi, con l'enorme variabilità del
substrato su cui la terapia stessa ha agito.
Tutto questo implica tempo.
Quello che io chiedo al Ministero della sanità è che mi si
metta nelle condizioni di poter dare la dimostrazione di questo sulla
base di cartelle che in parte ha avuto e che in parte potrà
avere. Ricordate però un'altra cosa. Se voi siete abituati (ho già
parlato di questo) a leggere le cartelle cliniche, non credo che rimarrete
sorpresi nel constatare quello che vi sto dicendo.
Quante volte prendo una
cartella in mano, la sfoglio, vedo una sfilza di numeri e alla fine non
c'è la diagnosi; sono elencati dei sintomi, c'è qualche reperto
ecografico, c'è qualche reperto della TAC, c'è il diario
giornaliero per quanto riguarda la terapia eccetera, c'è finalmente
la prescrizione finale.
E' una delusione veramente
profonda.
Posso incolpare tutti e
nessuno. Sono cartelle che io leggo; mal che mi vada, sono obbligato a
leggere otto o dieci cartelle tutti i giorni, quelle che mi danno per avere
un parere, quelle che mi danno per avere anche una terapia.
E quando abbiamo cartelle
di questo genere, cosa ce ne facciamo? Quindi, prima di parlare di cartelle,
diciamo piuttosto che sia fatto un resoconto - però che sia debitamente
convalidato - delle condizioni dell'ammalato prima, durante, dopo la fine
della cura.
Se avessimo queste possibilità,
la cura potrebbe assumere un carattere di ufficialità.
Il problema che viene fuori
è il seguente: quando si parla di libertà di cura non è
che l'individuo debba scegliere la cura alla quale deve essere sottoposto
quando viene ricoverato in ospedale.
Cosa capisce un individuo
che non è medico della cura che gli viene data? Però, dire
quali sono gli effetti, di cosa si tratta e mettere l'individuo nelle condizioni
di informarsi per fatti suoi credo sia un dovere.
Ciò che si desidera
per l'ammalato è questo.
Ma la libertà la
deve avere il medico. Il medico invoca questa libertà ma la
può pagare davanti all'ammalato, davanti alla sua coscienza, alla
società, alla giustizia.
Noi, nella nostra attività
siamo rigorosamente legati. Io prima di scrivere una determinata posologia
ci penso, voglio sapere come è “combinato” l'individuo e conoscere
tutte le sue caratteristiche.
E' inutile che mi si dica
che sono legato a questo o a quell'altro, perché una schiavitù
di questo genere non è degna di una società civile. Se una
professione deve essere rigorosamente libera - naturalmente con tutta la
coscienza che questa libertà implica - è proprio quella medica:
su questo non credo ci sia da tergiversare.
Per quanto riguarda i costi,
ricordate che quelli indicati sui giornali sono esagerati.
Infatti, si tratta di 14
amminoacidi e l'ACTH è già di 21 e 23 amminoacidi; già
con 17 amminoacidi si ha attività di ACTH, per cui possiamo avere
dei polipeptidi che hanno un'attività perfetta come somatostatina.
Fare un polipeptide di questo
genere, con le tecniche di oggi, non è una cosa trascendentale.
La questione non è
altro che di politica.
Pare che si possa avere
la somatostatina al prezzo di 2 mila lire al milligrammo, mentre ora viene
a costare sulle 300 mila lire.
Quindi, il costo è
fittizio, è un costo rigorosamente politico: sappiate capire cosa
voglio intendere con questa parola.
Presidente - Prima di passare
al secondo giro di domande, desidero un chiarimento dal professore.
Lei ritiene, professore,
che la libertà di scelta della quale abbiamo parlato sia quella
del medico, mentre mi sembra che le domande che le sono state rivolte
si riferissero alla libertà del paziente di scegliere una terapia,
dopo essere stato informato sulle possibilità di guarigione che
offre una terapia rispetto ad un'altra.
Tutti, a mio avviso, hanno
salutato la sperimentazione come un fatto positivo perché
essa offrirà ai malati la possibilità di scegliere.
Giulio Conti - Parlo a nome
personale, perché sono medico, ma anche a nome del gruppo di Alleanza
Nazionale.
Visto che c'è stata
una piccola polemica poc'anzi, desidero precisare che noi non abbiamo fatto
alcuna scelta, come partito, pro o contro; siamo per la libertà
di cura e di scelta sia del medico sia del paziente, possibilmente in modo
associato. La responsabilizzazione è questa.
In questo ambito la presa
di posizione dell'ordine dei medici è scandalosa ed è contro
i principi della costituzione legislativa dell'ordine dei medici. Su tale
aspetto il discorso con il dottor Pagni non è finito.
Ritengo che questo sia un
punto di accordo di tutti i componenti la Commissione.
A Del Barone ho replicato
che non è vero che c'è libertà di scelta terapeutica.
Lo scorso anno nell'ambito
della legge finanziaria - feci una battaglia personalmente a nome mio e
del mio partito - si votò a favore dell'obbligatorietà dei
protocolli terapeutici, dei percorsi terapeutici , dei percorsi terapeutici
per la malattia.
Questa è la motivazione
per la quale il protocollo Di Bella non viene accettato dal punto di vista
legale. Quest'anno la finanziaria ha ripetuto il discorso, confermandolo
in accordo con l'ordine dei medici.
Noi vogliamo che esso venga
chiarito dalla sede legislativa, perché altrimenti, se c'è
libertà di scelta non possono esserci protocolli terapeutici per
i percorsi di malattia, come dice chiaramente la legge.
Fornirò gli atti
relativi al dibattito parlamentare su tale questione affinché venga
fatta chiarezza. Credo che questo sia un obbligo morale per tutti noi,
poi ognuno fa le sue scelte.
Una seconda domanda ha una
motivazione sociale.
Per piacere signor presidente,
mi sta disturbando.
Presidente - Onorevole Conti,
la prego di essere cortese.
Giulio Conti - Io sto parlando
con il mio interlocutore e lei...
Presidente - E io le chiedo
di fare domande e sbrigarsi.
Giulio Conti - La domanda
è la seguente: all'inizio della sperimentazione, quando essa riguarderà
solo un certo numero di pazienti, le altre migliaia di persone che usano
la terapia Di Bella a chi saranno affidate? Sarà possibile per loro
continuare quella terapia?
Infine, debbo denunciare
il fatto che, dopo il confronto di ieri sera in televisione, il ministro
Bindi, con una disposizione, ha proibito alla regione Puglia la distribuzione
gratuita della somatostatina.
Vi è stato un invito
ufficiale categorico.
Tiziana Valpiana - Penso
che in realtà stiamo ripetendo un copione che si è già
visto da Sammelweiss in giù, passando attraverso Hannemann.
Ogni volta che alla medicina
ufficiale sono state proposte strade nuove e sconosciute, siamo stati
posti di fronte all'idea di ostracismo, di diniego, di attacchi a queste
persone. Qui emerge il discorso della libertà di scelta terapeutica
che, a parer mio, non è solo quella del medico ma è soprattutto
quella della persona che sceglie le proprie terapie come fa per gli altri
aspetti della propria vita. Ho sentito con gioia oggi molti colleghi
schierarsi dalla parte della scelta terapeutica e mi auguro che nei
prossimi mesi, quando parleremo di obbligatorietà delle vaccinazioni
e della scelta che molte donne vorrebbero fare di partorire a casa invece
di essere obbligate a farlo in ospedale, queste vostre prese di posizione
sulla libertà di scelta si ripetano.
Qui credo dobbiamo renderci
conto che non siamo individui singoli, ciascuno dei quali persegue le proprie
filosofie, ma dei legislatori e quindi dobbiamo porci delle domande su
cosa la legge possa e debba fare rispetto alla possibilità di offrire,
come credo noi tutti auspichiamo, libertà di scelta alle persone
e rispetto al fatto che abbiamo anche dei vincoli oggettivi di tipo economico.
Io faccio parte di una forza
politica, Rifondazione comunista, che si è sempre opposta
a posporre le scelte mediche rispetto alla salute dei cittadini, che è
diritto dello Stato garantire, ai problemi dell'economia ed
ogni volta che il ministro del bilancio, che in questo paese fa sanità,
lo ha fatto, ci siamo profondamente opposti ed arrabbiati, ma abbiamo un
tetto della spesa farmaceutica che in qualche modo dobbiamo garantire
e rispettare.
A questo punto il presidente
della Commissione annuncia che il prof. Di Bella deve lasciare l'aula.
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