Anno XVI - No. 09 - 2000

 

 

 

 

 

Il S. Paolo-IMI ha perfezionato l'acquisizione della maggioranza (56%) del Banco e si accinge a lanciare - come impostogli dalla Consob - l'opa totalitaria.

Informa un articolo a firma di Rosario Dimito su MF del 29 maggio, che in base al piano predisposto da S. Paolo-IMI (assieme alla Mc Kinsey) "Banco di Napoli diventa una rete" e che "le funzioni strategiche principali saranno accentrate lasciando in loco la natura di commercial banking".

Questo, dunque, sarebbe lo schema che dovrebbe consentire l'integrazione del "Napoli" nel "S. Carlo". A fronte della annunciata (quanto del tutto prevedibile) riduzione degli organici, (indicata in c.ca 1.500 unità, di cui 600 nella sola Napoli) le "tardive" preoccupazioni dei sindacati daranno certamente inizio a trattative che si concluderanno, come al solito, con un compromesso che consentirà di "salvare" pochi e di "penalizzare" molti, magari utilizzando i cosiddetti "ammortizzatori sociali" che lasciano centinaia di persone senza lavoro, a spese della collettività.

Considerata la drammatica situazione economica di Napoli e del Mezzogiorno, sarebbe logico (ma proprio perché logico, non si farà!) trasferire a Napoli alcuni dei centri decisionali, attualmente a Torino: ad esempio nel settore dell'informatica, della finanza, dell'addestramento ecc.

In sostanza, invece che accentrare a Torino, decentrare a Napoli. Queste decisioni, però, possono essere negoziate soltanto a livello politico con la Regione, ed a livello istituzionale con Roma. Purtroppo alla Regione campana hanno altro a cui pensare, impegnati come sono nella lottizzazione delle poltrone; il Governatore della Banca d'Italia da parte sua, sembra sollecitare una forma di aggregazione in cui si ipotizzano elevate sinergie e riduzioni dei costi a breve, ma si trascurano le esigenze socio-economiche di tipo strutturale che potrebbero essere proprie di un polo bancario meridionale incentrato sul Banco di Napoli, supportato ed integrato dal S. Paolo-IMI.

Le ripetute dichiarazioni dell'Amministratore Delegato Federico Pepe (una nota sul "Il Giornale" del 17.04.99 lo indicava come "il manager del settore bancario più pagato in assoluto, a quota un miliardo 560 milioni di lire annui lordi"), hanno fin dall'inizio addormentato la potenziale protesta, assicurando che Banco di Napoli e S. Paolo-IMI, avrebbero dato origine ad una struttura federativa che avrebbe valorizzato il ruolo meridionalistico del Banco di Napoli. Una tesi ribadita e sottolineata anche nella sua intervista a "Il Sole 24 Ore" del 23 marzo u.s.. Se l'autonomia del Banco è affidata soltanto a Federico Pepe, si può veramente scrivere di un Banco senza difese.

 

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