Anno XVI - No. 09 - 2000

 

 

 

 

 

Carlo Franza

E'un crescendo sensibile e storico il tragitto artistico che da qualche anno Silvio Zampieri porta avanti in quella rarefatta nicchia del "chiarismo" più in generale, che si sostanzia poi nel più vero "secondo chiarismo", di cui egli è interprete e iniziatore sicuro, e che si innesta in quella poetica e in quel mestiere che si fece certo fra le due guerre a Milano, appoggiato da Edoardo Persico, critico di forte impianto morale. E in questa stagione contemporanea e più recente, il suo lavoro - da noi ampiamente storicizzato in più manifestazioni e in prestigiosissime mostre - si certifica in quella storia di stile singolarissimo che va sotto il nome di neochiarismo, di pittura tonale, da rimando a tutta una sfera di storia lombarda che gioca pittoricamente sulla luce, sui toni di latte, sui chiari che sanno d'affresco. Occorre sapere che la sensibilità vivace che muove questi intendimenti ascende alle origini venete, veronesi, del nostro artista, poi "milanesizzato", ma rimasto sempre nel clima lombardo-veneto. Su questi richiami, che vivono anche di una forte presa romantica, Zampieri ha innestato questioni morali ed etiche, di insegnamento e simbologie che si lasciano leggere all'interno dei suoi lavori. Le stesse che una parte della poesia del Novecento sentì forte come in Montale, con la sua "secchezza" e l'ansietà di ritrovare acqua e vita, fino a Rebora con la sua "terra di Lombardia". Pittura tenue, come una pellicola trasparente ove la luce ricrea trasparenze millenarie e lascia filtrare immagini, personaggi, santi, volti femminili, angeli e putti, nature morte. Il neochiarismo di Zampieri si sostanzia di una visione laica e religiosa nel leggere il mondo, soffermandosi sulle piccole cose come su immagini di forte spessore sacrale. Così è stato ad esempio con il recente "S. Vito" per il Patronato dei festeggiamenti di Tricase, in provincia di Lecce. Tutta questa sua pittura pare esangue ma ha una forza interna vitalissima. Ogni immagine cresce nei toni di biacca che danno via via luce a ogni forma. Certamente il nostro artista lombardo-veneto ha guardato a tutta la pittura lombarda precedente e talvolta anche scapigliata, ma tracce riconducono anche alla scuola di Parigi, a Modigliani, fino a Utrillo e Dufy. I consensi che sono venuti al pittore Zampieri in quest'ultimo periodo in Italia e all'estero, sono tanti, comprese le mostre pubbliche che gli sono state dedicate come quella alla Chiesetta Ex Convento di Darfo Boario Terme e all'Auditorium Diocleziano di Lanciano. Ha scritto il collega Mastrolonardo, qualche anno fa, che "Zampieri pure usando tonalità costanti di fondo chiaro, predilige segni e riflessi di un grigio plumbeo, di un rosa tenero e di un azzurro perlaceo, attraverso cui si va delineando, con estrema finezza e sensibile sottigliezza, una realtà figurativa fatta di persone e di elementi naturali, come apparizioni lontane che sembrano emergere dalla luce profonda di un sogno come un perduto ricordo". Ma i critici che hanno ricavato idee e suggerimenti e hanno scritto su tutta la pittura di Silvio Zampieri, tutti hanno ricalcato la capacità sua, unica fra mille, di muovere segni e colori con palpitante creatività. Artista che non ha inseguito modi e mode, ma che ha sostanziato tutto il suo lavoro di mestiere solido ed espressiva poesia come i trecentisti.

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