Anno XVI - No. 09 - 2000

 

 

 

 

 

Livio Caputo

2/4

La seconda testa dell'Unione è rappresentata dalla Commissione Europea, oggi presieduta dall'italiano Romano Prodi.

Qualcuno la definisce, ogni tanto, il governo dell'Europa, ma si tratta di un'esagerazione. La Commissione è in realtà una emanazione dei governi nazionali, che designano sia il presidente, sia i singoli commissari. Questi hanno la doppia funzione di "ministri" comunitari e di rappresentanti delle rispettive nazioni a Bruxelles, che li mette talvolta in conflitto d'interesse.

La funzione primaria della Commissione è di provvedere alla applicazione dei trattati europei, reprimere le infrazioni e farsi promotrice di nuove iniziative. Al momento della sua inaugurazione, ogni presidente tende ad "allargarsi", cioè a presentarsi come il nuovo demiurgo dell'Unione, salvo venire ridimensionato dai governi nazionali restii a farsi sottrarre le loro prerogative.

Prodi ha cercato di spingersi su questo terreno anche più in là dei suoi predecessori, con un ambiziosissimo programma di riforme che è molto piaciuto al Parlamento, ma che lo ha messo in rotta di collisione con il Consiglio e di conseguenza ha finito con il ridurre il suo spazio di manovra. A tagliare l'erba sotto i piedi della Commissione, ha contribuito anche la nomina, nella persona dello spagnolo Javier Solana, del primo responsabile per la politica estera e di difesa dell'Unione, che risponde direttamente al Consiglio.

Prodi non ha molte armi per difendersi da questi attacchi. Disgraziatamente per lui, la Commissione ha perso di recente prestigio a causa degli scandali amministrativi in cui è stata coinvolta, e popolarità a causa delle sue propensioni dirigistiche, che hanno finito con l'interferire in maniera irritante nelle attività di molti cittadini. Comunque anche la Commissione, come è attualmente strutturata, non può reggere all'impatto dell'allargamento: se ai venti commissari attuali - due ciascuno per i cinque Paesi maggiori, uno per i dieci Paesi più piccoli - se ne aggiungessero altri dieci o dodici, si arriverebbe non solo a un ridicolo frazionamento delle competenze, ma anche a una sostanziale ingovernabilità.

Il problema, non da poco, che la Conferenza intergovernativa è chiamata a risolvere (naturalmente all'unanimità) entro tre mesi è di ridurre la Commissione a dimensioni ottimali con il consenso di chi dovrà rinunciare alla poltrona. La "mezza testa" del mostro è il Parlamento di Strasburgo, che rappresenta la grande speranza dei federalisti, ma per ora è ben lungi dall'avere le prerogative dei Parlamenti nazionali.

Sebbene abbia mostrato per la prima volta i muscoli lo scorso anno quando ha costretto la Commissione Santer alle dimissioni, sebbene si sforzi di esercitare al meglio i poteri di codecisione conferitigli dal Trattato di Amsterdam, sebbene abbia ormai un effettivo controllo sul bilancio dell'Unione, sebbene stia diventando il forum per i più importanti discorsi programmatici, la mancanza di iniziativa legislativa e di un rapporto organico con il Consiglio Europeo ne fanno un potere incompiuto. Una ridefinizione del suo ruolo è indispensabile se si vuole aumentare il tasso di democrazia dell'Unione.

Click Here!