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Da
due anni a questa parte, tra le istituzioni che contano c'è anche la
Banca Centrale Europea, unico punto di riferimento per la moneta unica
di dodici Paesi su quindici. Per statuto, esso gode di assoluta autonomia
sia da Bruxelles, sia dai governi nazionali, e infatti in assoluta autonomia
ha deciso, nei mesi scorsi, che era venuto il momento di alzare i tassi
di interesse.
Ma l'idea di questa Banca sospesa nel vuoto, senza un contraltare politico,
ha cominciato presto a sollevare malumori soprattutto a sinistra, portando
acqua al mulino di coloro che spingono per la creazione di un vero governo
europeo Tutti sono consci che c'è urgente bisogno di mettere ordine
in questo guazzabuglio, foriero di continui conflitti di competenza.
Lo stesso Prodi, nel suo discorso inaugurale, ha detto: "L'Unione Europea
si è sviluppata, nel corso degli anni, attraverso la sovrapposizione
di diversi stati geologici: prima è venuta l'unione doganale, poi il
mercato unico, poi la moneta unica (che peraltro vale per adesso solo
per dodici Paesi su quindici - ndr).
Le relative politiche sono state sviluppate in parallelo, a mano a mano
che si rendevano necessarie, ma senza un piano generale che ne garantisse
il coordinamento". Purtroppo, non c'è accordo tra gli Stati, e neppure
all'interno degli Stati, sulle modalità della revisione.
Chi
vuole una Costituzione Europea, che chiarisca una volta per tutte i
rapporti tra le varie "teste", chi si accontenterebbe di un aggiustamento
dei Trattati esistenti. Le resistenze alla Costituzione sono di segno
opposto.
Per alcuni, prevale il timore di congelare la situazione attuale, precludendo
per molto tempo la possibilità di ulteriori passi avanti verso l'integrazione;
per altri, c'è la riluttanza a sottoscrivere un documento che - nel
bene e nel male - costituirebbe un sostanziale passo avanti sulla strada
dell'Europa politica. Qualunque sia la soluzione, rimarrebbe comunque
l'incognita della sua ratifica, specie ove non fosse affidata al Parlamento
ma sottoposta a referendum popolare. In nessun campo come quello europeo
vale la massima "tot capita, tot sententiae".
Nessun
governo ha finora definito con precisione quale è il suo obbiettivo
finale, perché tutti sono afflitti da contrasti interni. Nessun Paese
ha una politica "bipartisan", che garantisca una continuità di intenti
in caso di cambio di maggioranza. Nessun partito è unanime al suo interno,
perchè sia a destra sia a sinistra ci sono euroscettici, euroentusiasti
ed eurorealisti che possono convivere sotto lo stesso tetto solo finchè
i programmi restano vaghi.
E a complicare ulteriormente le cose è arrivata, non soltanto in Italia,
la ventata federalista, che vorrebbe fare entrare nel gioco istituzionale
anche la Camera delle regioni e ha indotto qualcuno a rispolverare perfino
il vecchio piano Heineken per un'Europa senza più stati nazionali, ma
con un solo governo centrale contornato da 56 governi regionali.
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