Anno XVI - No. 09 - 2000

 

 

 

 

 

Livio Caputo

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Da due anni a questa parte, tra le istituzioni che contano c'è anche la Banca Centrale Europea, unico punto di riferimento per la moneta unica di dodici Paesi su quindici. Per statuto, esso gode di assoluta autonomia sia da Bruxelles, sia dai governi nazionali, e infatti in assoluta autonomia ha deciso, nei mesi scorsi, che era venuto il momento di alzare i tassi di interesse.

Ma l'idea di questa Banca sospesa nel vuoto, senza un contraltare politico, ha cominciato presto a sollevare malumori soprattutto a sinistra, portando acqua al mulino di coloro che spingono per la creazione di un vero governo europeo Tutti sono consci che c'è urgente bisogno di mettere ordine in questo guazzabuglio, foriero di continui conflitti di competenza.

Lo stesso Prodi, nel suo discorso inaugurale, ha detto: "L'Unione Europea si è sviluppata, nel corso degli anni, attraverso la sovrapposizione di diversi stati geologici: prima è venuta l'unione doganale, poi il mercato unico, poi la moneta unica (che peraltro vale per adesso solo per dodici Paesi su quindici - ndr).

Le relative politiche sono state sviluppate in parallelo, a mano a mano che si rendevano necessarie, ma senza un piano generale che ne garantisse il coordinamento". Purtroppo, non c'è accordo tra gli Stati, e neppure all'interno degli Stati, sulle modalità della revisione.

Chi vuole una Costituzione Europea, che chiarisca una volta per tutte i rapporti tra le varie "teste", chi si accontenterebbe di un aggiustamento dei Trattati esistenti. Le resistenze alla Costituzione sono di segno opposto.

Per alcuni, prevale il timore di congelare la situazione attuale, precludendo per molto tempo la possibilità di ulteriori passi avanti verso l'integrazione; per altri, c'è la riluttanza a sottoscrivere un documento che - nel bene e nel male - costituirebbe un sostanziale passo avanti sulla strada dell'Europa politica. Qualunque sia la soluzione, rimarrebbe comunque l'incognita della sua ratifica, specie ove non fosse affidata al Parlamento ma sottoposta a referendum popolare. In nessun campo come quello europeo vale la massima "tot capita, tot sententiae".

Nessun governo ha finora definito con precisione quale è il suo obbiettivo finale, perché tutti sono afflitti da contrasti interni. Nessun Paese ha una politica "bipartisan", che garantisca una continuità di intenti in caso di cambio di maggioranza. Nessun partito è unanime al suo interno, perchè sia a destra sia a sinistra ci sono euroscettici, euroentusiasti ed eurorealisti che possono convivere sotto lo stesso tetto solo finchè i programmi restano vaghi.

E a complicare ulteriormente le cose è arrivata, non soltanto in Italia, la ventata federalista, che vorrebbe fare entrare nel gioco istituzionale anche la Camera delle regioni e ha indotto qualcuno a rispolverare perfino il vecchio piano Heineken per un'Europa senza più stati nazionali, ma con un solo governo centrale contornato da 56 governi regionali.

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