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Ricordato
l'evangelico "separare il grano dal loglio", proseguiamo la navigazione
a bordo del dizionario per districarci nelle cortine fumogene stesse
attorno all'"olio da riso". Dunque. "Sbramatura: pulitura del risone
dalla lolla"; "Lolla: sottoprodotto della sbramatura, costituito dalle
foglie che avvolgevano i chicchi; simbolo di fiacchezza fisica e morale:
'è un uomo di lolla'".
Con la "pula" siamo ancora lì, perché è "cascame rappresentato dall'involucro
dei chicchi, specialmente dei cereali". Riassumendo. Mentre i chicchi
di riso (tanto per non farsi capire bene specificati come "cariossidi")
vengono avviati alla loro normale commercializzazione, con gli avanzi
della loro sbramatura e spulatura, la lolla e la pula, cascami di cui
fa parte in modestissima percentuale anche (dicesi minimalmente anche)
l'embrione del chicco (pardon: della cariosside), il germe, si fabbrica
l'olio da riso. Lolla e pula vengono infatti surriscaldate ("tostate"),
quindi deumidificate e infine spremute e depurate per rettificazione,
usualmente con solventi chimici come si fa per l'olio di sansa d'oliva,
cui l'"olio di riso" (che sarebbe pertanto più limpido indicare come
"olio di crusca di riso") va produttivamente imparentato. Tanto per
la chiarezza sulla provenienza dell'"olio di riso". Sugli effetti terapeutici
dichiarati nelle "Informazioni riservate ai Sigg.
Medici" - dove si legge che "Riduce sino al 40 per cento il colesterolo
legato a LDL e la concentrazione delle Apolipoproteine B" e "i trigliceridi
nel circolo ematico sino al 25 per cento" - non abbiamo ora modo di
pronunciarci. Possiamo giusto annotare che i relativi, serissimi lavori
scientifici richiamati appositamente in bibliografia sono: Nicolosi
et al., "Livelli di lipoproteine in scimmie nutrite con una dieta contenente
olio di riso"; "Circulation" 88, 1989 e Sasaki/ Takada/ Honda/ Kusada/
Tanabe/ Matsunaga e Arakava, "Effetti del gamma-orizanolo nei lipidi
e apoliproteine sierici in schizofrenici dislipidemici in trattamento
con tranquillanti maggiori"; Clin.
Therapeutics
12, 1990. Non saremo certo noi a fare del razzismo nei confronti delle
nostre strette parenti e controfigure biologiche scimmiette di laboratorio,
sul cui metabolismo lipidico di inquadratura primieramente vegetariana
però richiamiamo tuttavia l'attenzione. E tanto meno faremo del razzismo
nei confronti dei poveri schizofrenici dislipidemici sottoposti a pesanti
terapie farmaconeurologiche. Ma sulle interazioni fra i farmaci neurolettici
e loro attività metaboliche neurovegetative, qualche significativa perplessità
ce la permettiamo. Avete riso? Non direi.
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