Year XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Sergio Angeletti

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Ricordato l'evangelico "separare il grano dal loglio", proseguiamo la navigazione a bordo del dizionario per districarci nelle cortine fumogene stesse attorno all'"olio da riso". Dunque. "Sbramatura: pulitura del risone dalla lolla"; "Lolla: sottoprodotto della sbramatura, costituito dalle foglie che avvolgevano i chicchi; simbolo di fiacchezza fisica e morale: 'è un uomo di lolla'".

Con la "pula" siamo ancora lì, perché è "cascame rappresentato dall'involucro dei chicchi, specialmente dei cereali". Riassumendo. Mentre i chicchi di riso (tanto per non farsi capire bene specificati come "cariossidi") vengono avviati alla loro normale commercializzazione, con gli avanzi della loro sbramatura e spulatura, la lolla e la pula, cascami di cui fa parte in modestissima percentuale anche (dicesi minimalmente anche) l'embrione del chicco (pardon: della cariosside), il germe, si fabbrica l'olio da riso. Lolla e pula vengono infatti surriscaldate ("tostate"), quindi deumidificate e infine spremute e depurate per rettificazione, usualmente con solventi chimici come si fa per l'olio di sansa d'oliva, cui l'"olio di riso" (che sarebbe pertanto più limpido indicare come "olio di crusca di riso") va produttivamente imparentato. Tanto per la chiarezza sulla provenienza dell'"olio di riso". Sugli effetti terapeutici dichiarati nelle "Informazioni riservate ai Sigg.

Medici" - dove si legge che "Riduce sino al 40 per cento il colesterolo legato a LDL e la concentrazione delle Apolipoproteine B" e "i trigliceridi nel circolo ematico sino al 25 per cento" - non abbiamo ora modo di pronunciarci. Possiamo giusto annotare che i relativi, serissimi lavori scientifici richiamati appositamente in bibliografia sono: Nicolosi et al., "Livelli di lipoproteine in scimmie nutrite con una dieta contenente olio di riso"; "Circulation" 88, 1989 e Sasaki/ Takada/ Honda/ Kusada/ Tanabe/ Matsunaga e Arakava, "Effetti del gamma-orizanolo nei lipidi e apoliproteine sierici in schizofrenici dislipidemici in trattamento con tranquillanti maggiori"; Clin.

Therapeutics 12, 1990. Non saremo certo noi a fare del razzismo nei confronti delle nostre strette parenti e controfigure biologiche scimmiette di laboratorio, sul cui metabolismo lipidico di inquadratura primieramente vegetariana però richiamiamo tuttavia l'attenzione. E tanto meno faremo del razzismo nei confronti dei poveri schizofrenici dislipidemici sottoposti a pesanti terapie farmaconeurologiche. Ma sulle interazioni fra i farmaci neurolettici e loro attività metaboliche neurovegetative, qualche significativa perplessità ce la permettiamo. Avete riso? Non direi.

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