Anno XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Sergio Angeletti

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Una vecchia battutaccia proveniente da Mosca era intitolata all' "Umorista sconsolato": Un umorista si affaccia dentro un negozio di granaglie e chiede "Avete riso?". "Certamente!" gli rispondono. "Almeno voi," bisbiglia scuotendo la testa e ritirandosi. E' una gag che stimola ben poco il riso, come ben poco riso c'è nei propagandatissimi "oli di riso" freschi freschi di moda, lanciati da conferenze e comunicati stampa, articoli e pubblicità relativi.

Farà tanto "alternativo", farà tanto "naturale", farà tanto "oriental scic" (o "chic"), farà tanto "new age" dall'attraente sapore medical-salutistico, farà tutto quel che volete, fatene tutto quel che volete. A me basta che vi sia chiaro che NON E' RICAVATO DAL RISO, se per "riso" s'intende, come il 99,999999 per cento della gente intende, i chicchi di riso. No: l'olio di riso è ricavato - con processi termochimici da far storcere il naso a tutti i macrobiotici che si rispettino - dal cascame di spulatura del riso, ovvero delle scorze dei chicchi. Un'occhiata (antologica) all'articolo scientifico-medico che ne descrive la preparazione permetterà qualche più accurata informazione e riflessione.

Apprendiamo così che: "L'olio di riso (adatto per l'alimentazione e la cosmetica) è frutto di una tecnologia messa a punto in Giappone fin dagli anni '70: dopo la separazione dalla cariosside, la pula e la lolla vengono esposte per pochi minuti ad alta temperatura (95°-105° C) per disattivare gli enzimi responsabili della degradazione degli acidi grassi; successivamente si essiccano fino a raggiungere il 6-7 per cento di umidità. Si procede poi con la spremitura e con la rettificazione, che garantisce all'olio di riso la massima purezza, requisito indispensabile per un functional food". "Fare Fumo!": ordine della vecchia marineria a vapore, che veniva impartito ai fuochisti giù alle macchine, affinché manovrando sul tiraggio dei fumaioli, ottenessero l'addensarsi di quelle "cortine fumogene" con cui confondere il nemico.

Qui il predestinato ad essere fuorviato parrebbe proprio il consumatore. Di cui ci occupiamo qui, perché sono i souteneurs stessi dell'olio da riso a darci spazio, destinando a chiare lettere il loro prodotto a "pazienti" e in "farmacia" perché è "un sistema che fa terapia". Se ne occupa a pieno titolo, quindi, chi si occupa di "Salute della Sanità". Leggiamo infatti nei fogli "Informazione riservata ai Sigg. Medici", che l'"OLIO DI RISO svolge un effettivo ruolo terapeutico inserendosi naturalmente nelle abitudini alimentari del paziente". Lasciamo all'acume del lettore l'analisi dell'ambiguo significato di questo fumoso "naturalmente" messo furbescamente qui. Ma adesso vediamo di diradare almeno il fumo semantico, cioè di parolette e paroloni buttati lì appunto per far fumo.

"Functional food" s'usa per "i cibi contenenti principi attivi naturali, che possiedono concrete proprietà farmacodinamiche e documentate attività preventive e/o terapeutiche per determinate patologie". Passim. "Cariosside" insinua mortifere assonanze, evocanti l'immagine d'un inesorabile insetto dedito a cariare e ossidare la salubrità di ciò che rode, un "tarlo della salute", che per far sano l'olio di riso ne viene (fortunatamente?!) escluso per principio e fin da principio. Infatti - la spiegazione risulta inequivocabile - l'estrazione dell'olio di riso avviene da ciò che avanza "dopo la separazione della cariosside".

Poiché la "cariosside" altro non è che il chicco, se non è fatto coi chicchi (chiamati "cariossidi" così si nota meno, e anzi...eppoi l'olio dall'amido...), con cos'è fatto 'st'olio di riso? Più limpidamente, alcuni dei lavori scientifici citati riservatamente ai Medici, scrivono rice bran oil, ovvero "olio di crusca di riso". Intendendo in questo caso, visto che dal riso prevalentemente non si fa farina, non il residuo di macinazione, bensì il residuo di sbramatura.

 

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Sergio Angeletti