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E'un
crescendo sensibile e storico il tragitto artistico che da qualche anno
Silvio Zampieri porta avanti in quella rarefatta nicchia del "chiarismo"
più in generale, che si sostanzia poi nel più vero "secondo chiarismo",
di cui egli è interprete e iniziatore sicuro, e che si innesta in quella
poetica e in quel mestiere che si fece certo fra le due guerre a Milano,
appoggiato da Edoardo Persico, critico di forte impianto morale. E in
questa stagione contemporanea e più recente, il suo lavoro - da noi
ampiamente storicizzato in più manifestazioni e in prestigiosissime
mostre - si certifica in quella storia di stile singolarissimo che va
sotto il nome di neochiarismo, di pittura tonale, da rimando a tutta
una sfera di storia lombarda che gioca pittoricamente sulla luce, sui
toni di latte, sui chiari che sanno d'affresco. Occorre sapere che la
sensibilità vivace che muove questi intendimenti ascende alle origini
venete, veronesi, del nostro artista, poi "milanesizzato", ma rimasto
sempre nel clima lombardo-veneto. Su questi richiami, che vivono anche
di una forte presa romantica, Zampieri ha innestato questioni morali
ed etiche, di insegnamento e simbologie che si lasciano leggere all'interno
dei suoi lavori. Le stesse che una parte della poesia del Novecento
sentì forte come in Montale, con la sua "secchezza" e l'ansietà di ritrovare
acqua e vita, fino a Rebora con la sua "terra di Lombardia". Pittura
tenue, come una pellicola trasparente ove la luce ricrea trasparenze
millenarie e lascia filtrare immagini, personaggi, santi, volti femminili,
angeli e putti, nature morte. Il neochiarismo di Zampieri si sostanzia
di una visione laica e religiosa nel leggere il mondo, soffermandosi
sulle piccole cose come su immagini di forte spessore sacrale. Così
è stato ad esempio con il recente "S. Vito" per il Patronato dei festeggiamenti
di Tricase, in provincia di Lecce. Tutta questa sua pittura pare esangue
ma ha una forza interna vitalissima. Ogni immagine cresce nei toni di
biacca che danno via via luce a ogni forma. Certamente il nostro artista
lombardo-veneto ha guardato a tutta la pittura lombarda precedente e
talvolta anche scapigliata, ma tracce riconducono anche alla scuola
di Parigi, a Modigliani, fino a Utrillo e Dufy. I consensi che sono
venuti al pittore Zampieri in quest'ultimo periodo in Italia e all'estero,
sono tanti, comprese le mostre pubbliche che gli sono state dedicate
come quella alla Chiesetta Ex Convento di Darfo Boario Terme e all'Auditorium
Diocleziano di Lanciano. Ha scritto il collega Mastrolonardo, qualche
anno fa, che "Zampieri pure usando tonalità costanti di fondo chiaro,
predilige segni e riflessi di un grigio plumbeo, di un rosa tenero e
di un azzurro perlaceo, attraverso cui si va delineando, con estrema
finezza e sensibile sottigliezza, una realtà figurativa fatta di persone
e di elementi naturali, come apparizioni lontane che sembrano emergere
dalla luce profonda di un sogno come un perduto ricordo". Ma i critici
che hanno ricavato idee e suggerimenti e hanno scritto su tutta la pittura
di Silvio Zampieri, tutti hanno ricalcato la capacità sua, unica fra
mille, di muovere segni e colori con palpitante creatività. Artista
che non ha inseguito modi e mode, ma che ha sostanziato tutto il suo
lavoro di mestiere solido ed espressiva poesia come i trecentisti.
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