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"Il
più sovrano maestro stato in dipintura che si trovasse al suo tempo,
e quegli che più trasse ogni figura e atti al naturale…" Così scriveva
Giovanni Villani nella sua Cronaca, IX, 12, nell'anno 1340 circa. E
non era l'unico, giacché è stato citato e celebrato da Dante nella Divina
Commedia ("credette Cimabue nella pintura/tener lo campo, e ora ha Giotto
il grido/ si che la fama di colui è scura", Purgatorio, XI, 94-96);
ed anche da Boccaccio, Petrarca, e Cennino Cennini, che di lui scrisse:
"Rimutò l'arte di greco in latino, e la ridusse al moderno".
Bellissimi giudizi del tempo su Giotto che va considerato fra gli artisti
il più moderno dell'arte antica. Ed ecco che nei nuovi locali per esposizioni
temporanee della galleria dell'Accademia è ospitata fino al 30 settembre,
a Firenze, la più ampia mostra mai realizzata sulle opere di Giotto,
e per di più un'occasione per conoscere gli ultimi studi dei massimi
esperti su tutta l'opera giottesca e della sua bottega, ad iniziare
da Luciano Bellosi, Giorgio Bonsanti e Miklos Boskovits, unitamente
alla conoscenza di alcune opere di recente attribuzione.
Un
viaggio nell'opera di Giotto supremo innovatore della pittura occidentale,
culmine e insieme punto di arrivo e di partenza, che cade settecento
anni dopo la sua attività artistica a Roma, in occasione del Giubileo
di Bonifacio VIII del 1300. Un primato rinnovatore di Giotto che per
primo pose l'uomo al centro della sua opera, riconosciuto già dai suoi
comportamenti, fino a Vasari che negli anni Sessanta del '500 ricorda
episodi curiosi, come quella mosca dipinta su una tavola nella bottega
di Cimabue, scambiata per vera.
Per
capire chi sia stato Giotto è bene sapere che è stato pittore, architetto
e scultore, imprenditore ante litteram, direttore di grandi cantieri,
ed eletto nel 1334 dal comune di Firenze "magistrum et gubernatorem"
non solo dei lavori in duomo ma anche di altre opere pubbliche ad iniziare
dalle mura.
Patrocinata
da enti vari e dalla Sovrintendenza di Firenze, coordinata da Angelo
Tartuferi con un comitato di esperti, la rassegna si presenta con trentasei
opere tra dipinti, sculture e disegni. Giotto, figlio del fabbro Bondone
di Angiolino, nato a Colle di Vespignano presso Vicchio di Mugello,
verso il 1267, si forma nella bottega fiorentina di Cimabue.
Romanzata
la notizia che racconta il Ghiberti di un giovanissimo Giotto pastore
scoperto da Cimabue, mentre disegna pecore, mentre esiste la reale iscrizione
del giovane nella potente Arte della lana, dopo il trasferimento della
famiglia a Firenze nella Parrocchia di Santa Maria Novella.
Va sottolineato come le prime importanti esperienze giottesche sono,
nell'ultimo decennio del '200, ad Assisi, invitato a dipingere nella
basilica superiore dai francescani.
E questo apprendistato lo si nota nell'opera in mostra "Madonna con
Bambino" del Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino, oscillante
come attribuzione fra Giotto e Cimabue.
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