Anno XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Carlo Franza

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"Il più sovrano maestro stato in dipintura che si trovasse al suo tempo, e quegli che più trasse ogni figura e atti al naturale…" Così scriveva Giovanni Villani nella sua Cronaca, IX, 12, nell'anno 1340 circa. E non era l'unico, giacché è stato citato e celebrato da Dante nella Divina Commedia ("credette Cimabue nella pintura/tener lo campo, e ora ha Giotto il grido/ si che la fama di colui è scura", Purgatorio, XI, 94-96); ed anche da Boccaccio, Petrarca, e Cennino Cennini, che di lui scrisse: "Rimutò l'arte di greco in latino, e la ridusse al moderno".

Bellissimi giudizi del tempo su Giotto che va considerato fra gli artisti il più moderno dell'arte antica. Ed ecco che nei nuovi locali per esposizioni temporanee della galleria dell'Accademia è ospitata fino al 30 settembre, a Firenze, la più ampia mostra mai realizzata sulle opere di Giotto, e per di più un'occasione per conoscere gli ultimi studi dei massimi esperti su tutta l'opera giottesca e della sua bottega, ad iniziare da Luciano Bellosi, Giorgio Bonsanti e Miklos Boskovits, unitamente alla conoscenza di alcune opere di recente attribuzione.

Un viaggio nell'opera di Giotto supremo innovatore della pittura occidentale, culmine e insieme punto di arrivo e di partenza, che cade settecento anni dopo la sua attività artistica a Roma, in occasione del Giubileo di Bonifacio VIII del 1300. Un primato rinnovatore di Giotto che per primo pose l'uomo al centro della sua opera, riconosciuto già dai suoi comportamenti, fino a Vasari che negli anni Sessanta del '500 ricorda episodi curiosi, come quella mosca dipinta su una tavola nella bottega di Cimabue, scambiata per vera.

Per capire chi sia stato Giotto è bene sapere che è stato pittore, architetto e scultore, imprenditore ante litteram, direttore di grandi cantieri, ed eletto nel 1334 dal comune di Firenze "magistrum et gubernatorem" non solo dei lavori in duomo ma anche di altre opere pubbliche ad iniziare dalle mura.

Patrocinata da enti vari e dalla Sovrintendenza di Firenze, coordinata da Angelo Tartuferi con un comitato di esperti, la rassegna si presenta con trentasei opere tra dipinti, sculture e disegni. Giotto, figlio del fabbro Bondone di Angiolino, nato a Colle di Vespignano presso Vicchio di Mugello, verso il 1267, si forma nella bottega fiorentina di Cimabue.

Romanzata la notizia che racconta il Ghiberti di un giovanissimo Giotto pastore scoperto da Cimabue, mentre disegna pecore, mentre esiste la reale iscrizione del giovane nella potente Arte della lana, dopo il trasferimento della famiglia a Firenze nella Parrocchia di Santa Maria Novella.

Va sottolineato come le prime importanti esperienze giottesche sono, nell'ultimo decennio del '200, ad Assisi, invitato a dipingere nella basilica superiore dai francescani.

E questo apprendistato lo si nota nell'opera in mostra "Madonna con Bambino" del Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino, oscillante come attribuzione fra Giotto e Cimabue.

 

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Croce dipinta 1315 Firenze

ChiesadiOgnissanti, Sacrestia

 

 

Madonna col bambino 1285-90, Borgo San Lorenzo, Pieve