|
La
mostra è l'occasione per ammirare non solo alcuni fra i suoi capolavori
più importanti, ma anche opere sconosciute o di recente attribuzione
provenienti da Firenze, dall'Italia, da collezioni private e da importanti
musei stranieri, New York, Boston, San Diego, Strasburgo, Stoccarda.
E' il caso dei resti di affreschi staccati dalla cappella maggiore della
Chiesa di Badia, custoditi da anni nei depositi della Sovrintendenza
fiorentina e destinati, dopo la mostra, all'ubicazione originale. Ci
sono persino le due tavole della galleria di Stoccarda, raffiguranti
23 e 21 scene dell'Apocalisse, proposte per la prima volta come opere
autografe di Giotto.
E tra questi capolavori non mancano il Polittico di Santa Reparata,
il Crocifisso della Chiesa di Ognissanti, il Santo Stefano del Museo
Horne di Firenze, il polittico della Pinacoteca Nazionale di Bologna,
la cuspide del polittico della Cappella Baroncelli in Santa Croce a
Firenze, conservato nel Museo di San Diego in California, la Crocefissione
del Museo di Strasburgo e la Madonna con Bambino in trono, angeli, San
Giovanni e San Francesco, con le sette Virtù, di una collezione privata
di New York, riunite queste due ultime per la prima volta per verificare
se in origine facessero parte dello stesso dittico.
Oggi tornano in auge le attribuzioni che sono rimaste indecise per tanti
anni come le "Storie di Isacco e le Storie di San Francesco". E tutto
alla luce di preziosi frammenti, per la verità due, provenienti dal
sottarco della volta dei Dottori, accostati alla frammentaria e consunta
Madonna con Bambino della pieve di Borgo San Lorenzo e la Madonna del
Museo di Santo Stefano a Ponte, che ci confermano la paternità di Giotto
e della sua bottega.
Della
quale bottega facevano parte sia Stefano, forse figlio di una figlia
di Giotto, che Francesco, figlio di Giotto, presente in altre opere
del padre, perché dopo Assisi le tappe prestigiose sono Padova e Rimini,
dove lavora per l'ordine francescano come ben sottolinea il collega
storico Riccobaldo Ferrarese. E nei primi anni del '300 ancora Roma,
Napoli e Avignone, per conto del Papa e degli Angioini che lo denominano
"prothopicor" e "prothomagister".
|