Anno XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Carlo Franza

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La mostra è l'occasione per ammirare non solo alcuni fra i suoi capolavori più importanti, ma anche opere sconosciute o di recente attribuzione provenienti da Firenze, dall'Italia, da collezioni private e da importanti musei stranieri, New York, Boston, San Diego, Strasburgo, Stoccarda. E' il caso dei resti di affreschi staccati dalla cappella maggiore della Chiesa di Badia, custoditi da anni nei depositi della Sovrintendenza fiorentina e destinati, dopo la mostra, all'ubicazione originale. Ci sono persino le due tavole della galleria di Stoccarda, raffiguranti 23 e 21 scene dell'Apocalisse, proposte per la prima volta come opere autografe di Giotto.

E tra questi capolavori non mancano il Polittico di Santa Reparata, il Crocifisso della Chiesa di Ognissanti, il Santo Stefano del Museo Horne di Firenze, il polittico della Pinacoteca Nazionale di Bologna, la cuspide del polittico della Cappella Baroncelli in Santa Croce a Firenze, conservato nel Museo di San Diego in California, la Crocefissione del Museo di Strasburgo e la Madonna con Bambino in trono, angeli, San Giovanni e San Francesco, con le sette Virtù, di una collezione privata di New York, riunite queste due ultime per la prima volta per verificare se in origine facessero parte dello stesso dittico.

Oggi tornano in auge le attribuzioni che sono rimaste indecise per tanti anni come le "Storie di Isacco e le Storie di San Francesco". E tutto alla luce di preziosi frammenti, per la verità due, provenienti dal sottarco della volta dei Dottori, accostati alla frammentaria e consunta Madonna con Bambino della pieve di Borgo San Lorenzo e la Madonna del Museo di Santo Stefano a Ponte, che ci confermano la paternità di Giotto e della sua bottega.

Della quale bottega facevano parte sia Stefano, forse figlio di una figlia di Giotto, che Francesco, figlio di Giotto, presente in altre opere del padre, perché dopo Assisi le tappe prestigiose sono Padova e Rimini, dove lavora per l'ordine francescano come ben sottolinea il collega storico Riccobaldo Ferrarese. E nei primi anni del '300 ancora Roma, Napoli e Avignone, per conto del Papa e degli Angioini che lo denominano "prothopicor" e "prothomagister".

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Un profeta (tondo),1315,

frammento di vetrataFirenze,

Museo dell'Opera di Santa Croce