|
Intervista
a Monsignor Minuti,
Presidente
del Gruppo di Ricerca
e
Informazione sulle Sette (GRIS)
Come
spiega, Mons. Minuti, lo svilupparsi del fenomeno di nuove forme di
culto negli stati occidentali, tra i quali anche l'Italia, cattolica
per tradizione?
Le attuali condizioni sociali, segnate da diffusa insicurezza per la
concorrenza di tanti fattori destabilizzanti (paura ricorrente di guerra
atomica, guerre di inaudita ferocia in tante regioni, intolleranza etnica
e religiosa, milioni di profughi, disoccupazione, crisi della famiglia,
egoismo edonistico con relativi sfruttamenti dei "deboli") hanno aumentato
disperazione, diffidenza, isolamento e conseguente ricerca di appoggio
"affidabile". Il secolarismo diffuso e la ricerca spasmodica di benessere
hanno impoverito la vita religiosa in famiglia; genitori non esemplari
non hanno trasmesso valori imprescindibili per l'autentico bene individuale
e sociale, né sono stati capaci di illuminare religiosamente figli in
adolescenza fisiologicamente contestatrice e tuttavia in ansiosa ricerca
di risposte ben fondate ai grandi "perché" della vita. La ridotta pratica
cristiana ha spinto verso fumosi surrogati: tante "nuove" forme di culto
hanno capito e prontamente usato il momento favorevole, offrendo ad
un mercato affamato imminenti - e perciò efficaci - "oasi paradisiache"
e "risposte facili a domande difficili". Non è forse onesto e operativo
ammettere che, anche questa volta "i figli di questo secolo" sono stati
più avveduti e tempestivi che "i figli della luce" (cfr. Lc 16,8)?
Poiché
non tutti i movimenti spirituali diversi dalle religioni tradizionali,
che comunemente sono definiti sette sono pericolosi, dove termina secondo
lei la libertà di religione e comincia la strumentalizzazione della
persona all'interno di un gruppo religioso? La libertà di abbracciare
una religione o l'altra è funzione della misura di verità religiosa
raggiunta con ricerca rispettabile, degna di questo nome. Contro tale
rispettabilità congiurano relativismo religioso (una religione vale
l'altra) e le "decisioni" che non sono propriamente "scelte" ma soltanto
cedimento ad attrazioni attuate con studiati inganni.
Quando
un adepto si accorge o comincia a sospettare di essere stato attirato
non da autentiche verità ma da esche ben mimetizzate, ha un dovere morale:
deve - nell'interesse suo e sociale - concludere di trovarsi non in
una rispettabile religione ma in una deplorevole organizzazione con
inequivocabili connotati di setta: starà poi a lui prendere le decisioni
più sagge in rapporto alla sua concreta situazione (di famiglia ecc.).
Non è libertà religiosa aderire a frodi: proprio sono il sintomo della
strumentalizzazione della persona all'interno di sedicenti gruppi religiosi.
Quale
tipo di lavoro svolge il GRIS sul territorio?
Il
Gruppo di Ricerca e di Informazione sulle Sette riceve richieste di
aiuto - ordinariamente - da parenti di persone che in casa presentano
comportamenti "nuovi", fanno discorsi a loro insoliti e spesso insistono
perché si passi tutti insieme ad un gruppo "religioso" dai contorni
imprecisi. Questa è la via più comune per rivelare, sul territorio o
su un esatto suo punto, l'azione di un gruppo "religioso" che, pur tendendo
a conquistare intere famiglie, ne teme la naturale solidarietà dei membri
e spinge ad agire senza scoprire le carte fino a suscitare il giusto
allarme per le sue posizioni dottrinali e per i metodi di persuasione.
Tali posizioni e metodi, presenti nelle pubblicazioni del gruppo, vengono
studiati proprio nelle dirette e ufficiali vie di diffusione: se ne
prepara relativa, ineccepibile documentazione e, a scopo preventivo
e terapeutico, viene resa nota per via di stampa, radio, tv, internet,
conferenze e incontri personali.
|