Anno XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Luisa Miccoli

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Molte persone sono plagiate da maghi, santoni, guru, operatori dell'occulto; come risponde la chiesa alla diffusione, ancora nel 2000, di queste pratiche frutto di ignoranza e superstizione?

La chiesa cattolica, in documenti ufficiali, ne sottolinea la non scientificità e la opposizione all'insegnamento della Bibbia, nonché l'eloquenza dei risultati purché vengano studiati con sano e disincantato senso critico.

Non è che la richiesta dell'occulto si rivolge ai maghi perché il settore che prima costituiva un punto di riferimento spirituale oggi ha perso il carisma, rivolgendo le sue attività peculiari più al sociale che ai bisogni spirituali? Siffatta richiesta è, purtroppo, attestata dall'intera Storia dell'umanità sotto ogni latitudine; deriva da diffusa paura di decidere da soli a causa delle normali incertezze del vissuto, da ignoranza, dal solleticante desiderio di prevalere piegando "forze occulte", e viene sicuramente accentuata quando cala l'invito a guardare in Alto. A quel Dio che, in terra, ha dichiarato segno di somiglianza a Lui proprio le attività sociali.

A chi ha il compito di educare i giovani al senso religioso del mistero che cosa suggerisce, per far si che non diventino facile preda dei reclutatori di quei gruppi che applicano il controllo mentale? Hanno questo nobile ma arduo compito anzitutto la famiglia di origine, la scuola, gli operatori pastorali e, vicendevolmente, tutti i battezzati: almeno con l'esempio di vita cristiana coerente. Essendo questa la trasmissione di un bene dai risultati eterni, dovrà venir affidata non ad estemporanea improvvisazione ma ad accurata e diuturna preparazione che tenga conto delle varie fasi nello sviluppo dei giovani. Per tali educatori è indispensabile:

a) informarsi dettagliatamente e studiando le fonti dirette circa i gravi danni, sui singoli e sulla società (famiglia, ecc.), causati dai gruppi che applicano il controllo mentale; b)

diffondere informazione documentando;

c) curare e aiutare le vittime di quei gruppi e chi ne è uscito, ma ne subisce condizionamenti riemergenti;

d) rispettare il lento cammino di "adepti in uscita" e seguirli sapientemente, anche per più anni, perché sorga in loro l'autentico senso del mistero;

e) non abbandonare mai e per nessun motivo a se stesse le vittime delle sette: sarebbe il più bel regalo alle sette stesse.

Luisa Miccoli

 

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