Anno XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Amedeo Pavone

Sottoscritto il 9 marzo 2000, da Governo e Sindacati medici, il nuovo Accordo collettivo per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, a fine giugno 2000 non ha visto ancora la luce sulla Gazzetta Ufficiale perché possa cominciare ad essere visionato dagli Organi tecnici di Regioni e ASL, per poterne studiare l'applicazione concreta. Non che l'Accordo triennale possa poi essere applicato per gli effettivi tre anni della durata , perché la firma della Convenzione è stata apposta dopo ben tre anni di trattative e decorrendo dall'1/1/1998, se si continuerà a procastinarne la pubblicazione, finirà per andare in vigore a poche settimane dalla scadenza prevista per il 31 dicembre 2000.

Naturalmente nel frattempo ci saranno medici interessati che sono già andati in pensione, ci saranno nuove normative che saranno introdotte il giorno della loro scadenza finale, ci saranno conguagli di pagamenti dovuti in base al nuovo Accordo che dovranno essere pagati agli eredi. Non parliamo poi della "dichiarazione preliminare".

Tre pagine di intenti condensati in ben 29 commi e paragrafi , che parlano di riordino del Servizio, di integrazione della figura del medico nell'organizzazione, di valorizzazione dell'impegno, di continuità, di globalità, di emergenza, di assistenza programmata e di tante altre cose che dovrebbero essere messe in atto quando la Norma per renderle esecutive non esiste più perché è già scaduta. In un Paese civile tutto questo non avrebbe senso.

Di solito tutti i contratti del mondo hanno una decorrenza posteriore (di poco o di tanto) alla data della stipula, ma mai precedente. Tutt'al più si può fare una sanatoria per il pregresso, ma mai porre delle condizioni che dovrebbero essere applicate e fatte rispettare in una data precedente alla stipula del Contratto . Ma in Italia i nostri politici hanno scoperto l'istituto della prorogatio che di fatto consente di prorogare all'infinito situazioni che possano far comodo. Ma a chi poi farebbe comodo questa situazione di continua illegittimità che consente di stipulare contratti economici che hanno valore solo retroattivo per prestazioni già erogate?

Non certo ai medici inseriti che da questa situazione di incertezza contrattuale possono aver ricavato solo un danno. Ma neanche ai medici che aspirano ad entrare che non sanno a quale normativa dovranno far capo per poter essere posti in graduatoria.

Non dimentichiamo che il Servizio Sanitario Nazionale interessa la globalità della popolazione italiana, compresi gli immigrati residenti o registrati in Questura. La stessa cosa non si può dire dei medici che dopo aver conseguito la laurea e l'abilitazione professionale, non possono esercitare la loro professione nei confronti del cittadino assistito dal Servizio (la totalità della popolazione) se non accedendo alla Convenzione.

Ma cosa prevede l'Accordo, nato defunto, per l'accesso in graduatoria? Anche qui l'Accordo prevede una intera pagina con 9 paragrafi di norme burocratiche per la presentazione della domanda, più altre due pagine con 25 commi per la valutazione dei titoli ed un'altra pagina con 8 paragrafi sulla incompatibilità ed altre due pagine con ben 15 paragrafi sul rapporto ottimale che non può scendere al di sotto di un medico ogni 1000 residenti. Se tutto ciò non bastasse, è importante sapere che questa Convenzione che va in vigore dall'1/1/98 e scade il 31/12/2000, prevede la presentazione della domanda di inserimento in graduatoria per l'anno successivo entro il 31 gennaio. Il che vuol dire che i primi medici che potranno presentare la domanda con questa Normativa dovranno farlo entro il 31 gennaio 2001 per accedere alla graduatoria valida per l'anno 2002, rispettando delle norme scadute ormai da due anni.

In compenso l'Accordo prevede la possibilità di costituirsi in Cooperative, così come succede per gli spacci di Alimentari e magari anche di aderire al Consorzio delle Cooperative dove ci sarà sicuramente qualche sindacalista o qualche politico esperto di Cooperative, seduto in poltrona ad attendere i medici che vorranno aderire all'iniziativa. Cosa rimanga della libertà professionale del medico in un Accordo che continua a scendere sempre un gradino più in giù, non è dato di sapere. Certo tutto ciò non accade per un Avvocato, per un Ingegnere, per un Architetto, per un Commercialista, per un Ragioniere, per un Geometra, per un Biologo e via di seguito, che per esercitare la loro professione hanno solo l'obbligo di iscriversi all'Ordine professionale.

Evidentemente gli Ordini delle altre professioni non hanno abdicato alle loro prerogative di salvaguardia dei propri iscritti. Peraltro, in un Accordo di ben 161 pagine, di chicche ne potremmo scovare tantissime altre, ma quello che preme sottolineare è il fatto che queste Convenzioni stanno diventando una specie di Summa Ideologica in cui viene riversata una serie di principi teoretici sull'Assistenza Sanitaria che nulla hanno a che vedere con il normale rapporto di lavoro del medico di medicina generale.

Alla fine dovrebbe essere un semplice Contratto economico a tre in cui c'è un cliente che si rivolge ad un professionista medico che opera nel suo studio professionale con un rapporto, che per il Ministero della Sanità è di Convenzione, mentre per il Ministero delle Finanze è libero professionale, e per il quale c'è un terzo pagatore che deve pagare la prestazione in nome e per conto del cliente fissando, di comune accordo, le tariffe delle prestazioni. Ma sarebbe una cosa troppo semplice: credo che in Italia, se non cambia l'orchestra, la musica sarà sempre la stessa.

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Amedeo Pavone