Anno XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Oliviero Beha

Avrà anche ragione il filosofo-divulgatore spagnolo Fernando Savater, a proposito del pettegolezzo: un conto è se lo fanno le comari, non necessariamente di Windsor, un altro se lo fa Flaubert attraverso Madame Bovary. Lo diceva a proposito del fenomeno televisivo del momento, quel "grande fratello" in arrivo in Italia dopo aver - credo - fatto danni altrove.

E' quel format che facendo il verso al formidabile film di Weir, "Truman Show", in realtà lo capovolge e immette in una stolida grande abbuffata di immagine gli attori, il pubblico, l'intero meccanismo della comunicazione di massa. Ma, tornando al pettegolezzo di partenza, c'entra ciò che dice Savater con l'epica stagione del pettegolezzo quest'estate sbandierata da tutti i nostri mezzi di comunicazione come il nostro attuale social-denominatore comune (minimo, direi)? E c'entra con il fiorire via Internet di siti dedicati al pettegolezzo, a vari livelli (penso a quello di D'Agostino, della Palombelli, de "ilbarbieredellasera" ecc.)? E c'entra con il fervore della Palombelli medesima, che, contrata da una scrittrice che per mesi le invia elettronicamente lettere false, e poi si rivela, lettere alle quali Barbara ha risposto sempre con sicura passione anche su "Repubblica", dichiara entusiasta: che me ne importa se non erano vere, erano verosimili, e grazie a Internet (in sostanza) si vola!!!? C'entra, c'entra tutto.

Perché vedete, che il pettegolezzo sia la forma di comunicazione appiccicosa più vecchia del mondo, una sorta di meretricio fàtico, beh, non ci piove. Ma oggi, Flaubert o non Flaubert, D'Agostino o non D'Agostino, il punto è che sta venendo a mancare, se ancora ce ne è rimasta un po' in giro, la comunicazione vera e propria, la comunicazione autorevole, certa, e dall'altro lato si è praticamente dissolta l'informazione cercata e non concessa, le inchieste dei mezzi di comunicazione, la curiosità dei giornalisti per le cose e non per le mere parole che si sostituiscono alle cose.

Insomma, il pettegolezzo sembra riempire nella lettera e nello spirito ogni forma di comunicazione, per cui ti aspetti le "vere notizie" non dal "Corriere", bensì dal "barbiere", che se anche te le dà sub specie pettegolistica, comunque ti suggerisce qualcosa che altrimenti non verresti a sapere. Questo non è semplicemente valutabile come un segno dei tempi, buono o cattivo che sia: questo è un profondo segnale di cambiamento nella qualità e anche nella quantità delle relazioni umane oggi, se la comunicazione ne è insieme l'effetto ma anche la causa.

Tra un po' sarà tutto o quasi pettegolezzo, solo che fingeremo di chiamarlo con altri nomi, per rivalutarlo e non doversene vergognare onomasticamente. Una comunicazione senza regole e senza controllo, senza verifica e senza il beneficio del dubbio, una comunicazione che in realtà corrompe perché rende sostanzialmente passivi facendoci sentire pettegolisticamente attivi: niente di meglio per mantenere uno statu quo, per togliere del tutto ogni velleità critica ai surrogati di coscienza in circolazione. Il tutto sotto l'egida di Internet, che essendo il nuovo significa tout court il libero...Ma dove, ma quando, palombelli miei...

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