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Una
notizia, che risale alla scorsa primavera, è rimasta ferma nella memoria
e continua a stimolarmi anche a distanza di mesi. Avevo letto su un
giornale che tre famose commedie di Carlo Goldoni ("Le baruffe chiozzotte",
"Sior Todero Brontolon" e "Arlecchino servitore di due padroni") stavano
per essere sceneggiate e disegnate per diventare fumetti.
E'
stato come spalancare una finestra sui ricordi. Attraverso i fumetti
Goldoni avrebbe raggiunto la fantasia dei ragazzi e anch'io, da ragazzo,
ero stato raggiunto dal mondo di Goldoni. Lo studiai durante il liceo
e un giorno mi fu assegnato questo tema: "Tracciate un ritratto di Goldoni".
Ne
ero stato talmente conquistato, lo avevo letto con così grande passione
che, essendo veneto, mi azzardai a scrivere il tema in dialetto, mettendomi
nei panni di un gondoliere veneziano che si rivolge al celebre concittadino
chiamandolo "sior" e "paron". Ma non basta. Come risulta dalle "Mémoires",
nel 1739 Goldoni fu ospite, in qualità di avvocato, dalla famiglia Lion,
proprietaria del castello medievale che si trova nel paese dove sono
nato, Sanguinetto, nella Bassa Veronese.
La contessa Lion offrì alle donne del contado la cioccolata che esse
non avevano mai assaggiato. Dopo un'iniziale diffidenza per il colore
della bevanda, l'offerta ebbe un grande successo. E Goldoni si ricordò
di quell'esperienza, ambientando nel castello di Sanguinetto la commedia
"Il feudatario", scritta nel 1752. Ho "respirato" Goldoni, quindi, fin
da bambino e da ragazzo, anche attraverso le recite di Bepi Zago (figlio
dell'ancor più celebre Emilio), dei fratelli Gino e Gianni Cavalieri,
di Cesco Baseggio, di Emilio Baldanello, della famiglia Micheluzzi.
Poi, da adulto, mi so-no entusiasmato per le regie di Giorgio Strehler.
L'inizio del "Campiello" con la neve che cade è una delle più alte emozioni
che il teatro mi abbia dato.
Ma
parliamo di lui e soltanto di lui, adesso. Carlo Goldoni nasce il 25
febbraio 1707 a Venezia: sono gli ultimi giorni di Carnevale, e non
poteva esserci coincidenza più felicemente significativa a segnare la
nascita del maggiore autore comico italiano. La famiglia è originaria
di Modena (di qui il cognome emiliano), il nonno Carlo era notaio, il
padre Giulio è medico, la madre si chiama Margherita Salvioni.
I Goldoni abitano in Calle Centani, sul rio di San Tomà. A otto anni
il piccolo Carlo abbozza una commedia: un quadro lo mostra mentre legge
il copione alla governante. Carlo studia a Perugia, dove lavora il padre,
poi a Rimini dai domenicani. E' il 1721. Il quattordicenne scappa dal
collegio e fugge a Chioggia su una barca di comici, la compagnia di
Florindo de' Maccheroni, affascinato dalla vita avventurosa che conducono
i teatranti. Riportato in famiglia, lo iscrivono al collegio Ghislieri
di Pavia, dove segue i corsi di giurisprudenza.
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