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Anno XVI - No. 07 - 2000
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Oggi
la psicofarmacologia ha permesso di rendere curabili e in molti casi
guaribili gran parte dei disturbi psichiatrici ed è il settore della
farmacologia in più rapida espansione. La diagnostica psichiatrica,
utilizzando metodi empirici e statistici sempre più sofisticati ha portato
l'inquadramento sindromico dei disturbi psichiatrici ad una precisione
senza precedenti e si sta avvicinando all'obiettivo finale di una diagnostica
basata su criteri etiopatogenetici. Infine, lo sviluppo esponenziale
delle neuroscienze ha portato ad una crescente conoscenza dei meccanismi
patofisiologici cerebrali che sottendono ai disturbi psichiatrici. In
pochi anni è cambiato completamente, sotto la spinta delle nuove conoscenze
e dei nuovi mezzi terapeutici, il modo di considerare i disturbi psichiatrici.
I vecchi manicomi sono stati definitivamente chiusi, sono nate nuove
e agili strutture ospedaliere che hanno contribuito a far considerare
la "malattia della mente" come qualsiasi altra malattia, la diagnosi
e la cura dei disturbi psichiatrici sono diventate sempre di più una
priorità negli investimenti pubblici e privati nel campo della medicina.
Oggi la psichiatria ha enormemente ampliato i confini delle sue competenze
a seguito della presa di coscienza che i disturbi affettivi, i disturbi
d'ansia e la dipendenza da sostanze hanno una elevata morbilità e sono
una delle principali cause di invalidità temporanea o permanente in
tutte le popolazioni mondiali (1,2). La maggiore conoscenza delle possibilità
operative, a livello sia diagnostico che terapeutico, della psichiatria
ha fatto si che un numero crescente di persone che soffrivano di disturbi
psichiatrici (e che non erano consapevoli che fossero tali) si rivolgano
ora allo psichiatra per alleviare la loro sofferenza. Gli sviluppi delle
neuroscienze hanno reso più spiegabili o comprensibili i disturbi psichiatrici,
il linguaggio degli psichiatri, in termini di eziologia, patogenesi,
sintomatologia e terapia è ora uguale a quello usato in tutti i campi
della medicina e soprattutto la "sofferenza psichica" non è più oggetto
di esclusione e di rifiuto sociale. L'aumento delle conoscenze ha, d'altra
parte, profondamente cambiato anche i modelli concettuali della psichiatria.
Il modello dominante fino a pochi anni fa aveva le sue origini nella
storica dicotomia tra "mente" e "cervello", tra "organico" e "non organico",
tra "biologico" e "psichico" e tra "neurologia" e "psichiatria". Area
di competenza della neurologia erano le lesioni dimostrabili nel cervello
che potevano avere conseguenze psichiche, area di competenza della psichiatria
erano le alterazioni emozionali, cognitive e comportamentali dove non
era dimostrabile nessuna alterazione strutturale dell'encefalo. Biologia
molecolare e visualizzazione cerebrale hanno profondamente cambiato
questo modello. Le tecniche di biologia molecolare applicate alle funzioni
celebrali hanno dimostrato come eventi, emozioni, ricordi e pensieri
possano modificare sia la struttura che la funzione neuronale attraverso
una catena di eventi biochimici post-sinaptici che collegano l'ambiente
neuronale con i meccanismi di trascrizione genica (Fig.
1). A loro volta, alterazioni molecolari possono profondamente
condizionare emozioni, comportamenti e processi cognitivi. Farmaci e
sostanze psicoattive, stressors emozionali, eventi della vita, interazioni
personali, vissuti intrapsichici interagiscono a livello della trascrizione
del DNA neuronale (plasticità neuronale) influenzando il metabolismo
dei neurotrasmettitori, la sensibilità e la densità dei recettori, il
numero e l'arborizzazione delle sinapsi, le modalità di sintesi proteica
intraneuronale (3-6). Le tecniche di visualizzazione cerebrale (PET,
SPECT, e fRMN) hanno messo inoltre in evidenza come stati emozionali
protratti nel tempo possano attivare funzionalmente una serie di aree
cerebrali tra loro funzionalmente correlate e come l'attivazione protratta
o ripetuta nel tempo di strutture cerebrali specifiche comporti modificazioni
dell'ambiente biochimico in queste aree. |
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Paolo Pancheri |