Anno XVI - No. 07 - 2000

 

 

 

 

 

Paolo Pancheri

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La modificazione dell'ambiente biochimico, a sua volta, innesca una catena di eventi post-sinaptici che induce modificazioni persistenti della trascrizione genica nucleare. In tal modo eventi considerati usualmente di tipo "psicologico" modificano in realtà la struttura molecolare del cervello che a sua volta diventa la causa della persistenza delle emozioni indotte dagli eventi. In questo nuovo contesto evidentemente i confini tra "organico" e "psichico" perdono il loro vecchio significato e si entra in una nuova dimensione dove struttura, funzione e vissuti intrapsichici appaiono come diversi aspetti di un identico continuum cerebrale.

Questa rivoluzione concettuale si è basata anche sull'estrapolazione al modo di funzionare dell'encefalo delle nozioni ricavate dalle applicazioni dell'informatica. I concetti di "hardware" e di "software", di ovvia ed immediata comprensione per ogni utilizzatore di personal computer, hanno mostrato, se applicati alle funzioni encefaliche, come la psicopatologia possa essere dovuta sia a "guasti di hardware" (struttura) che a "guasti di software" (programmi di gestione delle informazioni). La differenza tra i nostri strumenti di elaborazione dati ed il cervello è che alterazioni di software (programmi di gestione) possono, nel cervello, influenzare la struttura mentre ciò naturalmente non avviene nei nostri strumenti quotidiani di "intelligenza artificiale".

Una nuova disciplina è nata così negli ultimi anni all'interno della psichiatria e ha preso il nome di "psichiatria molecolare". Gli studi di psichiatria molecolare sono oggi finalizzati ad identificare i sub-strati molecolari (ad esempio geni individuali e proteine) attraverso i quali diversi tipi di fattori genetici e ambientali si associano per indurre alterazioni nelle modalità di elaborazione delle informazioni che possono essere alla base di quadri psicopatologici specifici. La psichiatria molecolare viene così a coprire un ampio spettro di conoscenze relative alle interazioni tra ambiente esterno, programmi di gestione e modificazioni molecolari a livello del neurone. Neurotrasmissione, plasticità neuronale, rapporto tra fattori ambientali, trascrizione genica ed infine genetica molecolare sono oggetto principale di questa area di ricerche (Tab. I). Un modo attraverso cui l'evoluzione della psichiatria e le sue tendenze future possono essere individuate è quello di una analisi dell'aumento del numero delle pubblicazioni scientifiche nelle varie aree di interesse psichiatrico negli ultimi anni.

Gli articoli di genetica psichiatrica hanno mostrato la tendenza all'aumento numerico in modo esponenziale dagli anni '60 ad oggi con un drammatico incremento nell'ultimo decennio (Fig. 2). Gran parte di questi studi sono di genetica molecolare e finalizzati alle identificazioni dei complessi genici di vulnerabilità nei confronti di singoli disturbi psichiatrici. Particolare importanza viene data, nell'ambito di questi studi di genetica, alla identificazione di "endofenotipi" (fenotipi correlati ad alterazioni encefaliche specifiche), all'isolamento di nuovi fenotipi psichiatrici non più basati sulla diagnostica categoriale ma su dimensioni psicopatologiche, e alla correlazione di questi nuovi fenotipi con complessi genici di vulnerabilità (Fig. 3). Questi nuovi approcci alla genetica psichiatrica sono la premessa per la creazione di una nuova epidemiologia, di una nuova prevenzione del rischio di malattia ed infine aprono la possibilità ad una futura terapia genica dei disturbi psichiatrici (Fig. 4). Un altro settore in cui si è verificato un aumento esponenziale dei lavori pubblicati è quello della biochimica psichiatrica (Fig. 5).

La biochimica psichiatrica è andata progressivamente aumentando di importanza negli ultimi decenni in gran parte sulla base dei progressi della psicofarmacologia. Abbiamo assistito ad un crescente interesse per i modelli animali dei disturbi psichiatrici. Oggi abbiamo a disposizione modelli animali abbastanza precisi per quanto riguarda alcune aree di psicopatologia (ad esempio i disturbi affettivi). Questi modelli animali permettono di mettere a punto ipotesi biochimiche di disturbi mentali più complete e precise di quanto fosse in passato. L'aumentata precisione nei dosaggi dei neurotrasmettitori cerebrali e l'utilizzazione di test di stimolo farmacologico hanno permesso di confermare o disconfermare le ipotesi biochimiche basate sui modelli animali. I risultati delle ricerche biochimiche dirette nei disturbi mentali hanno avuto un ovvio supporto dagli studi di farmacologia clinica. Conoscendo infatti meccanismi di azione farmacodinamica dei farmaci utilizzati in terapia, l'osservazione dei risultati terapeutici permette di perfezionare le ipotesi patogenetiche formulate sulle basi degli studi animali e degli studi di dosaggio dei neurotrasmettitori. I limiti attuali degli studi di biochimica psichiatrica sono legati al fatto che i dati ricavati da questi studi si riferiscono alla globalità del funzionamento (o del malfunzionamento) cerebrale e non danno, se non in rari casi, informazioni specifiche sui circuiti e le strutture interessate da specifici disturbi. Un'altra area della ricerca in intenso sviluppo è quella della visualizzazione cerebrale. Anche in questo caso questo sviluppo è testimoniato dall'andamento esponenziale delle pubblicazioni scientifiche sull'argomento (Fig. 6).

Le tecniche di visualizzazione e di mappaggio cerebrale delle funzioni encefaliche sono oggi in grado di mostrare come varie attività cognitive, vari stati emozionali e varie condizioni psicopatologiche si associno a schemi di attivazione-disattivazione funzionale di insiemi di aree cerebrali sia corticali che sottocorticali (7,8) (Fig. 7). Alcune di queste tecniche sono di elevata complessità (ad es. la PET), altre tecniche sono diventate di più facile esecuzione ed alla portata di molti laboratori clinici attrezzati (ad es. la fRMN) (9). L'utilizzazione combinata delle indagini morfologiche (RMN) con le tecniche funzionali (PET, SPECT, fRMN) permette già oggi di avere una visione diretta e seriata nel tempo del funzionamento cerebrale in aree localizzabili con notevole precisione. Inoltre, le tecniche di visualizzazione cerebrale applicate alla occupazione recettoriale di sostanze e farmaci in condizioni sia normali (10,11) (Fig. 8) che patologiche (12-14) hanno permesso di chiarire il meccanismo di funzionamento delle sostanze psicoattive usate in terapia e di costruire nuovi modelli interpretativi dei disturbi psichiatrici (15). Naturalmente, come avviene in tutti i settori della scienza, l'aumento delle conoscenze ha creato nuovi problemi anche per quanto riguarda la visualizzazione cerebrale.

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