Mentre si accentuano  e diventano sempre più severi  i controlli su tutti i prodotti in vendita, e le associazioni dei consumatori possono intervenire in modo più incisivo; mentre per la pubblicità ingannevole si  creano giurì  che emanano sentenze pesanti per i trasgressori; mentre il garante per la privacy studia ogni giorno nuove normative a tutela del cittadino, tutto questo non accade quando si tratta delle idee, delle convinzioni che i rappresentanti degli organi dello stato esprimono nel proporsi ai cittadini.
Esempio, Grazia Labate, parlamentare del PDS, ex partito comunista, nell'intervista pubblicata dal “Giornale” il 4 luglio scorso, a pag. 8, dichiara testualmente:
“Ebbene sì, sono una eterna ragazza madre e una convivente convinta da 24 anni, pur essendo una diessina cattolica"..."Penso che faccia parte delle scelte della vita di ognuna di noi”.
Deputato Labate, nessuno le contesta la libertà di  fare certe scelte, contestiamo l'etichetta che lei cerca di indossare, perché non corrisponde al contenuto. “Sono cattolica diessina” (brutto neologismo che ricorda la già famosa diossina): per  correttezza, cancelli la parola “cattolica”, che falsa il contenuto delle sue scelte, basta dire “sono diessina” e tutto diventa  più chiaro, il contenuto corrisponde all'etichetta.
Il Ministro Rosy Bindi dichiara  di essere cattolica praticante, partecipa ai ritiri spirituali, sulla sua etichetta indica l'appartenenza ad una confessione religiosa, ma i comportamenti sono esattamente l'opposto: non fa parte dell'essere cattolici scendere a compromessi sui punti fondamentali del cattolicesimo (aborto, divorzio, fecondazioni varie etc.) 
Essere ministro non è un obbligo, è una scelta, esserlo poi con chi sostiene tesi contrarie alla propria professione di fede è certamente  mettersi un'etichetta con indicazioni diverse da quelle reali e non bastano le argomentazioni  arzigogolate per giustificarsi e cambiare i fatti.
 
Il Presidente del consiglio Romano Prodi attaccò sul pulmino l'etichetta dell'anticomunista intransigente che mai avrebbe governato  con Rifondazione comunista, mentre ancora oggi  cerca disperatamente l'appoggio di Bertinotti. Quanto scritto sull'etichetta, secondo le normative in vigore, non corrisponde al prodotto. 
In economia si effettuano privatizzazioni  che in realtà sono solo apparenti, in quanto si concretizzano con il trasferimento di alcune società del Tesoro ad altre società del Tesoro: lo Stato privatizza vendendo a se stesso. 
Questi sono alcuni esempi, l'elenco  completo richiederebbe la pubblicazione di un volume “voluminoso”.
Apparire o essere, questo è il problema della società attuale. Come difendersi? Come cambiare la propensione ad apparire e riportare in primo piano il valore dell'essere?
E' una domanda alla quale è difficile rispondere.
Nella confusione di ruoli in atto è veramente paradossale  dover constatare che solo Sua Santità Giovanni Paolo II e Fausto Bertinotti scrivono a grandi lettere sulla propria etichetta ciò che sono effettivamente. 
Sua Santità, il più convinto dei cattolici, rappresentante di Cristo in terra, lo proclama nel mondo: non scende a compromessi sui dogmi. Certe interpretazioni ecumeniche hanno superato il limite e con la lettera "Ad tuendam fidem" il Papa riporta i cattolici a professare la propria fede non solo a parole ma con i comportamenti. Bertinotti continua a dire di essere comunista e, coerentemente, a comportarsi come tale. 
E' questa forse la vera alternativa?
A noi non resta che sperare e pregare lo Spirito Santo di fare con Bertinotti quanto fece con Paolo sulla via di Damasco. 
Le vie del Signore non sono forse infinite?
 
 
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