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genere si identifica l'America musicale dei primi anni del nostro secolo
con il nome di George Gershwin.
Ma se la tradizione ci ha abituati a ricordare un solo personaggio, la storia della musica riporta alla mente un altro compositore non meno importante: Charles Ives. Non è difficile capire perché Gershwin diventò l'emblema americano, mentre Ives fu conosciuto soltanto dagli addetti ai lavori. La risposta riguarda la fruibilità del prodotto musicale semplice e orecchiabile realizzato da Gershwin, mentre quello di Ives era complicato e sperimentale. Entrambi vissero nel “plenum” della rivoluzione musicale (Gershwin: 1898-1937; Ives: 1874-1954), testimoni diretti di ciò che stava avvenendo in Europa. La scuola di Vienna dominava ed Arnold Schonberg era il nuovo “deus ex machina”. In
questo clima arroventato Gershwin seppe mantenersi fuori dalla mischia,
cercando un prodotto
di fusione fra il jazz e la classica, pur rimanendo legato alla tonalità. Egli riuscì, come degna sintesi, a innestare il jazz nelle grandi costruzioni sinfoniche della musica colta europea, non trascurando un sottile filo rosso legato al retaggio popolare. Ives, figlio di un maestro di banda, iniziò a studiare con il padre fin dalla prima infanzia. Più tardi fu allievo a Yale di H. Parker, mettendosi subito in evidenza per la sua tendenza alla sperimentazione estremistica del messaggio sonoro. Per questa ragione rinunciò a fare della musica la sua professione, tranne l'esperienza organistica nella chiesa di Bloomfield dal 1989 al 1900 e poi a New York fino al 1902. La figura di Ives spicca per la sua genialità e per il suo antiaccademismo, in un'America tesa alla massima commercializzazione della musica di consumo. Questo aspetto avvicina il compositore statunitense alle nuove rivoluzioni che si stavano verificando in quegli anni specialmente in Austria. L'opera di Ives suscita l'attenzione degli ambienti più selezionati, diventando in breve tempo un importante punto di riferimento per i giovani americani, faticosamente alla ricerca di un'identità culturale. Nella sua produzione non è facile identificare un'evoluzione stilistica, anche se l'unico elemento evidente fu la sperimentazione. Tra le caratteristiche più originali del suo linguaggio vi fu quella di combinare in montaggi differenti materiali con risultati molto vicini alla politonalità e all'atonalità. Se circoscriviamo il confronto al campo sinfonico le differenze tra i due autori emergono con forza. La “Sinfonia n. 4” (1910-1916) di Ives, ad esempio, abbraccia tematiche esistenziali. Non a caso nel 1927 egli affermò: “Il programma estetico del lavoro è costituito dalle assillanti domande sul 'che cosa?' e sul 'perché?' che lo spirito dell'uomo si pone intorno all'esistenza”. In quest'opera il rumore viene considerato espressione integrante della vita moderna nel mondo occidentale, andando al di là del tonalismo. Anche Gershwin ne “L'Americano a Parigi” (1928) utilizza il rumore (clacson dei taxi), ma lo fa con un evidente intento descrittivo finalizzato a ricreare un'immagine di vita cittadina. Nella composizione si respira l'aria del turista americano in una grande metropoli europea e sono completamente assenti quelle domande legate all'esistenza che Ives si poneva. |
Un'altra
testimonianza della costante ricerca propria dello stile di Ives si trova
in “Holidays Symphony” (1904-1913), opera dalla lunga lavorazione e caratterizzata
da una scrittura così ardita da essere quasi inconcepibile nell'America
d'inizio secolo. Intorno al compositore si creò un isolamento tale
da costringerlo a fare l'assicuratore per vivere (anche in questo campo
non smentì la sua capacità creativa: fu infatti l'inventore
della “assicurazione sulla vita”).
Gershwin fu, al contrario, amato dai contemporanei e divenne ricco a tal punto da potersi permettere di fare il compositore a tempo pieno. Nella “Rhapsody in Blue” per pianoforte e orchestra del 1924, Gershwin intende avvicinarsi a un più ampio numero di forme musicali, inserendo per la prima volta lo stile jazzistico in un contesto sinfonico. Il compositore vive questa scelta quasi come se fosse una necessità espressiva del suo Paese: “La udii come una specie di fantasia iridescente, come una visione di caleidoscopio musicale, che scaturisse dal nostro paese, di quel crogiolo di razze e di costumi, da quella incomparabile follia metropolitana che è la sintesi dell'America”. (1) Una espressione musicale che è una sorta di “registrazione” dei costumi di un popolo, alla quale manca, però, l'esigenza di sperimentare nuove tipologie di suono o nuove strade compositive. Gershwin rimane vincolato ad una tradizione per la quale la melodia è l'unico punto di riferimento, all'interno della letteratura musicale codificata dei primi del Novecento. In Gershwin non si ascoltano gli echi della dodecafonia e il mondo della sperimentazione europea è lontano e forse ancora non accettato. Ives, invece, mantiene una propria coerenza al di là delle mode in un'America affascinante e pronta a distribuire ai propri figli ricchezze ed agi. Un sacrificio che non è da poco quando le rinunce toccano la parte finanziaria. Tra le opere per orchestra di Ives “Robert Browing Ouverture” (1908) e “Three places in New England” (1911) ne testimoniano il profondo amore per la sperimentazione. Viene spontaneo accomunare il suo nome a quello del compositore Erik Satie, famoso per la trasgressione delle regole accademiche, per il gusto per la novità e per la conquista di originali traguardi musicali. Nel “Quartetto per archi” n. 2 (1907-1913), le sovrapposizioni tonali rendono evidente una scelta sonora di stampo bartokiano. Il descrittivismo è l'elemento dominante: il quartetto, infatti, racconta di quattro uomini che conversano, discutono, parlano di politica, battagliano, si stringono le mani, tacciono e vanno in montagna ad ammirare il firmamento. La musica commenta i vari stati d'animo utilizzando uno sperimentalismo che si scontra con il concetto di melodia. Possiamo concludere questo “excursus” tra i due americani asserendo che Ives ha reso l'America viva nella sperimentazione e legata, suo malgrado, all'attualità, mentre Gershwin ha accontentato tutti i gusti più nascosti della bellezza del ritmo e della melodia. ![]() |
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