La
privatizzazione della BNL la vogliono tutti: i politici, gli economisti,
i banchieri, i bancari, gli uomini della finanza e i teorici dei massimi
sistemi. Forse è per questo che procede a singhiozzo.
La cosiddetta “pulizia”
fu il primo atto per rendere possibile l'ingresso di soci privati. Una
“pulizia”, che fu voluta e attuata per predisporre i conti della BNL alle
verifiche, sulla loro attendibilità e concretezza, da parte dei
futuri acquirenti.
L'operazione non fu indolore.
Ci furono pareri diversi e contrastanti valutazioni tecniche all'interno
del consiglio di amministrazione; fra gli amministratori e il Tesoro (azionista
unico della Banca), fra amministratori, Tesoro e Bankitalia, che sui conti
delle banche deve vigilare.
La “pulizia” si concretizzò
nel bilancio al 31.12.97 (approvato nell'aprile '98) evidenziando,
nell'insieme di accantonamenti,
rettifiche e svalutazioni, un importo di 4371 miliardi. Una cifra da follia!
Ancora più da follia è la constatazione che se non ci fosse
stata all'orizzonte la privatizzazione, nessuno avrebbe sentito l'esigenza
di “fare pulizia”.
Tutti i responsabili (anche
ai livelli più alti) si sarebbero tenuti ed avrebbe continuato ad
occultare lo “sporco”.
Uno “sporco” da oltre 4.000
miliardi! Approvato il bilancio '97; riequilibrati i conti; la BNL poteva
essere messa sul mercato. A questo punto l'INA (che già era diventato
il maggiore azionista del Banco di Napoli), avanzò con decisione
la propria candidatura per diventare l'elemento “forte” di un “nocciolo
duro” con un paio di altri partners.
Il progetto dell'INA era
quello di una fusione fra il Banco di Napoli e la BNL, dando così
luogo ad un “polo bancario” di notevoli dimensioni.
In questo “polo” l'INA,
primo azionista, avrebbe potuto sviluppare il settore della banca-assicurazione.
Ovviamente il controllo
di un gruppo bancario formato da Banco di Napoli e BNL avrebbe garantito
all'INA una serie aggiuntiva di vantaggi facilmente intuibili. La candidatura
all'acquisto dell'INA fu accolta con favore dal Tesoro che, in quanto proprietario
della BNL, ne è il venditore. Il Tesoro (proprietario della BNL)
è anche (con il 25%) il maggior azionista dell'INA.
Ancora una volta dunque
si profilava una privatizzazione para-surrettizia. |
Lo
Stato (il Tesoro) che colloca sul mercato una propria azienda per ricomprarla
tramite un'altra azienda in cui ha il controllo.
Fra aprile e giugno accanto
a quella dell'INA furono avanzate e successivamente ritirate altre candidature.
Venerdì 12 giugno
(ultimo giorno utile per la presentazione delle offerte definitive d'acquisto)
sul tavolo del Tesoro pervenne una sola offerta.
L'offerta di un gruppo composto
dall'INA, dal Banco di Bilbao e dal Credit Suisse First Bristol. L'INA
si proponeva acquirente del 25%, gli altri di un 10% ognuno. In totale
i tre si dichiarano disponibili ad acquistare il 45% della BNL.
La CSFB non soltanto è
una grande banca, ma già opera in Italia con una importante compagnia
di assicurazioni (Winthertur).
L'ipotesi del suo ingresso
nel sistema bancario italiano provocò notevoli perplessità
in Bankitalia, che del “sistema” è la custode.
L'offerta dei tre non fu
gradita però neanche al Tesoro. L'INA infatti è già
proprietaria del Banco di Napoli Holding, che possiede a sua volta il 56%
del Banco di Napoli.
Con la fusione tra Banco
di Napoli e BNL, in forza del concambio, la partecipazione INA in BNL,
i tre sarebbero diventati titolari di un pacchetto azionario superiore
al 51% della BNL.
Una maggioranza che il Tesoro
non era intenzionato a cedere. Una maggioranza in cui due grandi banche
straniere avrebbero avuto un peso determinante.
Sia per le perplessità
manifestate da Bankitalia, sia a causa della maggioranza che il Tesoro
non gradiva cedere, sia anche per una divergenza sul prezzo, l'”affare”
è andato “a monte”. Ciampi ha dichiarato formalmente che “l'offerta
INA non esiste”, e che la BNL sarà collocata con una offerta pubblica.
Proprio quando i giochi
sembravano fatti, le carte sono tornate a mischiarsi.
Tutto quindi da ristudiare,
da riprogrammare, da verificare. Il “singhiozzo” sulla BNL continua. Si
estende al Banco di Napoli, la cui fusione con la BNL torna in alto mare.
Intanto si è in attesa
delle conclusioni di una ispezione operata in BNL da Bankitalia. Forse
potrebbe esserne stata oggetto anche la “pulizia” da oltre 4.000 miliardi.
Intanto il Presidente della
BNL è stato costretto a dimettersi. Così ha voluto Ciampi.
Il seguito? Staremo a vedere. |