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Figura 1 -
SPECIE
MICETICHE RIFERIBILI AL GENERE FUSARIUM, DIVERSE DA F. MONOLIFORME,
IN
GRADO DI SINTETIZZARE FUMONISINA B1 (Nelson et al. 1992)
| Specie Micetica |
N. Stipiti
Studiati
|
N. Stipiti Positivi
per la sintesi di Fumonisine
|
Concentrazioni di
Fumonisina B1
rilevate (min/max)
|
Fusarium proliferatum
Fusarium anthophilum
Fusarium diamini
Fusarium napiforme
Fusarium nygamai
Fusarium subglutinas
Fusarium succisae
Fusarium beomiforme
Fusarium annulatum |
31
17
9
33
27
23
2
15
1
|
19 (61%)
3 (18%)
5 (56%)
5 (15%)
10 (37%)
0 (-)
0 (-)
0 (-)
0 (-) |
155/2836 p.p.m.
58/613 p.p.m.
42/82 p.p.m.
16/479 p.p.m.
17/7162 p.p.m. |
3) il consistente rischio
che i medesimi vengano contaminati da micotossine nelle normali condizioni
di stoccaggio e di utilizzo;
4) l'impossibilità
di attuare procedimenti di bonifica sui prodotti contenenti micotossine,
in relazione alle caratteristiche chimico-fisiche di queste ultime (ad
esempio l'elevata termo-resistenza che normalmente le contraddistingue);
5) il particolare tipo di
intossicazione cui queste possono dare origine negli organismi umani ed
animali, con un decorso tipicamente a carattere cronico, e con danni progressivi
ed irreversibili solitamente localizzati a livello di ben specifici organi
e tessuti (ciò oltre alle possibili forme a carattere acuto, conseguenti
però di norma solo alla improbabile introduzione di quantità
molto elevate di micotossine);
6) la difficoltà
nel programmare e nel porre in atto, per la protezione dell'uomo e degli
animali, opportuni ed efficaci interventi che, in relazione al tipo di
tossicità esplicato dalle micotossine, potranno essere unicamente
di tipo preventivo;
7) il rischio concreto che
vengano coinvolti in questo tipo di contaminazione prodotti destinati alla
alimentazione umana, quali le farine vegetali, che entrano nel normale
regime nutrizionale già degli individui in età pediatrica;
8) la non trascurabile eventualità
che, almeno per determinati tipi di micotossine, si instauri nell'organismo
umano, e verosimilmente anche negli organismi animali, un processo di intossicazione
a carattere cronico la cui origine va individuata nel primissimi mesi di
vita deI soggetti coinvolti;
9) la possibilità
che, all'interno degli organismi di animali di allevamento, si verifichi
un vero e proprio processo di accumulo di micotossine, con conseguente
successivo trasferimento delle medesime all'uomo.
Per una maggiore completezza
di studio della problematica in causa appare tuttavia necessario approfondire
i risvolti riguardanti, in generale, l'origine delle sostanze tossiche
di natura micetica.
Si può assumere che
metaboliti tossici nei confronti dell'uomo e degli animali possano originare
dallo sviluppo di stipiti micetici come conseguenza di alcuni differenti
meccanismi (Le Bars & Le Bars, 1993):
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Figura 2 -
RIPRODUZIONE
DELLA CATENA CENTRALE DELLE MOLECOLE DI SFINGOSINA
E
DI FUMONISINA
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a) la diretta sintesi di tali
metaboliti secondari (micotossine nel senso stretto del termine) da parte
di muffe saprofite che si moltiplicano su substrati ad esse favorevoli
(si tratta del meccanismo di produzione della maggior parte delle micotossine
a tutt'oggi conosciute);
b) la bioconversione di
composti non tossici in altri, contraddistinti da azione lesiva sull'uomo
o sugli animali, anche per l'intervento di specie micetiche di per sé
non tossigeniche (è il caso del dicumarolo, prodotto sul Melilotus,
pianta erbacea della famiglia delle Leguminoseae e responsabile del “sweet
clover disease” o malattia del meliloto);
c) la produzione di metaboliti,
a livelli tali da risultare tossici anche nei confronti degli animali,
da parte di organismi vegetali attaccati da miceti fitopatogeni (ad esempio
il coumestrolo rilevabile nell'erba medica);
d) la associazione di un
micete endofita con un vegetale, che può indurre fenomeni di tossicosi
negli organismi animali.
Numerosi appaiono, a tutt'oggi,
i metaboliti tossici di origine micetica dei quali si conoscono la specie
o le specie responsabili della sintesi oltre che, in misura più
o meno approfondita, gli effetti nei confronti degli organismi umani od
animali.
FUMONISINE
Tra le varie categorie di
micotossine a tutt'oggi identificate, un crescente rilievo vanno assumendo
le fumonisine.
Si tratta di sostanze altamente
tossiche per gli animali ed in grado altresì di esplicare una consistente
azione lesiva nei confronti dell'uomo, secondo quanto evidenziato dagli
svariati studi recentemente condotti al riguardo.
Le fumonisine risultano
essere sintetizzate da specie micetiche in massima parte riferibili al
genere Fusarium.
In particolare, la prima
specie chiamata in causa per la sintesi di fumonisine è stata Fusarium
moniliforme.
Il ruolo della specie
Fusarium Moniliforme
I microrganismi riferibili
a tale specie, identificata da Sheldon nel 1904, risultano ampiamente diffusi
a livello ambientale ed appaiono normalmente riscontrabili sui cereali:
in particolare, F. moniliforme viene descritto come uno dei miceti più
frequentemente associati al mais (Bacon & Williamson, 1992).
Ricorrente risulta altresì l'isolamento di F. moniliforme da altri
substrati, quali sorgo e miglio (Gelderblom et al., 1988).
Fin dalla prima descrizione
di tale specie, si è sospettato che questa potesse essere all'origine
di eventi morbosi a livello sia umano che animale. Prove sperimentali condotte
già in anni passati confermavano l'azione tossica, in qualche modo
ascrivibile al microrganismo, esplicantesi nei confronti di diverse specie
animali.
Nel 1988 si è pervenuti
infine alla caratterizzazione delle fumonisine, metaboliti tossici inizialmente
evidenziati, appunto, in colture di F. moniliforme.
Si poté altresì
rilevare come una di tali molecole, in particolare, risultasse più
frequentemente reperibile sia nelle colture degli stipiti di F. moniliforme
sia nei substrati naturalmente contaminati: ad esso venne attribuita la
denominazione di fumonisina B1. Un elemento tipico della fumonisina B1
appariva essere costituito dalle elevate concentrazioni di tale metabolita
che F. moniliforme appariva in grado di produrre, soprattutto a seguito
di sviluppo su mais. Oltre a ciò, la fumonisina Bl era riconosciuta
all'origine di episodi di leucoencefalomalacia in ambito equino; anche
forme di edema polmonare in suini venivano associate a questo prodotto
tossico.
La maggior parte delle ricerche
iniziali riguardanti le fumonisine erano relative a sostanze tossiche sintetizzate
dallo stipite di Fusarium moniliforme identificato con la sigla MRC 826,
ripetutamente isolato da campioni di cereali provenienti da una zona del
Sud Africa i cui abitanti apparivano interessati da una elevata incidenza
di forme concerogene a livello esofageo.
A seguito del conseguimento
delle acquisizioni di cui sopra, indagini su ampia scala sono state intraprese
allo scopo di delineare, nei suoi reali contorni, la problematica inerente
alle fumonisine.
Di un certo rilievo risulta,
tra le altre, la ricerca condotta da Nelson et al., del Fusarium Research
Center, Pennsylvania State University, su 90 stipiti di F. moniliforme
provenienti da svariate aree geografiche ed isolati da differenti tipi
di substrati. Gli Autori potevano rilevare come soltanto tre degli stipiti
di F. moniliforme studiati non avessero evidenziato la capacità
di sintetizzare fumonisina B1.
Nelle colture evidenziate
dagli altri 87 stipiti gli Autori riscontravano la presenza della micotossina,
in concentrazioni estremamente variabili (da valori minimi inferiori a
10 p.p.m. a valori massimi superiori a 6.000 p.p.m.).
In alcuni casi, oltre alla
positività per fumonisina B1, veniva segnalata la presenza di altre
due sostanze ad esso strutturalmente molto simili, ma contraddistinte dalla
mancanza di un gruppo ossidrilico, legato all'atomo di carbonio in posizione
10 della catena principale della molecola.
Una di queste strutture
chimiche, in seguito identificata come fumonisina B2, era già stata
individuata in sostanze tossiche isolate da Ricercatori diversi, che avevano
condotto indagini analoghe in differenti aree geografiche, relativamente
a substrati corrispondenti, o anche di altro tipo, rispetto a quelli esaminati
da Nelson et al.
Interessante risulta inoltre
la puntualizzazione di Nelson et al. a proposito della presenza “naturale”
di una ridottissima quantità di fumonisina B1, comunque riscontrabile
analiticamente, compresa tra 1 e 2 p.p.m., nei campioni di cereali utilizzati
per preparare i substrati di crescita degli stipiti micetici oggetto delle
prove.
Appare opportuno sottolineare
a tal fine, per conferire una giusta rilevanza ai risultati, come, nelle
colture di 38 dei 90 stipiti di F. moniliforme studiati da Nelson, fossero
state evidenziate concentrazioni di fumonisina B1 superiori a 1.000
p.p.m.
Altre specie tossigeniche
riferibili al genere
Fusarium
Gli studi succedutisi in
questi ultimi anni hanno evidenziato come la sintesi di fumonisine non
sia comunque unicamente una peculiarità caratterizzante la specie
F. moniliforme ma interessi svariate altre specie riconducibili al genere
Fusarium.
Eloquente appare, in questo
senso, la successiva ricerca condotta presso il Fusarium Research Center
e pubblicato nel marzo 1992.
Tale ricerca, oltre a raccogliere
ulteriori segnalazioni sugli effetti tossici che la fumonisina B1 appare
in grado di esplicare a livello animale, con particolare riferimento per
episodi di leucoencefalomalacia negli equini e di edema polmonare nei suini,
procedeva ad uno studio circostanziato su stipiti micetici riferibili a
specie di Fusarium diverse da F. moniliforme (F. proliferatum, F. subglutinans,
F. anthophilum, F annulatum, F. succisae, F. beomiforme, F. dlamini, F.
napiforme e F. nygamai) per evidenziare la eventuale capacità di
sintesi di fumonisina B1.
La Tabella I sintetizza
alcuni dei risultati ottenuti nel corso della ricerca: di rilievo appare
la considerevole percentuale di stipiti micetici riferibili a svariate
specie, risultati in grado di sintetizzare fumonisina B1.
Una particolare attenzione
meritano altresì le elevate concentrazioni di tossina prodotte in
particolare dalle specie F. proliferatum e F. nygamai, tali da superare,
in qualche circostanza, valori dell'ordine di 7.000 p.p.m.
Specie tossinogeniche
riferibili
a generi diversi
da Fusarium
Interessanti acquisizione
vengono, a questo riguardo, da una ricerca condotta da Chen et al., del
Department of Plant Pathology, University of Minnesota, St. Paul, Minnesota
(USA).
In tale ricerca è
stato dimostrato come uno stipite micetico riferibile alla specie Alternaria
alternata tipicamente patogena per le piante di pomodoro, apparisse
in grado di sintetizzare fumonisina B1.
Si tratta del primo rapporto
concernente la produzione di fumonisine da parte di miceti riferibili al
genere Alternaria, e rappresenta comunque un elemento dimostrativo di come
la sintesi di fumonisine non sarebbe un fenomeno circoscritto né
alla specie F. moniliforme, né al genere Fusarium.
Un successivo lavoro monografico
(Scott, 1993), farebbe tuttavia ritenere che le micotossine sintetizzate
da miceti riferibili alla specie Alternaria, pur strutturalmente molto
simili alle fumonisine, costituirebbero in realtà un diverso gruppo,
quello delle alperisine.
Per quanto concerne i diversi
tipi di fumonisina conosciuti, vanno segnalate le sei differenti strutture
molecolari descritte da Cawood, Gelderblom et al., e da Norred et al.;
ad esempio la Figura n.2 riporta lo struttura generale delle fumonisine,
che viene confrontata con la molecola di sfingosina.
Le fumonisine Bl, B2 e B3
sono quelle più largamente prodotte in natura da F. moniliforme
e dalle altre specie tossinogeniche.
Fattori in grado di interferire
nella sintesi delle fumonisine
Considerato quanto fino ad
ora esposto, con particolare riferimento alla aspecificità degli
stipiti micetici capaci di produrre fumonisine, nonché alle elevate
concentrazioni di queste sostanze che gli stessi germi tossinogeni dimostrano
di poter sintetizzare, di indubbio interesse appare lo studio dei fattori
esogeni in grado di esplicare una azione inibente o esaltante tale processo
di sintesi.
Riferimento significativo,
in questo senso, appare uno studio di Le Bars et al. (1993), riguardante
tra l'altro l'influenza della temperatura sulla sintesi di fumonisina B1.
La massima produzione di
tossina si riscontrava ponendo gli stipiti micetici ad incubare ad una
temperatura di 20oC; una sensibile riduzione nella sintesi si registrava
incubando gli stipiti medesimi a 25oC.
Concentrazioni di fumonisina
B1 progressivamente ridotte si ottenevano in corrispondenza delle seguenti
temperature, secondo l'ordine indicato: 15oC; 10oC; 30oC.
Stipiti di F. moniliforme
posti ad incubare a 35oC, nonostante uno sviluppo morfologico notevole
sia su mais che su Potato Dextrose Agar, non risultavano in grado di sintetizzare
concentrazioni analiticamente rilevabili di tossina, anche protraendo fino
a 10 settimane il periodo di incubazione.
Prove effettuate predisponendo
colture in anaerobiosi evidenziavano unicamente un minimo sviluppo fungino,
mentre non risultava verificarsi alcuna sintesi di fumonisina B1.
Del tutto ininfluente appariva
l'effetto della umidità ambientale sullo sviluppo dei miceti, così
come sulla sintesi di tossina.
Azione tossica
delle fumonisine
Per quanto concerne gli effetti
tossici delle fumonisine, le conseguenze ad oggi descritte e che possono
trovare in queste tossine i loro agenti causali sono:
a) leucoencefalomalacia
e danni a livello epatico negli equini:
b) attività epatocancerogena
nei ratti;
c) edema polmonare nei suini;
d) riduzione nell'accrescimento,
mortalità, lesioni a livello di fegato, rene, cuore polmoni nei
polli.
A proposito, invece, delle
conseguenze sull'uomo, sono state condotte indagini epidemiologiche che
dimostrano una correlazione fra forme di cancro a livello esofageo e consumo
di cereali contaminati: tali riscontri provengono dal Sudafrica, oltre
che da diverse zone della Cina.
Chimicamente, le fumonisine
sono diesteri dell'acido tricarballilico e polialcoli; sono pertanto caratterizzate
da una struttura molto simile a quella della sfingosina (Figura 2).
Questa caratteristica porta
ad ipotizzare che le fumonisine interferiscano con il metabolismo della
sfingosina.
La sfingosina è il
precursore chimico di tutti gli sfingolipidi, compresi sfingomielina, ceramidi
e gangliosidi.
A proposito di Sfingolipidi,
pare ormai accertato che questi esplichino un ruolo importante in numerose
funzioni cellulari, a livello di crescita e differenziazione cellulare,
di trasmissione degli impulsi, ed in altre attività ancora.
In ratti nutriti sperimentalmente
con cereali contaminati artificialmente da fumonisine, organi bersaglio
delle tossine sono risultati essere il fegato ed il rene (a livello di
tubuli prossimali).
Prove sperimentali effettuate
con fumonisina B1 da Ricercatori americani hanno portato ad una serie di
acquisizioni, di seguito sintetizzate :
a)l'azione delle fumonisine
sulla sintesi della sfingosina appare specifica, poiché un effetto
analogo (inibizione della incorporazione della serina) non si evidenziava
su fosfatidilserina, fosfatidilcolina ed acidi grassi.
b) A causa di questa azione,
la quantità totale di sfingolipidi negli epatociti risulta ridotta
del 25% dopo 24 ore (contratto con 1 mM di fumonisina B1) e di oltre il
50% dopo 4 giorni (stessa concentrazione). Non si osservavano per contro
variazioni nel tasso di fosfolipidi.
c) Sito d'azione delle fumonisine
risulta essere la sfingosina e la sfingosina N. aciltransferasi,
a livello della reazione in cui un acil-CoA si combina, appunto, con sfingosina
e sfinganina per formare diidroceramide o ceramide.
d) Complessivamente, gli
epatociti risultano molto sensibili all'azione tossica delle fumonisine,
rispetto alle cellule renali.
e) Esposizione di lunga
durata ad elevati livelli di fumonisine appaiono altresì in grado
di sviluppare azioni tossiche a livello cellulare non riferibili all'azione
sugli sfingolipidi.
La potente azione inibente
delle fumonisine sulla sintesi degli sfingolipidi dovrebbe essere alla
base degli effetti tossici osservati ad opera di tali sostanze.
Il tessuto cerebrale è
ricco di sfingolipidi, e le lesioni necrotiche osservate nel cervello di
equini sottoposti alla azione della fumonisina B1 sono verosimilmente da
attribuire a tale inibizione.
Anche l'attività
cancerogena della fumonisina B1 sembrerebbe da attribuire a tale azione
inibente in quanto impedirebbe, in particolare alla sfingosina, di esplicare
una propria attività di agente antitumorale endogeno.
Taluni Autori avrebbero
altresì descritto una azione tossica della fumonisina B1 a livello
del muscolo cardiaco: in particolare, prove sperimentali effettuate su
rana evidenzierebbero un blocco nel flusso degli ioni calcio, con conseguente
arresto della attività cardiaca (Scott. 1993; Sauviat, 1991).
Altre caratteristiche
delle fumonisine
Per quanto concerne
le altre caratteristiche, più propriamente di natura chimico-fisica,
che contraddistinguono le molecole di fumonisine, con particolare riferimento
alla fumonisina B1, va rilevato innanzitutto come quest'ultima struttura
evidenzi una non trascurabile termostabilità.
E' stato dimostrato infatti
che l'ebollizione in acqua per un periodo di 30 minuti, seguito dall'essiccamento
a 60oC per un periodo di 24 ore, non induce variazioni apprezzabili nelle
concentrazioni di fumonisina B1 in colture di F. moniliforme.
Altre segnalazioni hanno
consentito di accertare, al riguardo, come la distruzione della struttura
molecolare della fumonisina B1 possa essere determinata solo a seguito
di esposizione termica a temperature non inferiori a 220oC.
Ulteriori studi sono attualmente
in corso, allo scopo di definire gli effetti dei procedimenti di preparazione
di differenti tipi di derrate alimentari, potenziali veicoli di fumonisine,
nonché di alcuni metodi di detossificazione attuabili su prodotti
destinati alla alimentazione umana ed animale.
Le risultanze, tuttora in
fase di definizione, daranno un contributo non trascurabile al progressivo
chiarimento del reale significato delle fumonisine e, di conseguenza, all'effettivo
rilievo che tali sostanze individuano per i diversi tipi di organismi.
Loris Landi
Medico Chirurgo |