Gusto squisito, buone maniere, un pizzico di sofisticata alterigia temperata dall'affabilità del tratto e del sorriso.   
La high society inglese del Settecento si è data convegno qui, nelle sale di Palazzo dei Diamanti, per celebrare la nascita della moneta europea.   
E' un Grand Tour in piena regola, una visita di cortesia in attesa che anche i propri discendenti, rassicurati circa l'affidabilità dei futuri partner, decidano di rompere il loro secolare isolamento e di associarsi al nuovo corso.   
Del resto, c'è proprio aria d'Europa nelle scelte espositive dei nostri musei e dei nostri assessorati.   
Un padre nobile dell'impressionismo come Camille Pissarro ha appena concluso, a Ferrara, la sua trionfale tournée italiana e già un altro gigante della pittura di tutti i tempi, l'inglese Thomas Gainsborough, si prepara a mietere, con questa galleria dei suoi eleganti compatrioti, un successo altrettanto clamoroso.   
L'esito è scontato non solo perché siamo di fronte alla prima, organica rassegna allestita in Italia su un protagonista assoluto della pittura inglese del Settecento, ma perché la somma di capolavori qui raccolta per la prima volta dopo le lontane, memorabili rassegne di Londra e di Parigi, illustra come meglio non si potrebbe la nuova e felice misura di interpretazione del personaggio che trapela dai suoi ritratti, prodigi di finezza e di sensibilità allietati da suadenti accordi cromatici e dalla riposante armonia del paesaggio inglese.   
Gainsborough, infatti, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi d'Oltremanica, oltre a essere un ritrattista di valore, era anche e soprattutto un commosso cantore della campagna inglese, un innamorato della natura che nella pittura di paesaggio riusciva a riversare le espressioni più spontanee e felici della sua personalità.   
Per questo,  imbattendoci in quei gentiluomini e in quelle gentildonne così permeati di una grazia nobile e composta, sostando con loro all'ombra di un faggio, accarezzando quasi il pelo fulvo di un setter o di un terrier uggiolanti di felicità sotto la bonaria tutela di siffatti padroni, avvertiamo come la profonda originalità dei ritratti di Gainsborough sia dovuta proprio al peculiare, stringente rapporto tra le figure e il paesaggio circostante, quelle molli, ventilate ondulazioni del Suffolk e dell'East Anglia che nel maestro inglese non sono mai utilizzate come un semplice fondale ma diventano quasi gli elementi principali composizione. 
Certo, di fronte a questa hit parade dell'alta società inglese, non possiamo non notare come Gainsborough, benché pittore istintivo e intollerante di ogni regola, accetti molte convenzioni della ritrattistica del suo tempo, ingentilendo le fisionomie e curandosi spesso di assottigliare le corporature, di rimpicciolire le spalle, di allungare colli e di affilare nasi, di apportare insomma quel tocco di lifting capace di conferire un portamento nobile e fiero alle sue altolocate modelle.   
Nello stesso tempo però è evidente come l'artista conservi sempre una nota di trepida e vibrante umanità, uno scrupolo di verosimiglianza che senza deprimere il soggetto ne esprima, ora con discrezione, ora con spontaneo trasporto, i tratti salienti della personalità e del carattere.   
 Così, in molte delle sue figure muliebri, dietro la gran dama è facile intuire la donna, in uno sguardo si può cogliere la confidenza di un sogno segreto, da un gesto, da un atteggiamento o da una piega delle labbra può affiorare un'ombra appena accennata di malizia.  
Merito di un virtuosismo tecnico di cui la mostra di Ferrara, presentando accanto ai dipinti i numerosi studi preparatori, ci illustra il processo creativo, mettendo in evidenza la spontaneità dell'ispirazione, l'immediatezza della condotta pittorica e tutta l'esuberante carica di calore umano di Thomas Gainsborough.  
Un perfetto interprete del rococò che per questa sua sensibilità a fior di pelle, già squisitamente romantica, viene qui giustamente riconosciuto come un precursore della pittura moderna.
 
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