Francesco Provenzano
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Dopo il ballottaggio  di domenica 7 giugno e la escalation del centro-destra, all'interno del Parlamento si respira aria di provvisorietà, data soprattutto dalla défaillance dei partiti di governo in alcune delle roccaforti storiche del centro sinistra, Parma, Piacenza e Lucca. 
Le analisi di questo voto sono ovviamente diverse , a seconda del partito che le effettua. 
Questo fa parte del rituale  che si ripete in tutte elezioni; tuttavia i numeri sono tali da non poter essere interpretati diversamente dal cittadino comune. 
Molti sono gli ostacoli che questo governo si appresta a superare, ostacoli non inferiori per importanza a quelli che investono il Partito Popolare, il quale dovrà decidere da che parte stare, senza più equivoci sui principi cui si ispira. 
La polemica tra i vescovi e il PPI, la posizione di Kohl e Aznar nel Parlamento Europeo, accentuano la necessità di una posizione eticamente chiara, alla quale il PPI finora si è sottratto. 
Intanto la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha espresso parere favorevole al documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 1999-2000. 
Non riportiamo integralmente il testo emesso dalla Commissione per le banalitò che contiene. 
Ne pubblichiamo un paio di articoli a titolo di esempio. 
  
Documento di programmazione economico-finanziaria relativo
alla manovra di finanza pubblica per gli anni 1999-2000
Proposta di parere approvata dalla Commissione

La XII Commissione, esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 1999-2001 per le parti di competenza... 

       ESPRIME PARERE  FAVOREVOLE
a condizione che: 
1. agli obiettivi richiamati siano correlate risorse congrue e siano definiti tempi certi di attuazione degli interventi programmatici; 
2. la dotazione del Fondo sanitario nazionale sia adeguata alla ridefinizione  della spesa sanitaria correlata ai livelli essenziali, efficaci ed appropriati, individuati dal piano sanitario nazionale; 
  

Pubblichiamo invece un interessante intervento di Amedeo Pavone sul tema dei decreti delegati. 

Decreti Delegati: attentato alla libertà

In Italia siamo sempre meno liberi e sempre più inquadrati in un regime che in nome di una sicurezza sociale vuole intromettersi nella vita privata dei cittadini con un Sistema Sanitario dirigistico che deve stabilire persino come dobbiamo essere curati quando ci ammaliamo. 
La vecchia libertà del medico di operare in scienza e coscienza si va trasformando in un obbligo di operare solo attraverso ben precisi schemi di diagnosi e cura, secondo standard già codificati da Commissioni operanti con la supervisione del Ministro della Sanità, che il medico deve osservare alla lettera se non vuole incorrere in penalità economiche che di fatto lo vincolano a seguire rigidi protocolli di Stato. 

Ma si tratta poi solo di libertà professionale del medico o non già di un vero e proprio attentato alla libertà del cittadino vincolato da condizionamenti di Legge, che di fatto impediscono ad un medico di esercitare liberamente la sua professione e ad un paziente di essere seguito in libertà di cura? 
Esistono, a livello mondiale, studi e ricerche scientifiche che impegnano risorse umane ed economiche notevoli per la ricerca di nuovi farmaci e che vengono poi vanificate da una Commissione Unica del Farmaco che stabilisce quali sono le forme patologiche in cui quel farmaco può essere ritenuto valido e quali sono quelle in cui non va utilizzato, anche se si tratta delle forme patologiche per le quali quel farmaco è stato studiato e riconosciuto valido in tutto il mondo, compresa l'Italia. 
Peraltro il Governo ha trovato una nuova forma per imporre sempre nuovi vincoli di Legge, scavalcando persino il Parlamento della Repubblica. 
Il riordino del SSN è stato infatti già approvato alla Camera ed è in approvazione al Senato (come già anticipato nel n.3/98 di Leadership Medica) attraverso uno strumento legislativo chiamato 'Legge di delegazione' 
Tali Leggi, dal contenuto volutamente sfumato e con un linguaggio criptato, danno al Ministro della Sanità una serie di deleghe a legiferare con decreti legislativi aventi valore di Legge che non necessitano di ulteriore approvazione. 
Persino i Decreti Legge devono essere approvati dal Parlamento entro 60 giorni, pena la decadenza, ma i Decreti Delegati non necessitano invece di alcuna approvazione. 
Ed ecco come una Delega ad emanare un decreto che preveda: 
'(art. 2 comma "0") le modalità per pervenire per aree, funzioni ed obiettivi, a regime, alla esclusività del rapporto di lavoro, quale scelta individuale da incentivare con il trattamento economico aggiuntivo di cui all'art.1 comma 12 della Legge 23 dicembre 1996, n.662,...” 
può trasformarsi in sede di Decreto Delegato in una vera e propria incompatibilità totale ed assoluta all'esercizio della libera professione per tutti i medici del Servizio pubblico. Cosa che neanche il governo di Benito Mussolini era riuscito a fare, nonostante nel 1932 fosse riuscito ad abolire gli Ordini professionali. 
Oppure una Delega a 
“(art.2 comma g) controllare e verificare l'appropriatezza delle prescrizioni e delle prestazioni di prevenzione, di diagnosi, di cura e di riabilitazione.” 
può trasformarsi in sede di decreto delegato in norme liberticide che, attraverso protocolli di Stato, di fatto impediscono, sempre in nome di una equità distributiva delle riserve economiche, il corretto esercizio della professione medica, cosa che in un paese veramente libero avrebbe già fatto gridare allo scandalo i vertici delle rappresentanze mediche. 
Ma in Italia si pensa sempre di poter accomodare tutto senza rendersi conto che il condizionamento dell'opera del medico è di fatto un grave attentato alla libertà, ed è proprio con la soppressione delle libertà che si è giunti in passato ad assistere alla nascita di quei regimi in cui, attraverso medici consenzienti, Adolf Hitler cercava di pianificare anche la razza umana 
 
 
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