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| "Acuni
anni fa il governo indonesiano stabilì che i propri cittadini
dovessero tutti appartenere ad una religione ufficiale”.
Laccà, lo sciamano di un clan Mindawai, un popolo che vive su un arcipelago al largo di Sumatra, s'infila un enorme tarlo cotto in bocca e mastica con piacere. “Allora sono arrivati i missionari cristiani, i mullah musulmani
e i rappresentanti di altri culti. Abbiamo ascoltato tutti. Ma in ogni
religione c'erano leggi che andavano contro le nostre tradizioni. Se per
noi i maiali sono un'importante fonte di cibo, per i musulmani sono un
tabù. Se per noi tutto è popolato da spiriti, per i cristiani
non è così. Alla fine siamo tornati alla nostra credenza
che chiamano 'animismo'”.
Anche se la distanza tra Sumatra e Siberut non è grande, venti forti, un mare imprevedibile e insidiose barriere coralline rendono difficile la navigazione. Con il risultato che a Siberut è rimasta intatta una delle società indigene più interessanti dell'Indonesia.
Nonostante i recenti cambiamenti, i due terzi dell'isola sono ancora coperti
da una fitta foresta tropicale.
I Mindawai sono alti e snelli. Sia uomini che donne s'intrecciano fiori nei capelli, conquistandosi il nome di “Gente dei Fiori”. Anche se presenta elementi patriarcali, la società Mindawai si basa su principi di uguaglianza. Non esistono strutture gerarchiche, né titoli, posizioni ereditarie o ruoli subordinati. Il vero centro sociale, politico e religioso di ogni clan è la ”uma”, la casa comunale. Qui hanno luogo le discussioni che coinvolgono l'intera comunità e qui si sceglie colui che deve rappresentare il villaggio all'esterno. I
Mindawai - o Mentawai - credono nell'esistenza di un'anima immortale e
negli spiriti degli antenati, della natura e degli animali.
Anche gli oggetti inanimati possiedono, secondo loro, uno spirito, una forza vitale. Per lo sciamano Laccà una malattia non è altro che l'assenza momentanea dell'anima, mentre i sogni significano che l'anima si è presa una vacanza. “L'anima lascia il corpo varie volte durante la vita. Nel momento della morte lo abbandona definitivamente per diventare spirito in un mondo che esiste parallelamente al nostro”. Al contrario di altre religioni, i Mindawai non personificano la forza vitale con l'immagine di un creatore. Per loro non esiste un'entità che giudica gli esseri umani, punendoli o perdonandoli. “Siamo parte del tutto”, spiega lo sciamano, “come la pianta, il fiume, la roccia. Per noi tutto è sacro. Anche la foresta. E' la madre che ci fornisce tutto: cibo, vestiti, medicina e casa. In cambio, va rispettata”. Purtroppo non tutti la pensano così e anche il paradiso degli Uomini dei Fiori è invaso da chi reclama per sé il diritto di sfruttare le risorse nel nome del profitto e del progresso. |
Come
quella fabbrica che produce “sago” (una farina alimentare ricavata da un
tipo particolare di palma) usando sostanze chimiche nocive nel processo
di raffinazione, con il risultato che le tartarughe e i pesci del fiume
vicino muoiono e gli indigeni non possono più utilizzare l'acqua.
I Mindawai, per produrre la stessa farina, utilizzano un processo non inquinante.
“Abbiamo anche un altro problema”, dice Parman Sabolak, il portavoce del Yasumi, l'associazione che difende i diritti dei Mindawai. Durante il viaggio di ritorno fu ucciso in circostanze misteriose. La polizia non fornì mai i risultati dell'inchiesta sull'incidente. Dopo le proteste che seguirono l'assassinio di Robinson, il taglio di legna pregiata e la ricerca di petrolio e minerali preziosi vennero temporaneamente sospesi. “Ora una multinazionale alimentare vuole creare vaste piantagioni di palme da olio”, dice Parman. “La realizzazione di questo progetto significherebbe la fine del nostro stile di vita tradizionale”. La strategia di difesa del Yasumi è quella di realizzare rilievi dei terreni dei vari clan per registrarli all'ufficio del catasto, provando così che le terre in questione hanno già un utilizzo e un proprietario. Inoltre il Yasumi promuove la trasformazione in parco nazionale di gran parte dell'arcipelago. Tornato nella capanna dello sciamano, gli chiedo di parlarmi della sua professione. “E' una vocazione”, dice. “Non si finisce mai di imparare. Piante nuove per guarire i malati, spiriti che ti insegnano cose nuove”. Si siede vicino al fuoco di casa e s'accende un sigaro di tabacco selvatico. “Tutti abbiamo uno spirito”, continua. “Ha lo stesso aspetto di un essere umano, solo che non puoi toccarlo perché non è fisico. Per guarire un malato, chiamo lo spirito di questa persona e lo riconduco al proprio corpo.
Anche quando uccidiamo un animale parliamo con lo spirito dell'animale.
Diciamo: 'Scusami, spirito, non essere arrabbiato, ho bisogno del tuo corpo
per vivere'”.
Il maggior pericolo per il modo di vivere del Mindawai è costituito dal piano del governo di sistemare i vari clan in “villaggi modello”. Ma la maggior parte della popolazione resiste e, nonostante il governo cerchi di bandirli, i Mindawai continuano anche a praticare i loro riti tradizionali, come l'affilamento dei denti e il tatuaggio. Prima di ripartire chiedo a Laccà se non considera preoccupante il fatto che molti giovani preferiscono i villaggi governativi alla vita nella foresta. “Se i giovani vogliono vivere nei villaggi governativi”, risponde, “vestire jeans e t-shirt, è perché a loro piace
così. Ma quando tornano ai loro clan si mettono il perizoma e si
fanno tatuare, perché questa è la loro cultura”.
Apre una mappa dell'isola e spiega la truffa usata ai danni del suo popolo: “Per appropriarsi delle nostre terre si offrono dei regali ai vecchi in cambio di una firma di ricevuta. Questa firma viene in seguito trasferita su falsi contratti di vendita”. Sia per contestare questi presunti atti di vendita, sia perché alcune compagnie petrolifere avevano invaso il territorio Mindawai, il fratello di Parman, Robinson Sabolak, si recò a Giacarta per incontrare una delegazione dell'ONU. ![]() |
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