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Il Regno Unito apre
alla ricerca sugli embrioni. Gli Stati Uniti si associano. Il dibattito
investe tutta l’Europa. Il Papa prende posizione.
I pro ed i contro si
sprecano. Subito in Borsa c’è chi è corso ad acquistare titoli di Società
ritenute beneficiarie di queste “aperture” scientifiche. “Il Giornale”
del 26 agosto ha titolato: “Piazza Affari fa festa con Biotech effetto
Clinton su Biosearch, Esaote, e Schiapparelli rinviato per rialzo”.
Il 31 luglio, il titolo
Biosearch quotava L. 109.922, il 30 agosto L. 126.826; nello stesso
periodo Schiapparelli è salita da L. 372 a L. 406 ed Esaote da L. 7629
a L. 8154. Il pressapochismo di pseudo - speculatori improvvisati ed
orecchianti regna sovrano. L’attività della Biosearch (cfr. ns. archivio
“Biosearch Italia S.p.A.: il fascino è nel nome”) non può trarre e non
trarrà alcun beneficio dalla ricerca nella biotecnologia alla quale
è - ed intende rimanere - del tutto estranea.
Il suo futuro prossimo
dipende fortemente dall’ottenere, prima possibile, le autorizzazioni
per la commercializzazione di due antibiotici messi a punto nei propri
laboratori.
La Schiapparelli, dopo
una serie incredibile di ristrutturazioni, ha abbandonato il settore
farmaceutico ed ha concentrato il proprio core-business nella cosmesi
e nell’alimentazione biologica. Nulla a che vedere, dunque, con gli
embrioni e le cellule umane.
La Esaote è specializzata
nella progettazione e costruzione di apparecchi elettromedicali con
particolare riferimento alla strumentazione per la diagnostica della
cardiochirurgia. Tutt’altro campo e tutt’altra specializzazione.
L’incontrollata emotività
rischia, dunque, di coinvolgere altri “cercatori d’oro” che cacciando
“embrioni in Borsa” si avventurano ad investire in titoli di Società
di cui ignorano perfino l’attività.

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