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E' in corso la nomina
dei Consiglieri per il rinnovo dei vertici della Fondazione Cariplo.
Dopo molti anni di incontrastato potere, il rinnovo alla Presidenza
di Giuseppe Guzzetti è tutt’altro che certo.
Per il controllo dell’Ente
questa volta è in campo il centro - destra con notevoli possibilità
di riuscita, in quanto il meccanismo delle designazioni coinvolge Comuni
e Province nei quali il Polo ha vinto e di cui, pertanto, controlla
le indicazioni.
A prima vista la “battaglia”
ha l’aspetto della solita, stucchevole, lotta di potere. In vero, però,
il controllo della Fondazione comporta l’amministrazione di ingenti
risorse finanziarie, con un patrimonio di 14.000 miliardi da ripartire
in attività diversificate.
E’ consequenziale che
nella priorità delle assegnazioni, le motivazioni oggettive siano supportate
dalle ideologie di cui i due schieramenti sono, o “dovrebbero” essere
portatori. L’Ente detiene però
- fra l’altro
- il 9,9% del capitale
di Banca Intesa, primo Gruppo bancario italiano.
Il portafoglio dell’Ente
include, inoltre, il 2,8% del S. Paolo-IMI (alla cui gestione partecipa
in quanto componente il patto di sindacato), nonché l’1,2% delle Generali.
La Fondazione occupa
- con ciò stesso - un ruolo importante e, in taluni casi determinante,
nell’orientare la politica delle Società partecipate.
La gestione Guzzetti
ha, ad esempio, condiviso
- forse anche un po’
passivamente
- le strategie di Banca
Intesa, sia nell’iter della struttura federale, sia nella recente trasformazione
di questo modello in quello di una organizzazione centralizzata e polifunzionale.
E’ il caso di ricordare
che questa “evoluzione” ha comportato la scomparsa della “Cà de Sass”
come struttura bancaria autonoma e la riconversione della Comit di cui
ha modificato il ruolo, annullandone l’esperienza storica. (Cfr. ns.
arch.: “Comit: da Signore a Vassallo”).
Come è stato sottolineato
da più azionisti nelle recenti assemblee di Intesa, le nuove scelte
organizzative sembrano favorire la Crédit Agricole che di Intesa è il
primo azionista con il 15%.
E ‘ stato anche annotato
che l’Azionariato di controllo di Intesa è costituito da organismi e
società in cui vige sovrano il modello federativo (Agricol raggruppa
circa 200 Istituti di Credito, le Generali sono un Gruppo con oltre
180 Società, molte in concorrenza fra loro, la Banca Lombarda controlla
più Istituti, tutti con propria personalità giuridica ecc.).
La conversione di Banca
Intesa al centralismo è dunque in contrasto con il modello che i suoi
azionisti adottano al proprio interno: una contraddizione che Bazzoli,
Desiata, Trombi e Molinari non hanno voluto - o, forse non avrebbero
saputo - spiegare.
Un controllo della Fondazione,
diverso dall’attuale, potrebbe - ma non è detto che lo sia - essere
portatore di una strategia diversa per il Gruppo Intesa con una maggiore
opzione in favore della territorialità per gli Istituti controllati
nonché con il ridimensionamento dell’egemonia finora attribuita alla
componente francese soprattutto nell’attività internazionale.
Considerando che in
Intesa il passaggio dal federalismo al centralismo è appena iniziato
nulla osterebbe - in modo significativo - alla “marcia indietro”. Altrettanto
importante è il ruolo che la Fondazione può svolgere nel S. Paolo -
IMI.
Una diversa gestione
potrebbe, ad esempio, concorrere a valorizzare - annullandone il ridimensionamento
- l’attività del Banco di Napoli (Cfr. ns. arch.: “Banco di Napoli:
senza difese “; “ Banco di Napoli: l’ammaina bandiera”; “Banco di Napoli:
banchieri e bancari”); potrebbe ad esempio incentivare il Gruppo Torinese
ad una maggiore propensione al rischio sollecitandone gli impieghi nel
settore in cui il S. Paolo è molto “frenato”. (Cfr. ns. arch.: “S. Paolo
- IMI: campa cavallo...!” ).
Il duo Arcuti-Masera
nella gestione degli impieghi è in qualche misura condizionato dall’attività
svolta nell’IMI - dal quale provengono - che poco aveva in comune con
il credito alla clientela minore in quanto specializzato in finanziamenti
“sostanziosi” con garanzie ipotecarie.
Non si può neppure
dimenticare il “peso” della partecipazione nella “Generali”, oggi impegnata
a “difendere” se stessa, nonché a concorrere alla soluzione del quiz
costituito dal dopo-Cuccia.
Il Gruppo Generali,
inoltre, è azionista di Banca Intesa di cui partecipa al sindacato di
controllo.
La partita in corso
fra gli attuali detentori del potere capeggiati da Giuseppe Guzzetti
e gli scalatori, guidati da Bruno Ermolli merita dunque di essere seguita
con attenzione per le conseguenze che ne potrebbero derivare.
Forse - ma è soltanto
una pura ipotesi - l’andamento contrastante del titolo Intesa in Borsa
è indice di cautela da parte degli investitori in attesa di conoscere
chi siederà nella cabina di regia della Fondazione Cariplo e dei “programmi”
di cui sarà portatore.
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