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AnnoXVI -No. 08 - 2000

 

 

 

 

 

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E' in corso la nomina dei Consiglieri per il rinnovo dei vertici della Fondazione Cariplo. Dopo molti anni di incontrastato potere, il rinnovo alla Presidenza di Giuseppe Guzzetti è tutt’altro che certo.

Per il controllo dell’Ente questa volta è in campo il centro - destra con notevoli possibilità di riuscita, in quanto il meccanismo delle designazioni coinvolge Comuni e Province nei quali il Polo ha vinto e di cui, pertanto, controlla le indicazioni.

A prima vista la “battaglia” ha l’aspetto della solita, stucchevole, lotta di potere. In vero, però, il controllo della Fondazione comporta l’amministrazione di ingenti risorse finanziarie, con un patrimonio di 14.000 miliardi da ripartire in attività diversificate.

E’ consequenziale che nella priorità delle assegnazioni, le motivazioni oggettive siano supportate dalle ideologie di cui i due schieramenti sono, o “dovrebbero” essere portatori. L’Ente detiene però

- fra l’altro

- il 9,9% del capitale di Banca Intesa, primo Gruppo bancario italiano.

Il portafoglio dell’Ente include, inoltre, il 2,8% del S. Paolo-IMI (alla cui gestione partecipa in quanto componente il patto di sindacato), nonché l’1,2% delle Generali.

La Fondazione occupa - con ciò stesso - un ruolo importante e, in taluni casi determinante, nell’orientare la politica delle Società partecipate.

La gestione Guzzetti ha, ad esempio, condiviso

- forse anche un po’ passivamente

- le strategie di Banca Intesa, sia nell’iter della struttura federale, sia nella recente trasformazione di questo modello in quello di una organizzazione centralizzata e polifunzionale.

E’ il caso di ricordare che questa “evoluzione” ha comportato la scomparsa della “Cà de Sass” come struttura bancaria autonoma e la riconversione della Comit di cui ha modificato il ruolo, annullandone l’esperienza storica. (Cfr. ns. arch.: “Comit: da Signore a Vassallo”).

Come è stato sottolineato da più azionisti nelle recenti assemblee di Intesa, le nuove scelte organizzative sembrano favorire la Crédit Agricole che di Intesa è il primo azionista con il 15%.

E ‘ stato anche annotato che l’Azionariato di controllo di Intesa è costituito da organismi e società in cui vige sovrano il modello federativo (Agricol raggruppa circa 200 Istituti di Credito, le Generali sono un Gruppo con oltre 180 Società, molte in concorrenza fra loro, la Banca Lombarda controlla più Istituti, tutti con propria personalità giuridica ecc.).

La conversione di Banca Intesa al centralismo è dunque in contrasto con il modello che i suoi azionisti adottano al proprio interno: una contraddizione che Bazzoli, Desiata, Trombi e Molinari non hanno voluto - o, forse non avrebbero saputo - spiegare.

Un controllo della Fondazione, diverso dall’attuale, potrebbe - ma non è detto che lo sia - essere portatore di una strategia diversa per il Gruppo Intesa con una maggiore opzione in favore della territorialità per gli Istituti controllati nonché con il ridimensionamento dell’egemonia finora attribuita alla componente francese soprattutto nell’attività internazionale.

Considerando che in Intesa il passaggio dal federalismo al centralismo è appena iniziato nulla osterebbe - in modo significativo - alla “marcia indietro”. Altrettanto importante è il ruolo che la Fondazione può svolgere nel S. Paolo - IMI.

Una diversa gestione potrebbe, ad esempio, concorrere a valorizzare - annullandone il ridimensionamento - l’attività del Banco di Napoli (Cfr. ns. arch.: “Banco di Napoli: senza difese “; “ Banco di Napoli: l’ammaina bandiera”; “Banco di Napoli: banchieri e bancari”); potrebbe ad esempio incentivare il Gruppo Torinese ad una maggiore propensione al rischio sollecitandone gli impieghi nel settore in cui il S. Paolo è molto “frenato”. (Cfr. ns. arch.: “S. Paolo - IMI: campa cavallo...!” ).

Il duo Arcuti-Masera nella gestione degli impieghi è in qualche misura condizionato dall’attività svolta nell’IMI - dal quale provengono - che poco aveva in comune con il credito alla clientela minore in quanto specializzato in finanziamenti “sostanziosi” con garanzie ipotecarie.

Non si può neppure dimenticare il “peso” della partecipazione nella “Generali”, oggi impegnata a “difendere” se stessa, nonché a concorrere alla soluzione del quiz costituito dal dopo-Cuccia.

Il Gruppo Generali, inoltre, è azionista di Banca Intesa di cui partecipa al sindacato di controllo.

La partita in corso fra gli attuali detentori del potere capeggiati da Giuseppe Guzzetti e gli scalatori, guidati da Bruno Ermolli merita dunque di essere seguita con attenzione per le conseguenze che ne potrebbero derivare.

Forse - ma è soltanto una pura ipotesi - l’andamento contrastante del titolo Intesa in Borsa è indice di cautela da parte degli investitori in attesa di conoscere chi siederà nella cabina di regia della Fondazione Cariplo e dei “programmi” di cui sarà portatore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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