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Si riapre il Parlamento
e ritornano sul tappeto, immutate e irrisolte, le solite tematiche.
Il clima si fa sempre più surriscaldato in vista delle prossime elezioni,
ovviamente anche i sindacati vogliono avere una valenza maggiore nelle
decisioni che il governo dovrebbe prendere.
Gli scioperi sono indetti
per lo più da movimenti di base e inconsueti, ad esempio quello dei
poliziotti, con i quali non possiamo che essere d’accordo. Quando parlamentari,
ministri, ex ministri, funzionari godono di emolumenti da emirati arabi,
offrire diciottomila lire lorde di aumento è veramente inqualificabile,
soltanto ad ipotizzarlo c’è da vergognarsi.
Ma ormai ammazzarsi
per la vergogna rappresenta un’eccezione.
Detto questo, siamo
ormai in costante discesa, in cui l’euro ci sta dolcemente spingendo,
e neanche poi tanto dolcemente.
Ma non era stato detto
che con l’istituzione della moneta unica europea saremmo diventati tutti
più ricchi? Più ricchi di chi? Un altro punto importante che condiziona
la vita di tutti è l’aumento del petrolio, tema che ci viene propinato
quotidianamente dai mass media.
Di fatto l’unico che
da questa situazione (non sembri paradossale) ci guadagna è lo stato
italiano.
E vi spieghiamo perché:
l’ENI, ente di stato, in questa fase ha incassato circa 400 miliardi
in più, che provengono dagli aumenti che sono stati man mano deliberati
sulla benzina, mentre per il rimborso alle varie categorie interessate
(autotrasportatori, tassisti...) il Ministero del tesoro ha stanziato
cifre nettamente inferiori, come ad esempio quelle proposte per i tassisti,
che sono nell’ordine complessivo di 120 miliardi.
La differenza fra quanto
incassato e quanto si intende erogare è di circa 280 miliardi, che vanno
ad arricchire, appunto, il Ministero del tesoro; un modo come un altro
per continuare a prendere in giro non solo i tassisti ma anche i cittadini
in genere.
Per quello che riguarda
i lavori parlamentari, la Commissione Affari Sociali del Senato ha approvato
il disegno di legge sulla “Riqualificazione dell’assistenza sanitaria
e attività professionale”, di cui riportiamo la parte iniziale: “1.
Nel conferimento o
nella conferma degli incarichi di struttura semplice o complessa e degli
incarichi professionali ai sensi degli articoli 15, 15-bis e 15-ter
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni,
i direttori generali stabiliscono, per ciascun dirigente interessato,
obiettivi di riqualificazione dell’assistenza e di razionalizzazione
delle risorse anche al fine di realizzare, nel periodo di durata dell’incarico,
la progressiva e programmata riduzione delle liste di attesa in base
a specifici piani e volumi di attività. 2.
Il monitoraggio continuo
delle attività istituzionali e libero professionali ai fini della gestione
e riduzione delle liste di attesa è svolto sotto la diretta responsabilità
del direttore sanitario aziendale. 3.
Il raggiungimento degli
obiettivi di cui al comma 1 costituisce elemento di valutazione nell’ambito
delle verifiche di cui all’articolo 15, comma 5, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, ai fini della
conferma dell’incarico."

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