AnnoXVI -No. 08 - 2000

 

 

 

 

 

Adriano Bassi

Nel mondo della musica siamo abituati a ricordare nomi prestigiosi e altisonanti, dimenticando altri protagonisti meno accreditati, ma ugualmente fondamentali per ricostruire una mappa musicale e culturale del nostro passato.

I centenari, i cinquantenari sono ricercati come giustificazioni di mercato e non come espressione genuina di un intento culturale. Gli esempi sono tanti e facilmente documentabili.

Chi parla di Chabrier (100o della morte), Hans von Bulow (100 anni dalla morte) ed altri ancora? Ebbene questa volta intendo rendere omaggio a Ernesto Camillo Sivori, nato nel 1815 e morto nel 1894 a Genova. Violinista e compositore, fu l'unico allievo di Paganini e nelle sue note biografiche questo importante scampolo di vita è ben documentato.

Sivori diventò uno dei maggiori virtuosi del suo secolo, continuando nella tradizione di stampo ottocentesco che metteva in evidenza la bravura strumentale come uno dei punti più importanti dei salotti musicali del XIX secolo. Bisogna sottolineare un elemento di non poco conto. Il musicologo ligure Alberto Cantù, massimo studioso della produzione di Paganini, da tempo si è interessato a Sivori, anticipando i tempi e non inventandosi, dall'oggi al domani, esperto di un personaggio che tanta parte ebbe nel mondo concertistico internazionale. Sivori ebbe un ruolo di aggregazione, poiché Liszt, Wagner lo consideravano un protagonista da non sottovalutare. La sua grandezza musicale superava notevolmente la sua statura fisica e di ciò se ne faceva cruccio, anche se il pubblico non badava molto a questo difetto. Importante era il suo messaggio, che creava intense emozioni all'ascoltatore.

Lo stile rifletteva una particolare attenzione per "i fuochi d'artificio" musicali, garantendo al pubblico un divertente spettacolo pirotecnico, poiché la fantasia ed il gusto per l'estemporaneità prendeva spunto dal suo maestro genovese. Dalla sua esperienza di concertista nacque un personaggio istrionico, seducente, che anticipava, con estrema lungimiranza, il futuro basato sulla curiosità del personaggio e sul senso dell'istrionismo.

La sua fama andò oltreoceano e Sivori tenne concerti in tutta Europa e nel nuovo Mondo. Le critiche del tempo lo consideravano come un fenomeno, in positivo, ma con la piccola clausola che ricordava il grande e irragiungibile Nicolò Paganini. Sivori non ebbe quindi la fortuna di diventare un protagonista in assoluto. I due concerti che conosciamo mettono in evidenza una spiccata attenzione per la linea melodica, risultato di una tradizione che basava tutto il messaggio musicale su un motivo facilmente memorizzabile.

La sua attività lo vide presente alla prima esecuzione del "Requiem" in re minore di L. Cherubini, collaborando, poi, nel 1861 a Parigi con F. Liszt. Egli non si risparmiò, viaggiando con frenesia fra una nazione e l'altra. Non dobbiamo dimenticare che la sua carriera durò circa settant'anni. Come scrive Roberto Cagnazzo, "Sivori ricerca un oggettivo interesse tecnico e musicale cui non sempre le modeste sue risorse creative gli consentono di giungere…esemplari sono, a questo proposito, i due concerti".

Con Sivori siamo di fronte ad un musicista eclettico, funambolico e sempre pronto al confronto. A tal riguardo lo troviamo attento osservatore del mondo didattico, componendo brani adatti ai giovani violinisti ed evitando di cadere nel gusto diabolico che faceva parte dello stile paganiniano. Non cade il centenario della morte ma mi sembra importante ricordare questo protagonista che nella sua vita è stato tutt'altro che un "gregario".

Un'occasione per riflettere.

 

 

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