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Nel
mondo della musica siamo abituati a ricordare nomi prestigiosi e altisonanti,
dimenticando altri protagonisti meno accreditati, ma ugualmente fondamentali
per ricostruire una mappa musicale e culturale del nostro passato.
I centenari, i cinquantenari sono ricercati come giustificazioni di
mercato e non come espressione genuina di un intento culturale. Gli
esempi sono tanti e facilmente documentabili.
Chi
parla di Chabrier (100o della morte), Hans von Bulow (100 anni dalla
morte) ed altri ancora? Ebbene questa volta intendo rendere omaggio
a Ernesto Camillo Sivori, nato nel 1815 e morto nel 1894 a Genova. Violinista
e compositore, fu l'unico allievo di Paganini e nelle sue note biografiche
questo importante scampolo di vita è ben documentato.
Sivori
diventò uno dei maggiori virtuosi del suo secolo, continuando nella
tradizione di stampo ottocentesco che metteva in evidenza la bravura
strumentale come uno dei punti più importanti dei salotti musicali del
XIX secolo. Bisogna sottolineare un elemento di non poco conto. Il musicologo
ligure Alberto Cantù, massimo studioso della produzione di Paganini,
da tempo si è interessato a Sivori, anticipando i tempi e non inventandosi,
dall'oggi al domani, esperto di un personaggio che tanta parte ebbe
nel mondo concertistico internazionale. Sivori ebbe un ruolo di aggregazione,
poiché Liszt, Wagner lo consideravano un protagonista da non sottovalutare.
La sua grandezza musicale superava notevolmente la sua statura fisica
e di ciò se ne faceva cruccio, anche se il pubblico non badava molto
a questo difetto. Importante era il suo messaggio, che creava intense
emozioni all'ascoltatore.
Lo
stile rifletteva una particolare attenzione per "i fuochi d'artificio"
musicali, garantendo al pubblico un divertente spettacolo pirotecnico,
poiché la fantasia ed il gusto per l'estemporaneità prendeva spunto
dal suo maestro genovese. Dalla sua esperienza di concertista nacque
un personaggio istrionico, seducente, che anticipava, con estrema lungimiranza,
il futuro basato sulla curiosità del personaggio e sul senso dell'istrionismo.
La sua fama andò oltreoceano e Sivori tenne concerti in tutta Europa
e nel nuovo Mondo. Le critiche del tempo lo consideravano come un fenomeno,
in positivo, ma con la piccola clausola che ricordava il grande e irragiungibile
Nicolò Paganini. Sivori non ebbe quindi la fortuna di diventare un protagonista
in assoluto. I due concerti che conosciamo mettono in evidenza una spiccata
attenzione per la linea melodica, risultato di una tradizione che basava
tutto il messaggio musicale su un motivo facilmente memorizzabile.
La
sua attività lo vide presente alla prima esecuzione del "Requiem" in
re minore di L. Cherubini, collaborando, poi, nel 1861 a Parigi con
F. Liszt. Egli non si risparmiò, viaggiando con frenesia fra una nazione
e l'altra. Non dobbiamo dimenticare che la sua carriera durò circa settant'anni.
Come scrive Roberto Cagnazzo, "Sivori ricerca un oggettivo interesse
tecnico e musicale cui non sempre le modeste sue risorse creative gli
consentono di giungere…esemplari sono, a questo proposito, i due concerti".
Con
Sivori siamo di fronte ad un musicista eclettico, funambolico e sempre
pronto al confronto. A tal riguardo lo troviamo attento osservatore
del mondo didattico, componendo brani adatti ai giovani violinisti ed
evitando di cadere nel gusto diabolico che faceva parte dello stile
paganiniano. Non cade il centenario della morte ma mi sembra importante
ricordare questo protagonista che nella sua vita è stato tutt'altro
che un "gregario".
Un'occasione
per riflettere.
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