Anno XVI -No. 08 - 2000

 

 

 

 

 

Giulio Nascimbeni

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Quando questo "Lunario" sarà pubblicato, l'Olimpiade 2000 di Sydney sarà già stata archiviata con il suo carico di vittorie e di sconfitte, di record e di polemiche. Ma io credo che un evento così eccezionale meriti di essere rivissuto soprattutto riandando alla sua storia.

Per esempio, mi domando quali rivolte, quali sconquassi di dimensioni planetarie sarebbero accaduti se, presi da improvvisa follia maschilista, gli organizzatori dell'Olimpiade di Sidney avessero deciso di escludere le donne dalle gare e dalle tribune degli stadi. Così imponevano le regole delle origini, secoli e secoli avanti Cristo. E poiché la madre di un concorrente, per stare vicina al figlio, si era travestita da uomo spacciandosi per un allenatore ed era stata scoperta, da quel giorno gli allenatori dovettero presentarsi completamente nudi per evitare equivoci sul loro sesso.

Ma passiamo a tempi un po' più vicini, e precisamente al 1896 quando fu disputata ad Atene la prima Olimpiade moderna. Il 27 marzo 1940 sui giornali di tutto il mondo apparve questa notizia: "Spirydion Louis è stato vinto da un male insidioso, contro il quale egli ha lottato strenuamente, come in quella magnifica giornata del 1896, quando coglieva la più ambita delle vittorie. Pochi giorni fa era ancora seduto con gli amici in un piccolo caffè della natia Maroussi. Ma alcune ore dopo il male aveva il sopravvento e l'idolo delle folle sportive della Grecia si spegneva serenamente".

Louis era diventato popolarissimo domenica 12 aprile 1896. Si disputava la prima maratona sulla distanza, rimasta invariata fino ad oggi, di 42 chilometri e 195 metri. Spyridion aveva 23 anni. Un cronista dell'epoca lo descrive così: "Piccolo e sparuto nel suo gonnellino bianco, cioè nel tradizionale costume attico, il montanaro del villaggio di Maroussi aveva trascorso in digiuno e in preghiera la notte precedente la gara".

La maratona si decise do-po una trentina di chilometri. Prima avevano dominato lo statunitense Blake, l'austra--liano Flack e soprattutto il fran-cese Lermustaux, che fu l'ultimo a cedere agli incalzanti allunghi di Louis.

Verso le 17 un colpo di cannone avvertì gli spettatori che la maratona stava per concludersi. Sulla pista entrò il solitario Spyridion e fu il delirio. Re Giorgio di Grecia e i suoi familiari lasciarono la tribuna d'onore e raggiunsero la linea del traguardo. La folla lanciò all'atleta doni come orologi e monili vari.

A Louis fu accreditato il tempo di 2 ore 58', con un distacco di 7' sul secondo arrivato, un altro greco, Charilao Vasilakos. Vale la pena di riportare integralmente il testo del rapporto ufficiale sulla conclusione della gara: "Infine si vide nello stadio un atleta vestito di bianco, bruciato dal sole e coperto di polvere. E' Louis. Egli avanza correndo sulla destra della pista.

Sembra affaticato ma non fino all'esaurimento. I due figli del re corrono con lui, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. Tagliato il traguardo, il vincitore arriva davanti al sovrano e appare commosso.

I due principi sollevano Spyridion e lo portano in trionfo. Le donne sventolano i fazzoletti, gli uomini agitano i cappelli. Un delirante entusiasmo s'impadronisce di tutti". Altri episodi, altre storie. Anversa 1920.

Le Olimpiadi riprendono dopo l'interruzione per la prima guerra mondiale. Un giovane apprendista tipografo milanese, Ugo Frigerio, vince due gare di marcia. Quando sale sul podio e il tricolore sventola sul pennone reale più alto, la banda incaricata di eseguire l'inno nazionale, che allora era la "Marcia reale", suona "O sole mio". Incidente diplomatico? Nemmeno per idea.

In fondo gli organizzatori belgi, con il loro errore, hanno reso omaggio a una canzone che tutto il mondo conosce, ben più famosa delle militaresche note composte dal maestro Giuseppe Gabetti per i Savoia nel 1831. Olimpiade di Amsterdam 1928. L'Italia partecipa con una rappresentativa di 164 atleti. Tra i dirigenti c'è l'ex ginnasta Giorgio Zampieri, che conosce Gabriele D'Annunzio.

Al momento della partenza in treno da Milano, Zampieri riceve un messaggio del poeta: "Mando a te e a tutti i tuoi atleti il segno della mia amicizia. Salutatemi la grande, nobile Amsterdam e andate in pellegrinaggio a inchinarvi davanti alla Ronda di Notte e ai Sindaci della Corporazione dei Maestri Doppieri".

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