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Quando
questo "Lunario" sarà pubblicato, l'Olimpiade 2000 di Sydney sarà già
stata archiviata con il suo carico di vittorie e di sconfitte, di record
e di polemiche. Ma io credo che un evento così eccezionale meriti di
essere rivissuto soprattutto riandando alla sua storia.
Per
esempio, mi domando quali rivolte, quali sconquassi di dimensioni planetarie
sarebbero accaduti se, presi da improvvisa follia maschilista, gli organizzatori
dell'Olimpiade di Sidney avessero deciso di escludere le donne dalle
gare e dalle tribune degli stadi. Così imponevano le regole delle origini,
secoli e secoli avanti Cristo. E poiché la madre di un concorrente,
per stare vicina al figlio, si era travestita da uomo spacciandosi per
un allenatore ed era stata scoperta, da quel giorno gli allenatori dovettero
presentarsi completamente nudi per evitare equivoci sul loro sesso.
Ma passiamo a tempi un po' più vicini, e precisamente al 1896 quando
fu disputata ad Atene la prima Olimpiade moderna. Il 27 marzo 1940 sui
giornali di tutto il mondo apparve questa notizia: "Spirydion Louis
è stato vinto da un male insidioso, contro il quale egli ha lottato
strenuamente, come in quella magnifica giornata del 1896, quando coglieva
la più ambita delle vittorie. Pochi giorni fa era ancora seduto con
gli amici in un piccolo caffè della natia Maroussi. Ma alcune ore dopo
il male aveva il sopravvento e l'idolo delle folle sportive della Grecia
si spegneva serenamente".
Louis
era diventato popolarissimo domenica 12 aprile 1896. Si disputava la
prima maratona sulla distanza, rimasta invariata fino ad oggi, di 42
chilometri e 195 metri. Spyridion aveva 23 anni. Un cronista dell'epoca
lo descrive così: "Piccolo e sparuto nel suo gonnellino bianco, cioè
nel tradizionale costume attico, il montanaro del villaggio di Maroussi
aveva trascorso in digiuno e in preghiera la notte precedente la gara".
La maratona si decise do-po una trentina di chilometri. Prima avevano
dominato lo statunitense Blake, l'austra--liano Flack e soprattutto
il fran-cese Lermustaux, che fu l'ultimo a cedere agli incalzanti allunghi
di Louis.
Verso
le 17 un colpo di cannone avvertì gli spettatori che la maratona stava
per concludersi. Sulla pista entrò il solitario Spyridion e fu il delirio.
Re Giorgio di Grecia e i suoi familiari lasciarono la tribuna d'onore
e raggiunsero la linea del traguardo. La folla lanciò all'atleta doni
come orologi e monili vari.
A Louis fu accreditato il tempo di 2 ore 58', con un distacco di 7'
sul secondo arrivato, un altro greco, Charilao Vasilakos. Vale la pena
di riportare integralmente il testo del rapporto ufficiale sulla conclusione
della gara: "Infine si vide nello stadio un atleta vestito di bianco,
bruciato dal sole e coperto di polvere. E' Louis. Egli avanza correndo
sulla destra della pista.
Sembra
affaticato ma non fino all'esaurimento. I due figli del re corrono con
lui, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. Tagliato il traguardo,
il vincitore arriva davanti al sovrano e appare commosso.
I due principi sollevano Spyridion e lo portano in trionfo. Le donne
sventolano i fazzoletti, gli uomini agitano i cappelli. Un delirante
entusiasmo s'impadronisce di tutti". Altri episodi, altre storie. Anversa
1920.
Le
Olimpiadi riprendono dopo l'interruzione per la prima guerra mondiale.
Un giovane apprendista tipografo milanese, Ugo Frigerio, vince due gare
di marcia. Quando sale sul podio e il tricolore sventola sul pennone
reale più alto, la banda incaricata di eseguire l'inno nazionale, che
allora era la "Marcia reale", suona "O sole mio". Incidente diplomatico?
Nemmeno per idea.
In
fondo gli organizzatori belgi, con il loro errore, hanno reso omaggio
a una canzone che tutto il mondo conosce, ben più famosa delle militaresche
note composte dal maestro Giuseppe Gabetti per i Savoia nel 1831. Olimpiade
di Amsterdam 1928. L'Italia partecipa con una rappresentativa di 164
atleti. Tra i dirigenti c'è l'ex ginnasta Giorgio Zampieri, che conosce
Gabriele D'Annunzio.
Al
momento della partenza in treno da Milano, Zampieri riceve un messaggio
del poeta: "Mando a te e a tutti i tuoi atleti il segno della mia amicizia.
Salutatemi la grande, nobile Amsterdam e andate in pellegrinaggio a
inchinarvi davanti alla Ronda di Notte e ai Sindaci della Corporazione
dei Maestri Doppieri".
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