Bruxelles
l'Unione Europea boccia l'Italia, quindi la Sanità, per avere emanato
regolamenti discriminatori verso le aziende farmaceutiche e il nostro paese,
se non indicherà motivazioni valide, verrà deferito alla
Corte di giustizia.
I
procedimenti riguardanti l'Italia si riferiscono ai tariffari italiani
di prodotti farmaceutici rimborsabili, che sono talmente inferiori a quelli
di paesi terzi da essere considerati inaccettabili in un regime di libera
concorrenza.
Rosy
Bindi, sempre su questo tema, è entrata in polemica anche con l'Antitrust.
Tesauro
accusa la Riforma sanitaria e la sua applicazione ma il Ministro non ammette
critiche e risponde con i toni a lei congeniali alle osservazioni del Garante.
Ma la polemica tra l'Authority e la Bindi ha un precedente, la bocciatura
del Garante riguardo all'accordo tra Sanità e Farmindustria nel
calmierare proprio il prezzo dei farmaci e, in generale, sulla politica
farmaceutica.
La
politica della Bindi è contraddittoria; a volte sostiene l'importanza
dell'assistenza a livello sociale, dall'altra, con i vari tickets, non
ultimo quello sulla somatostatina, penalizza i cittadini, senza distinzioni
di fasce o di capacità economiche..
Isistemi
adottati sono così farraginosi che richiedono, da parte di tutti
gli addetti al Servizio Sanitario, uno studio particolare, per non incorrere
in errori eclatanti, cosa non molto difficile.
Ripartiamo
appunto quanto è emerso nella Commissione Affari Sociali del Senato,
che ha esaminato il provvedimento di “Delega al Governo per la razionalizzazione
del Servizio sanitario nazionale”
Il
sistema delle deleghe è diventato un vizio da parte del governo,
il quale è entrato nel Guinness dei primati nel ricorso ai decreti
delegati, bypassando, molto ma molto democraticamente, il parlamento, che
è l'espressione del popolo italiano.
COMMISSIONE
AFFARI SOCIALI DEL SENATO
Esame
del provvedimento di
“Delega
al Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale”e
per l'adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento
del servizio sanitario nazionale. Modifiche al decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, approvato dalla Camera dei deputati”.
Il
senatore Bosi condivide in primo luogo la valutazione, espressa del resto
da altri colleghi, circa l'improprietà dell'uso della delega in
una materia di così grande rilievo come l'organizzazione della sanità,
la cui riforma ha spesso costituito, non solo in Italia, l'occasione di
svolte politiche epocali.
Egli
sottolinea quindi che il decreto legislativo n.502 del 1992, che oggi ci
si propone di modificare, aveva rappresentato un momento di rinnovamento
e razionalizzaizone del sistema sanitario nazionale consentendo, attraverso
l'aziendalizzazione e l'introduzione del pagamento a tariffa delle prestazioni,
di passare da un bilancio meramente finanziario dell'assistenza sanitaria
ad un bilancio economico.
Purtroppo
l'attuazione di tale normativa, come è noto, è stata spesso
carente, a causa di forti resistenze che sono state talora di carattere
ideologico, ma più spesso determinate dal desiderio di difendere
posizioni di potere acquisite di carattere burocratico e partitocratico.
Appare
quindi tuttora irrisolto il problema della trasparenza e dell'uso delle
risorse, cosicchè il costo reale delle prestazioni sanitarie resta
tuttora inaccessibile alla pubblica opinione.
La
delega in esame, lungi dall'intervenire su questi elementi di resistenza
del sistema, apre la strada ad un deplorevole ritorno al passato, mettendo
in discussione il processo di aziendalizzazione e programmando un sostanziale
abbandono del metodo di pagamento a tariffa delle prestazioni, laddove
si consideri che ad esempio, per i presidi sanitari, si prescrive che il
sistema dei raggruppamenti omogenei di diagnosi venga utilizzato come mero
indicatore di spesa.
Il
senatore Bosi osserva che il Ministro Bindi viene spesso indicato dai media
come un avversario della sanità privata ed un difensore del servizio
pubblico. Se così fosse, egli dovrebbe convenire di essere
sostanzialmente d'accordo con il Ministro, in quanto anch'egli convinto
della necessità di salvaguardare un ruolo preminente nel servizio
sanitario pubblico.
Se
non vi è tale identità di vedute è perchè la
politica di questo Governo, nel suo ostinato rifiuto di superare una concezione
burocratica della sanità pubblica e di introdurre reali elementi
di aziendalizzazione e di responsabilità finirà per rafforzare
il processo già in atto di contrapposizione tra una sanità
privata, prevalentemente finanziata dal sistema assicurativo, sempre più
efficiente e una sanità pubblica sempre più ripiegata su
se stessa e incapace di fornire prestazioni di qualità e di tenere
il passo con i tempi.
Il
senatore LAVAGNINI osserva che il disegno di legge in titolo si propone
di razionalizzare, anche attraverso l'adozione del testo unico, una normativa
sanitaria attualmente frazionata e contraddittoria e di completare il processo
di regionalizzazione e aziendalizzazione inserendo la sanità in
un progetto di lungo periodo, finalmente possibile dopo una lunga fase
in cui le esigenze di cassa del Tesoro hanno condizionato la politica sanitaria.
L'obiettivo
del disegno di legge delega è quello di consentire l'assunzione
di una precisa garanzia da parte del sistema sanitario nei confronti dei
bisogni della collettività attraverso l'attribuzione di una responsabilità
soggettiva ad ogni funzione amministrativa all'interno di un Piano sanitario
coordinato e sufficientemente finanziato.
In
questo quadro appaiono francamente ingiustificate le posizioni preconcettamente
ostili assunte dagli esponenti dell'opposizione che hanno criticato l'uso
della delega - quando è evidente che tale materia solo con delega
può essere affrontata- ed hanno espresso critiche così perentorie
che si sarebbero potute giustificare solo da chi fosse stato portatore
di un modello sanitario radicalmente diverso e sostanzialmente alternativo;
poichè ciò non è, come dimostra del resto anche l'esperienza
del Governo della Destra, la scelta dell'opposizione di non confrontarsi
dialetticamente sui singoli temi della delega ma di negarla in blocco ha
potuto essere sorretta solo da una pretestuosa attribuzione alla delega
stessa e all'azione del Governo di fantasiose caratteristiche ideologiche.
Eppure
gli elementi di confronto non sarebbero mancati.
Sulla
questione del recupero del ruolo dei comuni, che la delega affronta sicuramente
in maniera corretta, attraverso l'utilizzazione della sussidiarietà
nei servizi sanitari e il coinvolgimento del comune nel procedimento
ma non nella responsabilità della revoca dei direttori generali,
può essere osservata l'opportunità di allargare la competenza
e la rappresentanza della conferenza dei sindaci e l'istituzione di un
organismo gestionale rappresnetativo che regoli i procedimenti di integrazione
socio-sanitaria.
Un'altra
riflessione attenta, sicuramente, meriterebbe alcune questioni introdotte
alla Camera dei Deputati come quelle di cui alla lettera q) che appesantiscono
l'obiettivo della delega e determinano il ricorso alla contrattazione,
mentre appare grave la sopppressione dell'estensione alla dirigenza di
contratti di diritto privato che costituiva un punto qualificante del testo
governativo.
Allo
stesso modo, andrebbe recuperato il criterio direttivo sul finanziamento
degli enti erogatori del disegno di legge originario del Governo, che prescriveva
l'inserimento di tetti di spesa vincolati alla compatibilità di
bilancio.Altre questioni poi andrebbero opportunamente affrontate, da quella
dei tempi e delle procedure per l'edilizia sanitaria a quella della Scuola
superiore per manager della sanità, mentre, in luogo della sola
delega sulla sanità penitenziaria sarebbe stato auspicabile avviare
un dibattito sul complesso delle sanità parallele.
Il
senatore Lavagnini ribadisce quindi il suo invito all'opposizione a fornire
un contributo costruttivo per l'approvazione di un testo che può
consentire l'introduzione nel sistema di significativi elementi di responsabilità
, controllo, professionalità e trasparenza.
Il
senatore DI ORIO, nel ringraziare il relatore, i componenti del Gruppo
della Sinistra Democratica e di tutta la maggioranza che sono intervenuti
nel |
dibattito
per il costruttivo contributo alla riflessione sul disegno di legge delega
in titolo, invita i colleghi dell'opposizione a rivedere l'incomprensibile
atteggiamento
di contrapposizione fin qui tenuto per ricercare invece insieme, valorizzando
così il ruolo stesso del Senato, elementi di confronto per il miglioramento
di un testo che, indubbiamente appesantito dall'esame da parte della Camera
dei Deputati, si presenta peraltro complessivamente condivisibile.
In
particolare non si comprende la critica comune a gran parte degli oratori
dell'opposizione fin qui intervenuti alla scelta di operare con lo strumento
della legislazione delegata.
In
realtà la delega al Governo che oggi viene proposta ha lo scopo
di modificare e integrare una riforma dell'organizzazione del sistema sanitario
nazionale che era stata anch'essa approvata con un decreto legislativo,
il n.502 del 1992. Egli ricorda che, in occasione dell'approvazione della
legge n.421 del 1992 che delegava il Governo ad emanare norme di riordino
del sistema sanitario nazionale, l'opposizione di sinistra si astenne,
mentre tale norma era stata promossa e votata da Gruppi politici vicini
a quelli che oggi contestano la correttezza del ricorso alla delegazione.
Piuttosto
che attribuire alla maggioranza inesistenti pregiudiziali ideologiche,
sarebbe senz'altro più costruttivo riconoscere che questo disegno
di legge delega nasce dalla verifica dell'insufficiente risposta
del sistema introdotto con il decreto legislativo n.502 del 1992, e del
conseguente dovere del Parlamento e del Governo di intervenire per modificare
tale normativa.
Se
anche l'opposizione conviene sulla necessità di questo intervento
migliorativo ed integrativo, non vi è motivo per cui la maggioranza
non debba essere disponibile ad un aperto confronto sui singoli temi recati
dal disegno di legge delega.
Il
senatore Di Orio si sofferma quindi su taluni aspetti del provvedimento
che richiedono un maggiore approfondimento. In particolare egli condivide
le osservazioni del senatore Lavagnini in ordine al ruolo dei comuni nella
programmazione della sanità e sottolinea il positivo richiamo contenuto
nel disegno di legge delega ad un maggior coinvolgimento dei cittadini
nel governo della salute.
Respingendo
le critiche di antiregionalismo da più parte formulate, egli ritiene
condivisibile la linea del Ministro intesa a salvaguardare lo spazio di
intervento all'amministrazione centrale laddove si pongano esigenze di
governo complessivo del sistema.
Per
quanto riguarda la questione dei rapporti fra Università e Servizio
sanitario nazionale, egli richiama l'esigenza, sottolineata anche dal sottosegretario
Guerzoni nel corso di un'audizione recentemente svolta dalla Commissione
di inchiesta sul sistema sanitario, che la revisione di tali rapporti avvenga
nell'ambito di una riforma organica.
Il
senatore Di Orio esprime infine una valutazione particolarmente favorevole,
invitando anche qui l'opposizione ad un sereno confronto, circa il riconoscimento,
da parte del disegno di legge delega, dell'esigenza di un sistema di finanziamento
che consenta una programmazione dell'impegno delle risorse.
Il
presidente CARELLA dichiara chiusa la discussione generale.
Intervenendo
in sede di replica, il relatore PAPINI sottolinea il carattere evidentemente
eccessivo e strumentale di talune critiche mosse da esponenti dell'opposizione.
Si
pensi solo al fatto che si è arrivati ad individuare nella distinzione
operata dalla lettera o) del comma 1 dell'articolo 2 tra dirigenza a contenuto
professionale e dirigenza a contenuto gestionale l'istituzione di una sorta
di controllore o commissario politico affiancato ai dirigenti sanitari.
Al
di là di tali evidenti esagerazioni, il dibattito ha fornito spunti
sui quali occorrerà soffermarsi, in particolare in tema di verifica
del processo di aziendalizzazione. Egli fa presente come tale processo
non possa essere visto, date le particolari caratteristiche della tutela
della salute quale diritto costituzionalmente garantito, come un adeguamento
pedissequo alle regole di mercato, ma piuttosto come adozione di un modello
basato sulla attribuzione di centri di responsabilità che è
certamente conforme alla filosofia del disegno di legge delega in esame.
Un'altra
questione degna di riflessione è quella, posta dal senatore Campus,
relativa alla necessità di una depoliticizzazione della gestione
della sanità.
Egli
condivide senz'altro tale obiettivo, fa tuttavia presente che il suo conseguimento
implica l'assegnazione da parte dell'autorità politica di precisi
obiettivi di salute alle aziende, e la conseguente assunzione di ressponsabilità
da parte dei direttori generali per il loro conseguimento.
Il
ministro BINDI, intervenendo in sede di replica, si sofferma in primo luogo
sulla questione dell'opportunità di procedere tramite lo strumento
della delega legislativa, rilevando che tale procedura è apparsa
la più idonea a consentire il coinvolgimento delle regioni- attraverso
il parere sullo schema dei decreti legislativi richiesto, oltre che alle
Commissioni parlamentari, alla Conferenza permanente- che insieme al Parlamento
e al Governo rappresentano oggi il terzo protagonista della costruzione
diun più efficace sistema sanitario.
Del
resto, ella sottolinea, l'iniziativa del Governo di intervenire sul sistema
costruito con il decreto legislativo n.502 del 1992 e le successive modificazioni,
è stata assunta soprattutto su impulso delle regioni stesse, considerazione
che dovrebbe essere da sola sufficiente a fare giustizia delle accuse di
centralismo da più parti rivolte al disegno di legge delega nel
corso della discussione generale.
A
questo proposito il Ministro sottolinea che il ruolo dell'Agenzia per i
servizi sanitari regionali, così come configurato dalle lettere
ll) ed mm) del comma 1 dell'articolo 2, è quello di un ente terzo,
che collabora con le regioni ed ha come referente il Ministro della sanità
al fine di favorire il recupero dell'efficienza della gestione sanitaria,
di fornire alle regioni che sono in maggiore difficoltà i necessari
supporti tecnici e, quando necessario anche a individuare interventi sostitutivi
del Governo in caso di inerzia delle amministrazioni regionali, inerzia
che non può certamente ricadere sugli utenti.
Il
Ministro si sofferma quindi sugli elementi di promozione del processo di
aziendalizzazione recati dal disegno di legge delega, e in particolare
sulle norme che definiscono la posizione degli organi direttivi.
Per
quanto riguarda in particolare la questione delle modalità previste
alla lettera t) per la revoca dei direttori generali, ella fa presente
che non si è inteso favorire una ingerenza dei comuni nell'attività
delle aziende sanitarie, restando ovviamente fermo che l'organo che revoca
i direttori è lo stesso che li ha nominati, ma unicamente introdurre,
attraverso il coinvolgimento degli enti esponenziali delle popolazioni
interessate elementi ulteriori per la valutazione del conseguimento degli
obiettivi di salute; quanto alla ridefinizione dei requisiti e dei procedimenti
per la nomina del direttore, il Ministro si dichiara favorevole alla proposta
di istituire una Scuola di management sanitario.
Ella
osserva poi come non si comprendano le preoccupate reazioni di molti esponenti
dell'opposizione circa l'introduzione di una distinzione fra dirigenza
con prevalenti funzioni professionali e dirigenza con un ruolo prevalentemente
gestionale, e sottolinea che, in entrambi i casi si tratta sempre e comunque
di dirigenza medica e che tale distinzione intende valorizzare l'autonomia
gestionale e organizzativa nel sistema sanitario.
Ella
si sofferma poi sulle critiche rivolte al sistema di remunerazione delle
prestazioni prefigurato dalla lettera ii).
A
tale proposito ella fa presente che l'introduzione del pagamento a tariffa
delle prestazioni sulla base dei raggruppamenti omogenei di diagnosi (DRG)
ha avuto una funzione sicuramente positiva per consentire il superamento
del vecchio sistema del pagamento a piè di lista; tuttavia esso,
non diversamente da quanto è accaduto nei paesi dove per primo è
stato introdotto, ha determinato degli elementi distorsivi del sistema,
inducendo le aziende a privilegiare gli interventi a più alta remunerazione,
favorendo anche il ricorso ai ricoveri impropri.
Il
sistema di cui alla lettera ii), che accanto al pagamento a tariffa programma
livelli di spesa per piani.

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