Anno XVI-N°09-2000

 

 

 

 

 

 

 

Oliviero Beha

Come in un racconto trecentesco, quelli di Calandrino, Bruno e Buffalmacco, leggiamo sui giornali di quell'agricoltore mi pare piemontese che si era comprato la moglie da lenoni albanesi, per giunta a rate.

Lei - pare - era troppo grassa per la strada e così quel gruppo imprenditoriale ha pensato bene di diversificare gli investimenti: le piacenti a battere, la grassa al contadino.

Saranno pure stati arrestati, ma presto, presumo, si rimetteranno tutti al lavoro...E' una storia estrema, di sesso e denaro? Mah...

Ogni giorno in cronaca di Roma dei quotidiani leggo delle giovanissime dell'est prostituite in zone precise a basso costo, come "scelta di marketing", oppure della bella ucraina che in patria faceva il medico e ora la vende sotto padrone, o delle albanesi che cercano di scappare dal giogo... E periodicamente da qualche mese il ministro Livia Turco cerca di riaprire a certe condizioni le "case chiuse", qualcuno equipara i mercanti di schiave ai clienti, poi magari nel Veneto il cliente fermato e identificato si ammazza per la vergogna, e allora si pensa di essere andati troppo in là... e comunque non pare proprio che sarà in questa coda di legislatura che avremo delle risposte politiche (serie? non serie? solo strumentali?) alla questione sesso e soldi, due delle tre s che con quella di "sangue" paiono costituire il nucleo primario degli umani coinvolgimenti.

Cerco di offrire qui, sommariamente, un breviario della brutta e antichissima faccenda.

Qualcosa di cui si parla, si scrive, si mostrano immagini volentieri, perché tutto ciò pare una fenomenale merce appunto vecchia quanto il mondo ma particolarmente "a la page" in queste stagioni così "spettacolari", in cui il fuori si vende benissimo...e il corpo sta fuori, no? Allora, vediamo.

Facciamo l'impossibile, con case, casini, casoni...chiuse, socchiuse o spalancate che siano, per sottrarre le schiave al mercato. Via i papponi, come si dice a Roma, in galera.

E' il primo, inderogabile punto.

Ma le ragazze che senza schiavisti vogliono "liberamente", oppure se vogliamo evitare il dibattito su quest'avverbio, anche solo "autonomamente" vendere il loro corpo, non possono farlo, da maggiorenni? E perché no?

La prostituzione del corpo è fuori legge?

Mentre quella dello spirito, della testa, della dignità giacché "non si vede" nell'attimo, è lecita?

E chi sessualmente è represso, insoddisfatto o anche solo timido, ma tanto timido, attenzione, uomo o donna che sia, deve chiudersi in una stanza - se ne ha almeno una tutta per sé - a masturbarsi?

E' questa la soluzione al mistero del sesso e dei soldi ad esso applicati? Siamo sicuri di voler entrare nel labirinto della natura umana, di cui il sesso, orale o scritto, teorico o pratico, è magna pars?

Insomma: è sacrosanto e imprescindibile identificare i reati, e punirli. Ma starei un po' più attento a maneggiare materiale infiammabile, privato, privatissimo, come quello che concerne corpo e psiche di fronte al pagano dono del sesso. Meno grida, e più silenzio, quando l'affare non riguarda la legge e la polizia, bensì la maturità dell'individuo e della comunità.