Anno XVI-N.09-2000

 

 

 

 

 

 

 

Una grande Banca. Un Consiglio di Amministrazione composto da 17 componenti. Un Comitato Esecutivo di 10 membri.

Un Collegio Sindacale composto dal Presidente e da 5 sindaci effettivi.

Una primaria Società di certificazione come la PricewaterhouseCoopers S.p.A..Con questa struttura amministrativa e di controllo (oltretutto costosa: oltre 6.000 milioni), si è scoperto, soltanto dopo molti mesi, che nel bilancio al 31.12.99 non è stata contabilizzata una minusvalenza di 100 (cento!) miliardi.Tutti i quotidiani riportano la notizia dandole, nei titoli e nell'ampiezza del testo, il doveroso rilievo.Secondo il Presidente della Banca, Siro Lombardini, l'"errore è emerso in sede di verifica dei conti ai fini della redazione della semestrale; la responsabilità è di quanti avrebbero dovuto informare e non hanno informato gli amministratori; con adeguate rettifiche contabili si eviteranno interventi sul bilancio '99, che, pertanto, resta così com'è; è stato già dato incarico ai legali di esaminare possibili azioni di responsabilità verso chi ha mancato".

Per la cronaca, sotto "accusa" sarebbero l'ex Amministratore Delegato Alberto Costantini - oggi in Cassa Marca - e l'ex direttore per la finanza Riccardo Ratti - oggi in Banca Profilo.

Le affermazioni di Lombardini sembrano sancire il principio che la firma della "Relazione degli Amministratori", del "bilancio", della "nota integrativa" e degli "allegati" siano un "pro-forma" che il Consiglio adempie senza assumersene responsabilità alcuna.Secondo Siro Lombardini sussisterebbe anche un "principio di irresponsabilità" da parte del Collegio Sindacale e della Società di Certificazione.

La minusvalenza - che avrebbe originato il "buco" - deriva dall'acquisto di 400 (quattrocento) miliardi di obbligazioni non quotate e scadenti fra 15 anni; questa operazione rientrava nelle deleghe dell'Amministratore Delegato cui pertanto risalirebbero responsabilità ed omissioni.

La tesi non regge in quanto l'Amministratore Delegato poteva decidere l'acquisto ma non aveva alcun potere per indicare in quale appostazione contabile (e quindi di bilancio) i titoli "dovessero" (e non potessero) essere allocati.

La responsabilità dell'"errata" contabilizzazione - che avrebbe mimetizzato la minusvalenza - è certo di chi ha effettuato le registrazioni, ma è altrettanto certamente, e soprattutto, dell'Organo Amministrativo, di quello di Controllo e della Società di Certificazione.

Merita infine di essere sottolineato che: "il Consiglio di Amministrazione con delibera del 29 giugno 2000 (perché lo si comunica solo in data 31 ottobre e cioè dopo 4 mesi?), ha provveduto a trasferire al portafoglio immobilizzato la quasi totalità dei titoli in questione". La decisione degli Amministratori suscita le più ampie perplessità in quanto si sono arrogati il diritto di "modificare" il contenuto del bilancio 1999 già approvato dall'assemblea e reso pubblico a tutti gli effetti.

Questa decisione è il classico tentativo di imboccare una scappatoia per evitare una riedizione del bilancio '99.

L'"autoassoluzione", "scaricabarile" e "scappatoie" sono tutt'altro che "coerenti" con la qualificazione personale e professionale di cui i singoli Amministratori e Sindaci sono individualmente portatori.