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Lo
studio della struttura, del funzionamento e dei processi di controllo
sociale che si verificano nei gruppi ha una grande importanza per la
psicologia sociale e si presta a molteplici applicazioni. Una di esse
riguarda i processi di controllo sociale che si verificano all'interno
dei gruppi religiosi, ai quali le persone si affiliano per esprimere
e vivere il loro bisogno di spiritualità e trascendenza.
I
gruppi religiosi si comportano come tutti gli altri gruppi: funzionano
in base alla loro struttura, definita dai ruoli di ciascun membro e
dal suo status, dal modo in cui i vari membri interagiscono e comunicano
tra loro, dalle norme condivise. La persona che, all'interno del gruppo,
occupa una posizione di intensa attività e di alto potere è il leader,
che, per il suo prestigio, la sua importanza e il suo valore, gode di
uno status molto elevato.
Grazie
al suo potere egli può influire sui membri modificandone le convinzioni
e i comportamenti, ma la riuscita della sua azione dipende da molti
fattori tra loro interdipendenti. Un leader carismatico che esercita
il suo potere "spirituale" sui membri non riesce, infatti, a controllare
tutti i suoi fedeli nella stessa misura né a influire sulla loro vita
nello stesso modo. Questo perché la sua azione si combina con le caratteristiche
di personalità del membro affiliato e con le condizioni più o meno favorevoli
che si verificano nel gruppo. Oltre a questo, nonostante i gruppi religiosi
siano spesso chiusi ad altre influenze, anche le altre agenzie di socializzazione
(come la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari) possono potenziare
o rendere meno efficace l'azione del leader.Gli studiosi di psicologia
sociale hanno distinto diversi tipi di "poteri" esercitati dai leader.
Volendo
fare qualche esempio di applicazione ai gruppi religiosi si può citare
il cosiddetto "potere remunerativo" , fondato sull'uso di premi e punizioni,
che, nei gruppi religiosi, è esercitato dal leader in diversi modi e
in diversa misura. Tutte le religioni, infatti, si fondano su qualche
forma di "premio" e "punizione" che la divinità attribuisce ai fedeli
in base alla loro fede o alle loro azioni, ma, in alcuni casi, questo
potere da "remunerativo" si trasforma in "potere coercitivo". Ciò avviene
quando il leader carismatico (individuo spesso disturbato psicologicamente)
se ne serve per limitare la capacità di decisione libera dei membri,
fino a condizionarli in modo disonesto, arrivando a violare la loro
coscienza e la loro intimità. Gli studi fatti sugli effetti negativi
del potere coercitivo attestano che la coercizione fa leva sulla paura
e quest'ultima può perdurare nel tempo anche quando l'individuo ha lasciato
il gruppo. Un elevato livello di paura nei riguardi del leader, inoltre,
rende la persona meno capace di affrontare e risolvere i suoi problemi,
contribuendo a generare in lei varie forme di disadattamento. Per fare
un esempio ci si può riferire al caso in cui la persona inserita nel
gruppo religioso viene indotta a fare delle confessioni pubbliche. Il
trauma psichico generato da queste ultime causa una "ferita" difficilmente
curabile e impedirà alla persona di realizzare positive relazioni affettive
all'interno di altri gruppi sociali. Un leader carismatico preoccupato
di esercitare il suo potere sui membri deve sempre controllare la situazione
sociale e, per fare questo, ricorre a bugie, "giochi" e strategie che
hanno lo scopo di ottenere vantaggi personali e dimostrare la propria
superiorità. Quando questo non basta utilizza varie forme di minacce
e crudeltà. Egli dunque conduce le relazioni con i suoi adepti in funzione
dei propri bisogni e dei propri interessi, inducendoli alla sottomissione
acritica.
Ci sono casi in cui il leader carismatico esercita il suo potere provocando
nel membro affiliato una "identificazione" con lui. La persona coinvolta
nel gruppo religioso, in questo caso, obbedisce al leader non perché
lo teme, ma perché si sente "come" lui, si sente "una cosa sola" con
lui, si comporta, crede e pensa come lui. L'aspetto peculiare di questa
forma di sottomissione è che la persona è talmente condizionata e priva
di capacità critica che non si accorge nemmeno di esserlo: ha l'impressione
di agire liberamente e consapevolmente.
Nei
gruppi religiosi questo meccanismo è piuttosto frequente poiché il leader
si presenta ai suoi seguaci non come una persona comune, ma come una
persona dotata di poteri straordinari, inviata da Dio, messaggero di
Dio, oppure come dio stesso. Il fenomeno che si verifica è dunque quello
di una obbedienza totale dei membri a una persona che non sembra parlare
a titolo personale (in questo caso ciò che dice potrebbe essere opinabile)
ma si è di fronte a una persona che trasmette ordini e credenze per
conto di un essere superiore (e dunque il "verbo sacro" non può essere
messo in discussione). In questo modo il leader attribuisce a un "Ente
superiore" la responsabilità di quanto lui stesso dice e degli ordini
che impartisce e, da parte sua, il seguace è sollevato dalla responsabilità
di dover riconoscere la sua totale e acritica dipendenza da un essere
umano come lui. Anche le profezie del leader, quando non si verificano,
vengono giustificate con "il mistero" di una scienza imperscrutabile
di Dio che nessuno può comprendere. E' evidente che un leader-dio non
è soggetto ad alcuna critica e può risolvere qualsiasi problema appellandosi
all'imperscrutabilità dei disegni divini.
E'
questo l'aspetto più pericoloso dell'azione dei leader carismatici nei
gruppi settari, quello che causa i danni più gravi agli individui e
alla società e che ha portato alla morte di centinaia di persone nei
suicidi-omicidi di massa avvenuti in diverse parti del mondo. Il Dott.
Arturo Domenico Nesci, in un suo studio, fa alcune considerazioni sulle
caratteristiche di personalità di Jim Jones (leader carismatico che
portò più di 900 seguaci alla morte) e afferma che "...ad un livello
inconscio ... l'attributo fondamentale del leader è il suo potere assoluto
di vita e di morte". Nel caso di Jones egli afferma che il suo rapporto
patologico con la madre lo aveva indotto a concepire il rapporto con
l'altro come una questione di vita o di morte, cioè come una questione
di sopravvivenza.
Recentemente
è stata elaborata un'interessante ipotesi sulla relazione tra il lavaggio
del cervello (così come si verifica in alcuni gruppi religiosi), e il
legame di dipendenza che unisce gli adepti e il leader carismatico.
Il Prof. Zablocki nel suo articolo Analisi dei costi di uscita: un nuovo
approccio allo studio scientifico del lavaggio del cervello (disponibile
in traduzione italiana sul Sito Web del Gris di Roma all'indirizzo http://www.grisroma.it/indice/Zablocki_costidi
uscita.htm) formula l'ipotesi che il lavaggio del cervello si può verificare
quando il potere viene esercitato da un'autorità carismatica. In questa
prospettiva il lavaggio del cervello sarebbe da considerarsi come una
risposta al problema generato dalle continue e crescenti richieste del
leader ai membri del gruppo. Se queste continue richieste non venissero
da lui sufficientemente controllate e dosate, potrebbero causare la
rottura della relazione carismatica. Il Prof. Zablocki, infatti, sostiene
che l'obbedienza al leader potrebbe essere revocata dal seguace in qualsiasi
momento con l'inevitabile interruzione della relazione carismatica e
conseguente disaffiliazione. Fatto, questo, particolarmente grave per
le sue ricadute sulla stabilità e sopravvivenza del gruppo. Compito
del leader, secondo Zablocki, sarebbe, dunque, quello di rendere più
difficoltosa possibile la fuoriuscita dei membri in crisi attraverso
l'elevazione dei "costi d'uscita".
Il gruppo religioso funziona come un sistema nel quale si verifica un
giro vizioso di feedback positivi: i membri si aspettano dal leader
"miracoli" sempre più grandi e il leader si aspetta dai suoi fedeli
"sacrifici" e prove di fedeltà sempre più onerosi. Si tratta, però,
di un sistema in equilibrio precario che rischia di crollare in caso
di una forte crisi. Una via d'uscita a questo circolo vizioso è trovare
un modo per garantire la lealtà dei membri indipendentemente dal successo
o meno delle azioni del leader.
Questo, secondo Zablocki, è possibile solo se il singolo si è inserito
nel gruppo coinvolgendosi in modo totale tanto che i "costi" della sua
uscita dal gruppo sarebbero troppo alti per essere sostenuti. E sarebbe
questo il motivo per cui la persona, in molti casi, preferisce, nonostante
tutto, rimanere nel gruppo anche in presenza di un forte disagio emotivo.
Perché questo processo abbia successo è necessario che l'individuo riorganizzi
le sue strutture cognitive ed emotive fino al punto da dare origine
a una sorta di "nuova personalità" legata fortemente al carisma del
leader.
A livello emotivo l'ipotesi di Zablocki è che la relazione carismatica
ripropone all'individuo la relazione di attaccamento-distacco tra madre
e bambino. L'impulso iniziale del leader carismatico è di nutrire, e
quello del discepolo è di farsi nutrire.
La speranza infantile di cura assoluta e la speranza genitoriale di
amore innocente e incondizionato vengono rivitalizzate nella relazione
carismatica. Si verifica in questo modo una "ristrutturazione carismatica"
e il lavaggio del cervello si manifesta come un processo organizzato
e premeditato di influenza sociale finalizzato a ottenere la dipendenza
dell'individuo. L'azione del leader, dunque, si manifesta nella distruzione
delle convinzioni precedenti (livello cognitivo) e nella creazione di
un forte bisogno di attaccamento (livello emotivo). Se il processo ha
successo l'individuo diventa "affamato" di convinzioni e attaccamento
e comincia a dipendere da chi glieli fornisce. Nello stadio successivo
la persona può arrivare a rinunciare alla sua individualità al punto
da non riconoscere più la validità emotiva della vita lontano dal gruppo
settario e dal suo leader che lo governa "carismaticamente".
Naturalmente
è il caso di sottolineare il fatto che ci sono leader carismatici che
sanno esercitare il loro potere spirituale in modo equilibrato e ragionevole,
senza intaccare la libertà dei loro seguaci, che esistono gruppi religiosi
dai quali si può uscire senza subire ritorsioni di alcun genere e all'interno
dei quali la creatività e la razionalità delle persone viene rispettata
così come vengono salvaguardate la loro intimità e le loro relazioni
affettive.
Questa realtà indubbiamente positiva che riguarda molti gruppi non deve
mai allentare la vigilanza nei riguardi di quei leader che esercitano
il loro potere spirituale senza scrupoli, che strumentalizzano altri
esseri umani per interessi personali, che minano le fondamenta stesse
della convivenza sociale fino a indurre i loro adepti a gesti autodistruttivi
ormai tristemente noti per la loro ripetitività e drammaticità.
Raffaella
Di Marzio
(ricercatrice
del GRIS, Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette)
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