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La
siesta come riposo pomeridiano che deve il suo nome al latino "sexta",
ossia l'ora che scandiva il mezzogiorno e che ha accompagnato il cammino
dell'uomo nei secoli; è un tema che ha interessato non solo gli studiosi
della sociologia e della psicologia, e dunque il lato tutto dell'antropologia,
ovvero delle scienze umane e sociali, ma anche la storia dell'arte.
Infatti
tutta una serie di artisti hanno rappresentato pittoricamente la siesta,
in quanto il corpo vive un riposo momentaneo, e le membra si rilassano,
è come riprendere fiato, un momento necessario per ritemprare energie
fisiche e intellettuali.
La
siesta può variare da pochi minuti a diverse ore. Essa attraversa la
storia dell'uomo scandendo le ore dell'orologio, e in epoca moderna
e soprattutto contemporanea ha trovato una presa significativa, tanto
da rompere l'idea che fosse in uso solo presso tradizioni rurali.
La
siesta è anche urbana, funzionale allo stress, parola inglese che sta
per sovraffaticamento e che deriva dal francese antico "destrece", che
significa sconforto. Tutto inquadrato nella vittoria del tempo economico
sul tempo biologico di qualsiasi essere umano, il cui esempio della
catena di montaggio ha prevalso sul ritmo primario.
Ora,
la città moderna, il luogo di tutte le velocità, i cambiamenti repentini,
la ipermobilitazione, disturbano i "nervi" e provocano angosce come
scrive il medico americano George M. Beard, che nel suo "American Nervousness"
(1881) definisce "nevrastenia". La siesta a questo punto è il miglior
antidoto a questa aggressione subdola, anonima, devastatrice dell'equilibrio
fisico e psichico.
Dunque,
la siesta nell'arte, almeno nella rappresentazione degli artisti degli
ultimi cinque secoli. C'è una "Madonna del silenzio" del Domenichino,
in cui è visibile la Vergine con l'indice destro davanti alle labbra
come a indicare di far silenzio, che il bambino sta dormendo. E Giorgione
nella sua "Venere dormiente" (Fig. 1) incompiuta per via della peste
che colpì Venezia, e per la quale morì, iniziò la siesta.
Il
quadro fu poi completato da Tiziano che aggiunse qualcosa al paesaggio
e intervenne sul cielo senza modificare la donna nuda, la cui mano si
annida sul proprio inguine. All'inizio del XVI secolo Piero di Cosimo
dipinge "Venere e Marte"(Fig. 8); qui è Marte a fare la siesta, disteso
nudo in una campagna carica di vita.
Caravaggio
dipinge "Riposo durante la fuga in Egitto" (Fig. 2) nel 1596, bene evidenziando
la siesta della Madonna con il bambino, un tempo che fa dimenticare
ogni preoccupazione di fuga. Solo Giuseppe colloquia con un angelo efebico,
mentre par di capire e vedere che una dolce musica culla i sonni e il
riposo.
Lo
stesso "Riposo nella fuga in Egitto"(1628) di Orazio Gentileschi (Fig.
3) fa notare Giuseppe immerso in un sonno profondo, Maria quasi in dormiveglia
e Gesù che risvegliatosi si accinge alla poppa con avidità.
Siesta
e lavoro, ecco cosa ci fa vedere Bruegel il Vecchio sia in "La mietitura"
(1565) che nel "Paese di cuccagna" (1567) dove alcuni uomini dopo il
lavoro si abbandonano a una gozzoviglia unica, a un'ubriacatura come
par nascere da un titolo come questo, visto che non esiste il paese
di Cuccagna, e che da Boccaccio a Rabelais tutti narrano di come poveri
e sbandati abbiano trovato rifugio "nel paese delle leccornie", visto
che il titolo del quadro, qui tradotto nella lingua italiana, si legge
in originale come "Luitilekkerland". Ne "La mietitura" la temperatura
solare e il clima caldo fanno ritrovare sotto l'albero per la siesta
una parte di contadini che hanno appena dato il cambio a una squadra
subentrata al lavoro.
Affascinante
questo tipo di rappresentazione che lascia spazio a costruire e documentare
la storia dell'uomo nei secoli, e a farsi, questi dipinti, storia visiva,
documento prezioso della rappresentazione del paesaggio, degli usi e
dei costumi e di quant'altro possa darci utile notizia. Si osservi "Il
filosofo in meditazione" di Rembrandt, che sta "pensando", ove tale
posa vuol dire anche rilassamento, o dormiveglia, vista la declinazione
della stanza immersa nel buio. "La sentinella" di Carel Fabritius, addormentandosi
ha lasciato sguarnita la postazione, e Jean Steen nella sua "Coppia
a letto" fa scorgere la scena del sonno che avvolge la coppia dopo la
scena da bordello. Bellissimo anche il dipinto che ha per titolo "Il
sonno di Endimione" (1791) di Anne Louis Girodet-Trioson .
Fortemente
erotico un dipinto di Eugene Delacroix dal titolo "Donna che accarezza
un pappagallo" (1827) tutto insistito su toni caldissimi, carnali, apre
a quel mondo romantico che toccò orientalisti, puntinisti, fauves, ecc.
O come "Donne di Algeri nel loro appartamento" (1834)(Fig. 4) dello
stesso autore, che evidenzia una siesta avvolta tra i fumi del tabacco
contenuto nel narghilé. E ancora Courbet nell'opera "Ragazze in riva
alla Senna " (1856) (Fig. 5) dà valore alla siesta intrapresa da una
delle due donne, mentre l'altra pare annoiarsi; mentre nell'opera "Il
sonno" (1866)(Fig. 6) dipinta su commissione del collezionista ottomano
Kalil-Bey, le due ragazze abbracciate si uniscono in un sonno comune.
Collezionista quest'ultimo che acquistò dallo stesso autore anche quel
famoso quadro dal titolo "L'origine del mondo", e che in precedenza
da Ingres aveva preso "Il bagno turco" (1862)(Fig. 7). Quest'ultimo
dipinto, in un tondo, fa visionare dal buco della serratura l'interno
del bagno di vapori, mentre alcune donne si addormentano e altre si
risvegliano.
Siesta
che risveglia i sensi, ma anche siesta che vuol dire abbandono e riposo,
soprattutto.
Non
dimentichiamo che l'Ottocento e più ancora il romanticismo sviluppa
non pochi "dejeuners sur l'herbe".
Ne sono esempio "Bagnanti ad Asniéres" (1883) e "Una domenica d'estate
alla Grande Jatte" (1884) di Seurat, il quale par già di battersi per
il "diritto alla siesta" mentre tutta una schiera di artisti come Manet,
Monet, Toulouse-Lautrec, Gauguin e altri si muovono a rappresentare
questo "tempo sospeso", questo tempo per sé come è stata chiamata la
siesta.
In alcuni dipinti di Vuillard, come "Misia e Thadeé Natanson" (1897),
"Donna seduta in giardino" e "Donna che legge in giardino" (1898), o
"Madame Hessel seduta" (1910-1912) la siesta appare nella variante di
siesta ad occhi aperti, quasi facendo vuoto dentro di sé per alcuni
istanti, che vuol dire proprio lasciar perdere tutto anche senza addormentarsi.
La
carrellata di dipinti che rappresenta questo tema caro anche al mondo
della medicina, coglie momenti diversi della siesta, e offre spunti
di ordine filosofico e sociologico che possono placare la vita, nel
senso di renderla più ordinata, quasi in ubbidienza a quel proverbio
millenario di "mens sana in corpore sano".
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