AnnoXVI-N°09-2000

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza

La siesta come riposo pomeridiano che deve il suo nome al latino "sexta", ossia l'ora che scandiva il mezzogiorno e che ha accompagnato il cammino dell'uomo nei secoli; è un tema che ha interessato non solo gli studiosi della sociologia e della psicologia, e dunque il lato tutto dell'antropologia, ovvero delle scienze umane e sociali, ma anche la storia dell'arte.

Infatti tutta una serie di artisti hanno rappresentato pittoricamente la siesta, in quanto il corpo vive un riposo momentaneo, e le membra si rilassano, è come riprendere fiato, un momento necessario per ritemprare energie fisiche e intellettuali.

La siesta può variare da pochi minuti a diverse ore. Essa attraversa la storia dell'uomo scandendo le ore dell'orologio, e in epoca moderna e soprattutto contemporanea ha trovato una presa significativa, tanto da rompere l'idea che fosse in uso solo presso tradizioni rurali.

La siesta è anche urbana, funzionale allo stress, parola inglese che sta per sovraffaticamento e che deriva dal francese antico "destrece", che significa sconforto. Tutto inquadrato nella vittoria del tempo economico sul tempo biologico di qualsiasi essere umano, il cui esempio della catena di montaggio ha prevalso sul ritmo primario.

Ora, la città moderna, il luogo di tutte le velocità, i cambiamenti repentini, la ipermobilitazione, disturbano i "nervi" e provocano angosce come scrive il medico americano George M. Beard, che nel suo "American Nervousness" (1881) definisce "nevrastenia". La siesta a questo punto è il miglior antidoto a questa aggressione subdola, anonima, devastatrice dell'equilibrio fisico e psichico.

Dunque, la siesta nell'arte, almeno nella rappresentazione degli artisti degli ultimi cinque secoli. C'è una "Madonna del silenzio" del Domenichino, in cui è visibile la Vergine con l'indice destro davanti alle labbra come a indicare di far silenzio, che il bambino sta dormendo. E Giorgione nella sua "Venere dormiente" (Fig. 1) incompiuta per via della peste che colpì Venezia, e per la quale morì, iniziò la siesta.

Il quadro fu poi completato da Tiziano che aggiunse qualcosa al paesaggio e intervenne sul cielo senza modificare la donna nuda, la cui mano si annida sul proprio inguine. All'inizio del XVI secolo Piero di Cosimo dipinge "Venere e Marte"(Fig. 8); qui è Marte a fare la siesta, disteso nudo in una campagna carica di vita.

Caravaggio dipinge "Riposo durante la fuga in Egitto" (Fig. 2) nel 1596, bene evidenziando la siesta della Madonna con il bambino, un tempo che fa dimenticare ogni preoccupazione di fuga. Solo Giuseppe colloquia con un angelo efebico, mentre par di capire e vedere che una dolce musica culla i sonni e il riposo.

Lo stesso "Riposo nella fuga in Egitto"(1628) di Orazio Gentileschi (Fig. 3) fa notare Giuseppe immerso in un sonno profondo, Maria quasi in dormiveglia e Gesù che risvegliatosi si accinge alla poppa con avidità.

Siesta e lavoro, ecco cosa ci fa vedere Bruegel il Vecchio sia in "La mietitura" (1565) che nel "Paese di cuccagna" (1567) dove alcuni uomini dopo il lavoro si abbandonano a una gozzoviglia unica, a un'ubriacatura come par nascere da un titolo come questo, visto che non esiste il paese di Cuccagna, e che da Boccaccio a Rabelais tutti narrano di come poveri e sbandati abbiano trovato rifugio "nel paese delle leccornie", visto che il titolo del quadro, qui tradotto nella lingua italiana, si legge in originale come "Luitilekkerland". Ne "La mietitura" la temperatura solare e il clima caldo fanno ritrovare sotto l'albero per la siesta una parte di contadini che hanno appena dato il cambio a una squadra subentrata al lavoro.

Affascinante questo tipo di rappresentazione che lascia spazio a costruire e documentare la storia dell'uomo nei secoli, e a farsi, questi dipinti, storia visiva, documento prezioso della rappresentazione del paesaggio, degli usi e dei costumi e di quant'altro possa darci utile notizia. Si osservi "Il filosofo in meditazione" di Rembrandt, che sta "pensando", ove tale posa vuol dire anche rilassamento, o dormiveglia, vista la declinazione della stanza immersa nel buio. "La sentinella" di Carel Fabritius, addormentandosi ha lasciato sguarnita la postazione, e Jean Steen nella sua "Coppia a letto" fa scorgere la scena del sonno che avvolge la coppia dopo la scena da bordello. Bellissimo anche il dipinto che ha per titolo "Il sonno di Endimione" (1791) di Anne Louis Girodet-Trioson .

Fortemente erotico un dipinto di Eugene Delacroix dal titolo "Donna che accarezza un pappagallo" (1827) tutto insistito su toni caldissimi, carnali, apre a quel mondo romantico che toccò orientalisti, puntinisti, fauves, ecc. O come "Donne di Algeri nel loro appartamento" (1834)(Fig. 4) dello stesso autore, che evidenzia una siesta avvolta tra i fumi del tabacco contenuto nel narghilé. E ancora Courbet nell'opera "Ragazze in riva alla Senna " (1856) (Fig. 5) dà valore alla siesta intrapresa da una delle due donne, mentre l'altra pare annoiarsi; mentre nell'opera "Il sonno" (1866)(Fig. 6) dipinta su commissione del collezionista ottomano Kalil-Bey, le due ragazze abbracciate si uniscono in un sonno comune. Collezionista quest'ultimo che acquistò dallo stesso autore anche quel famoso quadro dal titolo "L'origine del mondo", e che in precedenza da Ingres aveva preso "Il bagno turco" (1862)(Fig. 7). Quest'ultimo dipinto, in un tondo, fa visionare dal buco della serratura l'interno del bagno di vapori, mentre alcune donne si addormentano e altre si risvegliano.

Siesta che risveglia i sensi, ma anche siesta che vuol dire abbandono e riposo, soprattutto.

Non dimentichiamo che l'Ottocento e più ancora il romanticismo sviluppa non pochi "dejeuners sur l'herbe".

Ne sono esempio "Bagnanti ad Asniéres" (1883) e "Una domenica d'estate alla Grande Jatte" (1884) di Seurat, il quale par già di battersi per il "diritto alla siesta" mentre tutta una schiera di artisti come Manet, Monet, Toulouse-Lautrec, Gauguin e altri si muovono a rappresentare questo "tempo sospeso", questo tempo per sé come è stata chiamata la siesta.

In alcuni dipinti di Vuillard, come "Misia e Thadeé Natanson" (1897), "Donna seduta in giardino" e "Donna che legge in giardino" (1898), o "Madame Hessel seduta" (1910-1912) la siesta appare nella variante di siesta ad occhi aperti, quasi facendo vuoto dentro di sé per alcuni istanti, che vuol dire proprio lasciar perdere tutto anche senza addormentarsi.

La carrellata di dipinti che rappresenta questo tema caro anche al mondo della medicina, coglie momenti diversi della siesta, e offre spunti di ordine filosofico e sociologico che possono placare la vita, nel senso di renderla più ordinata, quasi in ubbidienza a quel proverbio millenario di "mens sana in corpore sano".