Anno XVI-N.09-2000

 

 

 

 

 

Luisa Miccoli

E' sempre utile uscire dal proprio campo di sapere specifico nel quale gli interessi professionali ci convogliano e seguire i percorsi della ricerca in settori completamente diversi, per meglio riuscire a leggere e ad interpretare i nostri tempi.Con questo spirito incontriamo la d.ssa Giulia Lami, studiosa di storia dell'Europa Orientale per parlare con Lei del suo ultimo libro, edito da Franco Angeli, nel quale - in collaborazione con la d.ssa Angela Giustino Vitolo - ha approfondito la vita e il pensiero di A. N. Berdjaev.Dottoressa Lami, chi è Berdajev?

Nikolaj Aleksandrovic Berdjaev nacque a Kiev nel 1874 e morì a Parigi nel 1948. E' uno degli autori russi più conosciuti all'estero, grazie al taglio religioso, esistenzialista e personalista della sua filosofia. Gli studi che lo riguardano hanno spesso trascurato di inquadrare il suo pensiero in una cornice storica che metta nel giusto risalto come questo intellettuale sia stato testimone e partecipe dei maggiori avvenimenti della storia russa ed europea fra il secolo XIX e XXE' questo il senso che avete dato alla vostra ricerca e al vostro libro?

Sì. La dott.ssa Giustino ed io abbiamo voluto ricollocare Berdjaev in una corretta prospettiva che spiega l'originalità della sua posizione fra "Oriente ed Occidente". Io ho ripercorso in un profilo biografico le principali tappe della vita del filosofo, dall'epoca zarista a quella della Guerra Fredda, la Vitolo ha cercato di cogliere l'essenzialità del pensiero berdjaeviano.

E' vero che Berdjaev è stato importante per la perestroika?

Altroché! Occorre ricordare che con la rivoluzione Berdjaev è costretto dalle autorità bolsceviche a emigrare, entra così a far parte di quella "Russia fuori dalla Russia" che ha tenuto vive correnti spirituali fortemente alternative all'ideologia sovietica. Così ha alimentato e favorito direttamente la perestroika. Non a caso c'è un'ampia bibliografia di titoli russi fra il 1990 e il 1995 che documenta il grande interesse per Berdjaev nell'ex Urss.

Nel panorama filosofico contemporaneo che ruolo svolge Berdjaev?

Egli si colloca tra i pensatori che più hanno indagato il problema della crisi della modernità, da Nietzsche a Camus. Il suo tentativo è stato quello di integrare la rivolta moderna in un cristianesimo rinnovato. Ancora oggi noi non siamo usciti da questa crisi, non abbiamo intravisto un nuovo orizzonte, l'inizio di un'epoca di rinnovata spiritualità mentre tutti i processi negativi della moderna società laica, tecnologica, avanzata proseguono nei modi, ma non nella sostanza, che in parte resta quella segnalata da Berdjaev. Se, dunque, dovesse sintetizzare per i nostri lettori il pensiero politico di questa figura così anomala nella storia del pensiero russo, che cosa ci direbbe? Secondo Berdjaev il comunismo e il capitalismo sono ugualmente espressione della fine della società moderna e come tali sono fenomeni patologici: entrambi negano il valore della persona entrambi sono atei e materialisti e quindi disumani e disumanizzanti.

Prima di tutto esiste la persona come centro di valori e di diritti, poi una società giusta per questa persona ed infine la scelta della forma politica, che non è detto sia sempre quella democratica.

Certo con queste idee sarà stato considerato di destra dalla sinistra e di sinistra dalla destra! Già. In realtà il suo pensiero esce da questi schemi per il suo forte presupposto religioso.

In che senso?

In poche parole se dio muore, muore l'uomo e a quel punto è indifferente che questo succeda sotto un regime comunista o democratico, all'est o all'ovest, sotto Hitler o sotto Stalin. E' proprio questo il punto centrale della sua speculazione.

Questo russo così inquieto nella vita e nelle idee quale tipo di rapporto ha avuto con la sua Russia?

Bella domanda. Per Berdjaev esiste una Russia spirituale che non è quella zarista né quella sovietica, una Russia che egli ama e di cui desidera una rinascita. Nell'ottica religiosa con cui vede la storia, non pensa che il comunismo, lo stalinismo possano essere confitti con le armi, interne o esterne, ma solo per la forza di un rinnovamento spirituale.

Questo è stato il messaggio forte che Berdjaev ha regalato alla generazione della perestroika ed il motivo per cui è diventato "di moda" nel suo paese.

Che conclusioni avete tratto, lei e la d.ssa Vitolo, su questo uomo che ha vissuto in prima persona tutto il travaglio della storia contemporanea?

Ci resta l'impressione di un uomo di grande coraggio spirituale e morale, di grande cultura e capacità intellettuale che ha accettato fino in fondo il compito di fare filosofia, per non dover riflettere sulle grandi questioni dell'esistenza.

La ringraziamo per questo piacevole incontro. Grazie a lei l'illustre N.A. Berdjaev è più vivo ed attuale che mai, nel suo desiderio di non rimanere prigioniero di una storia troppo spesso piccola ed ingiusta.