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E' sempre utile uscire
dal proprio campo di sapere specifico nel quale gli interessi professionali
ci convogliano e seguire i percorsi della ricerca in settori completamente
diversi, per meglio riuscire a leggere e ad interpretare i nostri tempi.Con
questo spirito incontriamo la d.ssa Giulia Lami, studiosa di storia
dell'Europa Orientale per parlare con Lei del suo ultimo libro, edito
da Franco Angeli, nel quale - in collaborazione con la d.ssa Angela
Giustino Vitolo - ha approfondito la vita e il pensiero di A. N. Berdjaev.Dottoressa
Lami, chi è Berdajev?
Nikolaj
Aleksandrovic Berdjaev nacque a Kiev nel 1874 e morì a Parigi nel 1948.
E' uno degli autori russi più conosciuti all'estero, grazie al taglio
religioso, esistenzialista e personalista della sua filosofia. Gli studi
che lo riguardano hanno spesso trascurato di inquadrare il suo pensiero
in una cornice storica che metta nel giusto risalto come questo intellettuale
sia stato testimone e partecipe dei maggiori avvenimenti della storia
russa ed europea fra il secolo XIX e XXE' questo il senso che avete
dato alla vostra ricerca e al vostro libro?
Sì.
La dott.ssa Giustino ed io abbiamo voluto ricollocare Berdjaev in una
corretta prospettiva che spiega l'originalità della sua posizione fra
"Oriente ed Occidente". Io ho ripercorso in un profilo biografico le
principali tappe della vita del filosofo, dall'epoca zarista a quella
della Guerra Fredda, la Vitolo ha cercato di cogliere l'essenzialità
del pensiero berdjaeviano.
E'
vero che Berdjaev è stato importante per la perestroika?
Altroché!
Occorre ricordare che con la rivoluzione Berdjaev è costretto dalle
autorità bolsceviche a emigrare, entra così a far parte di quella "Russia
fuori dalla Russia" che ha tenuto vive correnti spirituali fortemente
alternative all'ideologia sovietica. Così ha alimentato e favorito direttamente
la perestroika. Non a caso c'è un'ampia bibliografia di titoli russi
fra il 1990 e il 1995 che documenta il grande interesse per Berdjaev
nell'ex Urss.
Nel
panorama filosofico contemporaneo che ruolo svolge Berdjaev?
Egli
si colloca tra i pensatori che più hanno indagato il problema della
crisi della modernità, da Nietzsche a Camus. Il suo tentativo è stato
quello di integrare la rivolta moderna in un cristianesimo rinnovato.
Ancora oggi noi non siamo usciti da questa crisi, non abbiamo intravisto
un nuovo orizzonte, l'inizio di un'epoca di rinnovata spiritualità mentre
tutti i processi negativi della moderna società laica, tecnologica,
avanzata proseguono nei modi, ma non nella sostanza, che in parte resta
quella segnalata da Berdjaev. Se, dunque, dovesse sintetizzare per i
nostri lettori il pensiero politico di questa figura così anomala nella
storia del pensiero russo, che cosa ci direbbe? Secondo Berdjaev il
comunismo e il capitalismo sono ugualmente espressione della fine della
società moderna e come tali sono fenomeni patologici: entrambi negano
il valore della persona entrambi sono atei e materialisti e quindi disumani
e disumanizzanti.
Prima
di tutto esiste la persona come centro di valori e di diritti, poi una
società giusta per questa persona ed infine la scelta della forma politica,
che non è detto sia sempre quella democratica.
Certo
con queste idee sarà stato considerato di destra dalla sinistra e di
sinistra dalla destra! Già. In realtà il suo pensiero esce da questi
schemi per il suo forte presupposto religioso.
In
che senso?
In
poche parole se dio muore, muore l'uomo e a quel punto è indifferente
che questo succeda sotto un regime comunista o democratico, all'est
o all'ovest, sotto Hitler o sotto Stalin. E' proprio questo il punto
centrale della sua speculazione.
Questo
russo così inquieto nella vita e nelle idee quale tipo di rapporto ha
avuto con la sua Russia?
Bella
domanda. Per Berdjaev esiste una Russia spirituale che non è quella
zarista né quella sovietica, una Russia che egli ama e di cui desidera
una rinascita. Nell'ottica religiosa con cui vede la storia, non pensa
che il comunismo, lo stalinismo possano essere confitti con le armi,
interne o esterne, ma solo per la forza di un rinnovamento spirituale.
Questo
è stato il messaggio forte che Berdjaev ha regalato alla generazione
della perestroika ed il motivo per cui è diventato "di moda" nel suo
paese.
Che
conclusioni avete tratto, lei e la d.ssa Vitolo, su questo uomo che
ha vissuto in prima persona tutto il travaglio della storia contemporanea?
Ci
resta l'impressione di un uomo di grande coraggio spirituale e morale,
di grande cultura e capacità intellettuale che ha accettato fino in
fondo il compito di fare filosofia, per non dover riflettere sulle grandi
questioni dell'esistenza.
La
ringraziamo per questo piacevole incontro. Grazie a lei l'illustre N.A.
Berdjaev è più vivo ed attuale che mai, nel suo desiderio di non rimanere
prigioniero di una storia troppo spesso piccola ed ingiusta.
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