|
La
foresta primaria della regione amazzonica dell'Equador in migliaia di
anni ha sviluppato una biodiversità impressionante.
Ma
le compagnie petrolifere hanno scoperto immensi giacimenti di greggio
e stanno distruggendo questi ultimi bastioni incontaminati della terra.
Una delle vittime di questa violenza contro l'ambiente è il popolo degli
Huoarani.
"Hanno
cominciato con l'estrazione del petrolio a nostra insaputa", spiega
Juan Huamone, il presidente dell'ONHAE, l'Organizzazione nazionale degli
Huoarani dell'Amazzonia equadoriana. Mi riceve nel minuscolo ufficio
dell'ONHAE, a Tena, una cittadina ai bordi dell'Amazzonia. "I contratti
erano già stipulati, gli accordi già firmati", continua. Ha la faccia
rotonda di color bronzo e il corpo tozzo e muscoloso, tipico degli indiani
amazzonici. "I nostri clan afflitti dall'irruzione furono costretti
ad abbandonare i loro territori e ad andare in altre zone. Poi vennero
effettuate altre prove sismografiche e furono scoperti altri giacimenti,
questa volta nelle zone dove si erano rifugiati. Ora anche lì si costruiscono
pozzi petroliferi, oleodotti, strade, cisterne, insomma tutta l'infrastruttura
necessaria per l'estrazione. Alla fine la situazione è diventata intollerabile
e abbiamo deciso di reagire".Il primo a reagire fu Taga, il leader di
un clan di Huoarani che da sempre si oppone all'instrusione incontrollata
nei loro territori. Ha fatto sapere che i suoi guerrieri uccideranno
chiunque tenti di violare in qualche modo il loro territorio. Per dar
peso alle minacce i tagaeri hanno organizzato raid contro coloni e cercatori
d'oro, sorpresi sul lato sbagliato della linea di demarcazione. La vittima
più celebre fu il vescovo di Quito, Monsignor Labaca. Il suo corpo e
quello di Ines Arango, la suora che lo accompagnava nel tentativo di
fare attività missionaria presso gli Huoarani, furono ritrovati in un
accampamento abbandonato dei tagaeri, trafitti da dozzine di lance da
guerra. Per le multinazionali ora il territorio tagaeri è "off limits".
Prima
di ritirarsi però avevano chiesto ai militari di fare qualcosa contro
quel clan ribelle. I militari si sono rifiutati. A loro i tagaeri servono
contro eventuali intrusioni dei peruviani. "Sanno farsi rispettare",
dice Huamone con un tono di voce che tradisce invidia ed orgoglio. "Una
volta eravamo tutti come loro, guerrieri liberi e indomiti. Ora siamo
diventati pigri e troppo civilizzati per prendere in mano una lancia".
Per
centinaia di milioni di anni la grande selva primaria è rimasta in silenzio,
riproducendosi in un enorme habitat intrecciato e interdipendente. Acqua,
sale e umidità sono stati i fattori dell'ambiente amazzonico. La temperatura
media è di 28 gradi e le precipitazioni annuali vanno da 260 a 560 centimetri.
I
popoli che vivono qui, nella grande foresta, conoscono il sottile equilibrio
biologico della natura e spostandosi periodicamente permettono alla
foresta di rigenerarsi. Questo modo di coltivare la foresta è conosciuto
come "permacultura" ed è un sistema di agricoltura ecologica che crea
un ambiente sostenibile per piante e animali.
Nanto,
un altro membro dell'ONHAE, è il consigliere tribale responsabile dei
programmi educativi della tribù e si offre di accompagnarmi nella riserva.
"I missionari delle varie chiese, protestanti e cattoliche ,svolgono
una funzione d'apertura del territorio", dice, quando siamo su una canoa
motorizzata che passa rapida lungo il fiume Napa per portarci nel cuore
del territorio Huoarani. "Il problema che si è creato con i missionari
è che ci siamo abituati a viveLa foresta primaria della regione amazzonica
dell'Equador in migliaia di anni ha sviluppato una biodiversità impressionante.
Ma
le compagnie petrolifere hanno scoperto immensi giacimenti di greggio
e stanno distruggendo questi ultimi bastioni incontaminati della terra.
Una delle vittime di questa violenza contro l'ambiente è il popolo degli
Huoarani.
"Hanno
cominciato con l'estrazione del petrolio a nostra insaputa", spiega
Juan Huamone, il presidente dell'ONHAE, l'Organizzazione nazionale degli
HuoaraniSpesso in cambio di qualche pentola, fucile da caccia o sacco
di riso. Oggi, dopo una lunga battaglia legale da parte dei leader Houarani
e un tortuoso iter burocratico sostenuto da gruppi ambientalisti, è
stata applicata una legge che stabilisce che prima di poter accedere
ai territori degli Huoarani, bisogna avere il benestare del consiglio
tribale dell'ONHAE.
Venne
stabilito che il territorio è proprietà di tutti i 1560 membri della
tribù, e non dei vari clan che spesso sono in lotta tra di loro e facilmente
divisibili da interessi esterni.
Secondo
le stime ambientaliste è il Bloque 16 il pozzo petrolifero che crea
il maggior danno ecologico alla foresta e alla tribù. La situazione
è degenerata ulteriormente da quando la multinazionale Maxxus Energy
Corporation ha ceduto l'intera installazione, complessivamente 200.000
ettari di foresta vergine con 120 fori d'estrazione, alla multinazionale
YPF. La Maxxus si era resa conto che era troppo costoso operare in modo
pulito dal punto di vista ecologico. "Quelli della Maxxus volevano darsi
un'apparenza ambientalista di fronte ai loro azionisti prendendo sul
serio la salvaguardia ambientale, ma si sono resi conto che lo sfruttamento
delle risorse petrolifere non è ecocompatibile" dice Nanto. "La YPS
argentina invece massimalizza il profitto, risparmiando proprio lì dove
i gringos spendevano per minimizzare l'impatto".
Nel
'96, a causa della cattiva manutenzione di un oleodotto, cinquemila
barili di greggio finirono nel Rio Tiguino. Se il petrolio finisce nel
suolo e nella falda acquifera o se un bacino pieno di sostanze chimiche
nocive filtra o trabocca, il fatto viene quasi sempre tenuto nascosto
e il danno minimizzato. Una conseguenza ancora peggiore dell'inquinamento
è il fatto che lungo le strade aperte dalle compagnie petrolifere s'infiltrano
migliaia di tagliatori di legna, coloni che bruciano la foresta per
far posto ai loro campi di coltivazione e cercatori d'oro che contaminano
i fiumi col mercurio che serve per separare la polvere d'oro dal fango
residuo. Altri pozzi che pesano negativamente sul bilancio ambientale
della zona sono il Pozzo Amarillo della Petroequador, a Comunidad Ngugneno,
il Bloque 21, conosciuto anche come Pozzo Yuralp e il Blocco 22 della
Conoco.
Oggi
i vari gruppi che compongono il popolo degli Huoarani devono confrontarsi
con interessi economici, militari, antropologici, turistici e religiosi
che non sono in grado di gestire. Troppo grosso è l'impatto che gli
ha catapultati, nel giro di pochi decenni, dal mondo dei cacciatori
nomadi al mondo industrializzato. Il degrado causato dall'intrusione
del mondo civilizzato lo si nota in ogni accampamento Huoarani che ho
visitato. Regnano supreme sporcizia, miseria e povertà.
E
la foresta intorno al villaggio è stranamente silenziosa. Mi aspettavo
il canto dei pappagalli e le urla delle scimmie. Una volta ho sentito
un tucano, ma era distante ed era l'unico uccello grande della foresta
che ho avvistato in quasi una settimana.
Tristemente,
la "sindrome della foresta vuota" affligge l'intera regione, ed è diventata
la norma in quasi tutta la foresta amazzonica. Lavoratori affamati di
proteine perseguitano gli ultimi pecari, scimmie e daini. Migliaia di
coloni, tagliatori di legna, cercatori d'oro e minatori si nutrono quasi
esclusivamente della selvaggina che riescono a cacciare. In un solo
secolo un'area selvatica grande come un continente e abitata da centinaia
di popoli indigeni è diventata una foresta morente che aspetta il coup
de grace della sega motrice e dei fori d'estrazione.
|