Anno XVI-N°09-2000

 

 

 

 

 

Hannes Schick

La foresta primaria della regione amazzonica dell'Equador in migliaia di anni ha sviluppato una biodiversità impressionante.

Ma le compagnie petrolifere hanno scoperto immensi giacimenti di greggio e stanno distruggendo questi ultimi bastioni incontaminati della terra. Una delle vittime di questa violenza contro l'ambiente è il popolo degli Huoarani.

"Hanno cominciato con l'estrazione del petrolio a nostra insaputa", spiega Juan Huamone, il presidente dell'ONHAE, l'Organizzazione nazionale degli Huoarani dell'Amazzonia equadoriana. Mi riceve nel minuscolo ufficio dell'ONHAE, a Tena, una cittadina ai bordi dell'Amazzonia. "I contratti erano già stipulati, gli accordi già firmati", continua. Ha la faccia rotonda di color bronzo e il corpo tozzo e muscoloso, tipico degli indiani amazzonici. "I nostri clan afflitti dall'irruzione furono costretti ad abbandonare i loro territori e ad andare in altre zone. Poi vennero effettuate altre prove sismografiche e furono scoperti altri giacimenti, questa volta nelle zone dove si erano rifugiati. Ora anche lì si costruiscono pozzi petroliferi, oleodotti, strade, cisterne, insomma tutta l'infrastruttura necessaria per l'estrazione. Alla fine la situazione è diventata intollerabile e abbiamo deciso di reagire".Il primo a reagire fu Taga, il leader di un clan di Huoarani che da sempre si oppone all'instrusione incontrollata nei loro territori. Ha fatto sapere che i suoi guerrieri uccideranno chiunque tenti di violare in qualche modo il loro territorio. Per dar peso alle minacce i tagaeri hanno organizzato raid contro coloni e cercatori d'oro, sorpresi sul lato sbagliato della linea di demarcazione. La vittima più celebre fu il vescovo di Quito, Monsignor Labaca. Il suo corpo e quello di Ines Arango, la suora che lo accompagnava nel tentativo di fare attività missionaria presso gli Huoarani, furono ritrovati in un accampamento abbandonato dei tagaeri, trafitti da dozzine di lance da guerra. Per le multinazionali ora il territorio tagaeri è "off limits".

Prima di ritirarsi però avevano chiesto ai militari di fare qualcosa contro quel clan ribelle. I militari si sono rifiutati. A loro i tagaeri servono contro eventuali intrusioni dei peruviani. "Sanno farsi rispettare", dice Huamone con un tono di voce che tradisce invidia ed orgoglio. "Una volta eravamo tutti come loro, guerrieri liberi e indomiti. Ora siamo diventati pigri e troppo civilizzati per prendere in mano una lancia".

Per centinaia di milioni di anni la grande selva primaria è rimasta in silenzio, riproducendosi in un enorme habitat intrecciato e interdipendente. Acqua, sale e umidità sono stati i fattori dell'ambiente amazzonico. La temperatura media è di 28 gradi e le precipitazioni annuali vanno da 260 a 560 centimetri.

I popoli che vivono qui, nella grande foresta, conoscono il sottile equilibrio biologico della natura e spostandosi periodicamente permettono alla foresta di rigenerarsi. Questo modo di coltivare la foresta è conosciuto come "permacultura" ed è un sistema di agricoltura ecologica che crea un ambiente sostenibile per piante e animali.

Nanto, un altro membro dell'ONHAE, è il consigliere tribale responsabile dei programmi educativi della tribù e si offre di accompagnarmi nella riserva. "I missionari delle varie chiese, protestanti e cattoliche ,svolgono una funzione d'apertura del territorio", dice, quando siamo su una canoa motorizzata che passa rapida lungo il fiume Napa per portarci nel cuore del territorio Huoarani. "Il problema che si è creato con i missionari è che ci siamo abituati a viveLa foresta primaria della regione amazzonica dell'Equador in migliaia di anni ha sviluppato una biodiversità impressionante.

Ma le compagnie petrolifere hanno scoperto immensi giacimenti di greggio e stanno distruggendo questi ultimi bastioni incontaminati della terra. Una delle vittime di questa violenza contro l'ambiente è il popolo degli Huoarani.

"Hanno cominciato con l'estrazione del petrolio a nostra insaputa", spiega Juan Huamone, il presidente dell'ONHAE, l'Organizzazione nazionale degli HuoaraniSpesso in cambio di qualche pentola, fucile da caccia o sacco di riso. Oggi, dopo una lunga battaglia legale da parte dei leader Houarani e un tortuoso iter burocratico sostenuto da gruppi ambientalisti, è stata applicata una legge che stabilisce che prima di poter accedere ai territori degli Huoarani, bisogna avere il benestare del consiglio tribale dell'ONHAE.

Venne stabilito che il territorio è proprietà di tutti i 1560 membri della tribù, e non dei vari clan che spesso sono in lotta tra di loro e facilmente divisibili da interessi esterni.

Secondo le stime ambientaliste è il Bloque 16 il pozzo petrolifero che crea il maggior danno ecologico alla foresta e alla tribù. La situazione è degenerata ulteriormente da quando la multinazionale Maxxus Energy Corporation ha ceduto l'intera installazione, complessivamente 200.000 ettari di foresta vergine con 120 fori d'estrazione, alla multinazionale YPF. La Maxxus si era resa conto che era troppo costoso operare in modo pulito dal punto di vista ecologico. "Quelli della Maxxus volevano darsi un'apparenza ambientalista di fronte ai loro azionisti prendendo sul serio la salvaguardia ambientale, ma si sono resi conto che lo sfruttamento delle risorse petrolifere non è ecocompatibile" dice Nanto. "La YPS argentina invece massimalizza il profitto, risparmiando proprio lì dove i gringos spendevano per minimizzare l'impatto".

Nel '96, a causa della cattiva manutenzione di un oleodotto, cinquemila barili di greggio finirono nel Rio Tiguino. Se il petrolio finisce nel suolo e nella falda acquifera o se un bacino pieno di sostanze chimiche nocive filtra o trabocca, il fatto viene quasi sempre tenuto nascosto e il danno minimizzato. Una conseguenza ancora peggiore dell'inquinamento è il fatto che lungo le strade aperte dalle compagnie petrolifere s'infiltrano migliaia di tagliatori di legna, coloni che bruciano la foresta per far posto ai loro campi di coltivazione e cercatori d'oro che contaminano i fiumi col mercurio che serve per separare la polvere d'oro dal fango residuo. Altri pozzi che pesano negativamente sul bilancio ambientale della zona sono il Pozzo Amarillo della Petroequador, a Comunidad Ngugneno, il Bloque 21, conosciuto anche come Pozzo Yuralp e il Blocco 22 della Conoco.

Oggi i vari gruppi che compongono il popolo degli Huoarani devono confrontarsi con interessi economici, militari, antropologici, turistici e religiosi che non sono in grado di gestire. Troppo grosso è l'impatto che gli ha catapultati, nel giro di pochi decenni, dal mondo dei cacciatori nomadi al mondo industrializzato. Il degrado causato dall'intrusione del mondo civilizzato lo si nota in ogni accampamento Huoarani che ho visitato. Regnano supreme sporcizia, miseria e povertà.

E la foresta intorno al villaggio è stranamente silenziosa. Mi aspettavo il canto dei pappagalli e le urla delle scimmie. Una volta ho sentito un tucano, ma era distante ed era l'unico uccello grande della foresta che ho avvistato in quasi una settimana.

Tristemente, la "sindrome della foresta vuota" affligge l'intera regione, ed è diventata la norma in quasi tutta la foresta amazzonica. Lavoratori affamati di proteine perseguitano gli ultimi pecari, scimmie e daini. Migliaia di coloni, tagliatori di legna, cercatori d'oro e minatori si nutrono quasi esclusivamente della selvaggina che riescono a cacciare. In un solo secolo un'area selvatica grande come un continente e abitata da centinaia di popoli indigeni è diventata una foresta morente che aspetta il coup de grace della sega motrice e dei fori d'estrazione.