Anno XVI-N°09-2000

 

 

 

 

 

 

 

Paolo Ghisoni

Dirigenti e addetti ai lavori avevano affermato che, per il numero delle medaglie, Atlanta '96 sarebbe stata difficilmente eguagliabile.

A Sydney, invece, ci siamo fermati appena al di sotto della soglia americana, con un totale di 34 podi contro i 35 della precedente edizione. Sono stati soprattutto gli ori, 13 come ad Atlanta, a scatenare l'entusiasmo per la spedizione italiana alle ultime Olimpiadi del millennio.

Va premesso che i venti giorni vissuti all'ombra dell'evento australiano hanno riservato emozioni forti nelle discipline dove non partivamo coi favori del pronostico. Mentre le cosiddette "roccaforti" azzurre, quelle da cui ci attendevamo dei successi, hanno francamente lasciato l'amaro in bocca.

Partiamo proprio da queste discipline, dagli sport in cui la palla rotonda, come recita un vecchio detto, può giocare brutti scherzi.

Un poker di medaglie al maschile quasi certe è diventato così una delusione cocente, soprattutto per calcio, basket, pallanuoto. Si è salvata, per così dire, la nazionale azzurra di pallavolo, capace di reagire dopo la secca sconfitta in semifinale con gli iugoslavi, superando l'Argentina nella finale per il bronzo. L'undici calcistico ha rimediato invece contro la Spagna nei quarti una sconfitta nei minuti finali. Eravamo a Sydney con un gruppo campione d'Europa under 21 in carica e le aspettative erano indubbiamente elevate. Non essere entrati nemmeno tra le prime quattro,oltre a confermare la nostra tradizione negativa ai Giochi , ha forse regalato ai nostri connazionali australiani l'amarezza più grande nella disciplina più attesa.

Nella pallanuoto il "settebello" di Rudic era atteso alla conferma dell'oro conquistato ad Atlanta, ma anche in questo caso è arrivato lo stop nei quarti contro l'Ungheria, in un match passato agli onori delle cronache per una mega-rissa in vasca che ha visto gli azzurri reagire prima alle provocazioni avversarie e quindi ai presunti torti arbitrali.

Di errori ce ne sono stati e parecchi, anche nei minuti finali di un altro quarto maledetto, quello del basket, che ci vedeva impegnati contro la nazionale di casa. Potendo vantare il titolo di campioni continentali in carica, puntavamo al podio dietro gli imprendibili Stati Uniti del Dream Team. La sconfitta, per soli tre punti, con l'Australia lascia invece ancor più rammarico per il fatto che in finale a giocarsi l'oro ci sia andata quella Francia da noi dominata nel girone di qualificazione.

Detto delle delusioni, ecco le grandi gioie, vissute da gran parte degli italiani ad orari improponibili, vista la differenza di fuso orario.

Il nuoto l'ha fatta da padrone contro ogni aspettativa visto che da anni non vincevamo medaglie nelle specialità in piscina.

Fioravanti e Rosolino sono i due nomi che l'Italia delle notti di Sydney ricorderà a lungo per le loro imprese in vasca, così come le pagaiate possenti del quattro di coppia con ancora un Abbagnale, Agostino, insieme a Galtarossa, Raineri e Sartori, sul tetto del mondo insieme ad un altro campione d'Atlanta, Antonio Rossi, in coppia con Bonomi, pronto alla conferma nella canoa.

E poi gli ori di Giuseppe Maddaloni, nel judo, e della spada a squadre con Mazzoni, Randazzo, Milanoli e Rota.

Passando all'ex "sesso debole", dalle ragazze sono arrivati infatti ben 6 allori assoluti, quasi la metà del bottino totale ma esattamente il doppio rispetto alle ultime edizioni. Mai in un'Olimpiade il rosa aveva dominato in questa misura: Belluti, Vezzali, Pezzo, Trillini, Bianchedi, Sensini e proprio in chiusura Josepha Idem hanno mostrato che anche le ragazze hanno una scorza dura da scalfire e voglia di sacrificarsi.

A Sydney, soprattutto grazie alle loro imprese, abbiamo accarezzato il sogno di superare le 35 medaglie complessive centrate ad Atlanta. Una marcia inizialmente impetuosa, frenatasi di colpo nel momento in cui il citato poker degli sport con palla annessa naufragava, ma ripresa in extremis con le vittorie finali nel bacino di Riperth.

Chiudiamo dunque a 34, a due medaglie dal record assoluto di Los Angeles '32 e Roma '60 e per una manciata di argenti manchiamo il sorpasso sulla Francia, eterna nemica e rivale storica.

Il settimo posto finale riconsegna però agli italiani l'orgoglio di essere tornati una potenza sportiva.

Lontana dalle misere 14 medaglie complessive di Seul '88 e vicinissima al record di 14 ori di Los Angeles '84, quando però il boicottaggio del blocco orientale ci rese le cose molto più facili.

Alla prossima edizione, Atene 2004, con l'augurio che la longitudine e il clima quasi casalingo ci portino altrettante soddisfazioni.