
| Sono
più di due mesi che i limiti del “sistema giapponese” sono emersi
in tutta la loro entità ed altrettanto note sono le conseguenze
che ne sta subendo l'economia del Sol Levante e dei paesi con essa interdipendenti.
Sono mesi che acquista crescente evidenza la crisi finanziaria (ma anche industriale) che coinvolge con il Brasile il Sud-America. Sono molti e molti mesi che i soldati e gli operai...non percepiscono la paga per il dissesto nei conti di quello stato, dissesto che ha portato alla quasi destituzione di...ed all'insediamento di un governo di coalizione con i neo-comunisti. Sono mesi che il “giù” e poi il “su” e poi il “più giù” (ecc. ecc.) delle borse brucia migliaia di miliardi di patrimoni. Oggi, finalmente, sembra che il Fondo Monetario Internazionale abbia preso coscienza e conoscenza di ciò che accade. Oggi il FMI lancia un monito: attenzione, siamo alle soglie di una recessione. Come dire, mutuando l'antico proverbio, “uomo avvisato mezzo salvato”. Il Fondo suggerisce ai cosiddetti Paesi industrializzati (Stati Uniti, Canada ed Europa) di abbassare i tassi di interesse. Per evitare il diffondersi di una crisi di portata mondiale, è sufficiente una manovra monetaria. Per ridare vitalità ai commerci, è sufficiente “limare” il costo del denaro? Se così dicono gli “esperti”, bisogna crederci. |
Resta
però il dubbio che i consumi siano contenuti perché milioni
e milioni di potenziali consumatori sono disoccupati e perciò privi
di reddito.
Come e dove riuscire a promuovere nuovi posti di lavoro è il tema dominante di una Europa che ha inseguito i “conti” e disatteso le “persone”. Cesare Romiti aveva, a suo tempo, indicato, con estrema lucidità, le conseguenze che erano connesse ad un'Europa delle monete, piuttosto che della socialità. Sia come sia, oggi è così. Elaborando i bilanci del 1997, Mediobanca, nel rapporto “Dati cumulativi di 1749 società italiane” ha annotato che nel '97 le imprese italiane avevano conseguito utili record. Se Mediobanca conducesse oggi una analoga indagine sui dati delle semestrali al 30 giugno, è molto probabile che ripeterebbe il giudizio positivo espresso sui bilanci al 31.12.97. Una attenta lettura dei bilanci al 31.12.97 consentiva di annotare che gli utili spesso (molto spesso) non erano conseguenza di un miglioramento del margine operativo (e cioè di un incremento di produttività nelle attività primarie) ma conseguivano diverse politiche nelle “Riprese”, nelle “Rettifiche”, negli “Accantonamenti” ecc., ovvero l'apporto di plusvalenze, ovvero anche di fusioni e di incorporazioni. |

| Una
analisi dei bilanci allegati alle semestrali al 30.6.98 consente di rilevare
il più che consistente apporto dei “proventi finanziari” e dei benefici
arrecati dal minore costo del denaro. Del resto lo studio di Mediobanca
sul '97 ha chiaramente evidenziato che a fronte di un balzo degli utili
del 51% si contrapponeva il modesto incremento del 6% nei fatturati. Questo
6%, al netto della svalutazione, si riduce a ben poco.
In buona sostanza, se non aumentano i posti di lavoro è anche perché in generale (lodevoli come sempre le eccezioni) i conti aziendali migliorano nella gestione finanziaria che non produce occupazione. Ciampi ed i sindacati chiedono che si ...un “patto sociale” che abbia per oggetto un riequilibrio in termini di occupazione della redditività aziendale.
|
La
formula di Ciampi è guadagnare meno sulla singola unità di
prodotto per guadagnare di più vendendo di più.
Questa formula è frutto dell'equivoco. Gli indici nel '97 e quelli che emergono dalle “semestrali” non derivano (nella maggior parte delle imprese) da un elevato margine per unità di prodotto venduto, attengono perciò in misura contenuta al fatturato. Le imprese attuano la politica dei prezzi che il mercato consente. Comprimere i listini non serve se cadono i consumi. E' banale ricordare che i consumi hanno come presupposto che i “consumatori” abbiano “potenzialità” di acquisto e “propensione” all'acquisto. In sostanza, che circolino i soldi e che ci sia fiducia nel futuro (anche personale). Con l'aria che tira nell'economia mondiale c'è poco da stare allegri. |
| Leadership
Medica®
Copyright 1997© All Rights Reserved |