Dopo appena sei mesi dall'annuncio dato il 15  aprile, il Credito Italiano ed il Gruppo Unicredito hanno dato vita al primo gruppo bancario Italiano per redditività, ovvero Unicredito Italiano. 
Un progetto alquanto innovativo che vede per la prima volta in Italia la partecipazione di ben cinque importanti istituti di credito, quali Banca CRT, Cariverona e Cassamarca (che fanno parte di Unicredito), Credito Italiano e Rolo Banca 1473 (di cui il Credit è il principale azionista).  
Bastano poche cifre per rendersi conto di quanto questa operazione sia importante: il patrimonio di Unicredito Italiano è di 12.000 miliardi, con un utile netto di 950  miliardi e ben 100.000 miliardi di risparmio gestito (dati al 31/12/97). Inoltre,se consideriamo il valore della borsa (sempre al 31/12/97), la nuova società non solo diventa il primo gruppo bancario ma addirittura la quinta in assoluto. 
Quel che è importante sottolineare è che il nuovo gruppo nasce con un ben preciso piano industriale che gli permetterà di raggiungere nel 2001 un Roe (ovvero l'indice che  evidenzia la redditività del capitale investito) del 20%. L'integrazione fra le cinque realtà, del resto, dà vita ad un gruppo di dimensione europea, dotato di una potenzialità di crescita e di redditività certamente a livelli d'eccellenza, rispetto agli standard internazionali. 
E' soprattutto in grado di creare il massimo di valore per i clienti, attraverso l'offerta di prodotti superiori nel rapporto qualità/prezzo; ai dipendenti, mediante la gestione equa e meritocratica delle opportunità di carriera e lo sviluppo dinamico delle competenze al fine di garantire motivazione e crescita professionale; agli azionisti, tramite l'elevata redditività del capitale e la crescita dei dividendi e della valorizzazione di mercato dell'investimento nel Gruppo (le cui azioni saranno presto acquistabili in Borsa), nonché per le comunità locali in cui è presente.  
Uno degli aspetti peculiari di questa operazione lo si trova proprio nell'aspetto territoriale.  
Unicredito Italiano, infatti, ha adottato il Modello Gruppo Bancario Federale Multibusiness, che consentirà di valorizzare la presenza ed il radicamento territoriale delle singole banche federate e di governare in modo unitario, attraverso una Holding operativa, le Banche e le società controllate.  
L'adozione di questo modello consente di sviluppare sinergie fra i vari soggetti, attraverso la centralizzazione della produzione, l'offerta di servizi mirati ai diversi segmenti di clientela e l'autonomia delle reti distributive.  
Le dimensioni e l'estensione territoriale del nuovo Gruppo consentiranno inoltre di adottare   
 
 
un'organizzazione basata su poli geografici di attività e di preservare un corretto equilibrio fra le componenti territoriali di origine. 
Componenti estremamente interessanti visto che il Gruppo Unicredito Italiano potrà contare sull'assoluta leadership nel settore bancario nel nord Italia.  
Appare pertanto evidente che la riuscita del piano dipenderà moltissimo dalla capacità di valorizzare le risorse umane apportate dai due Gruppi. E' per questo che, per esempio, il management della Holding è composto da risorse provenienti da tutte le unità del Gruppo ed è stato selezionato sulla base di criteri di merito e di professionalità.  
Sempre dal punto di vista del personale, Unicredito Italiano può contare sulla forza trainante di ben 36.000 professionisti che già oggi nelle oltre 2.600 agenzie (la rete più diffusa in Italia) lavorano ogni giorno per  più di 4 milioni  di famiglie e 200.000 imprese.  
La complementarietà territoriale e di business tra le diverse componenti di Unicredito Italiano riduce inoltre al minimo la necessità di interventi di razionalizzazione nelle reti distributive, mentre l'obiettivo di crescita dei ricavi richiederà il potenziamento delle strutture commerciali e lo sviluppo professionale del personale.  
Il piano industriale messo a punto dal top management prevede inoltre la razionalizzazione degli investimenti immobiliari, delle partecipazioni azionarie in altre società, un ulteriore miglioramento della politica creditizia e della qualità dell'attivo.  
Dato che nei mercati competitivi mondiali di oggi, stare fermi equivale ad indietreggiare, il piano prevede anche una fase di ulteriore crescita per rafforzare e consolidare la posizione di leadership in Italia, da un lato mediante la ricerca di possibili alleanze con importanti operatori europei in grado di generare sinergie nella realizzazione dei prodotti, dall'altro tenendo sotto osservazione, per possibili operazioni, i mercati ad alta crescita o geograficamente vicini (ad es. America Latina ed Europa dell'Est). 
           Credito Italiano
 
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